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3 ottobre 2013 4 03 /10 /ottobre /2013 15:21

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Published by Associazione Liberaggiunta
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22 febbraio 2013 5 22 /02 /febbraio /2013 15:29

In una società democratica, la forma più concreta per cambiare o migliorare la collettività è la partecipazione al voto. La non partecipazione è un approccio sfavorevole: indebolisce la società sana e fa crescere le forze negative nei confronti della ricerca del bene comune. Bisogna superare le allergie e le insoddisfazioni, anche profonde, inducendoci invece a scelte molto oculate, valutazioni attente, che solo attraverso l'espressione del voto possono portare a dinamiche democratiche e a produrre una buona politica orientata al bene comune e alla soluzione dei problemi.

 

La vita della gente è in grave difficoltà e sente che il momento è importante: da come saranno affrontate le problematiche in campo dipende la stessa tenuta sociale. E' l'ora di una solidarietà lungimirante, della concentrazione assoluta  sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione: problemi tutti che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo. “Quando - per interessi economici - sull'uomo prevale il profitto, oppure - per ricerca di consenso - prevalgono visioni utilitaristiche o distorte, le conseguenze sono nefaste e la società si sfalda".

 

Certo non possiamo che essere inorriditi da un meccanismo di partecipazione che costringe il cittadino alla sola valutazione di un simbolo piuttosto che l’interprete e comprendiamo la difficoltà di dover dar consenso ad accattivanti programmi non potendo individuarne i protagonisti. L'Italia sta soffrendo per molti motivi, ma tra i primi identifichiamo una legge elettorale che mortifica la partecipazione popolare. Una legge elettorale dove il prossimo parlamentare riceve una “nomination” attraverso una sorta di mediatica partecipazione al “grande fratello”  e con l’unzione del potente di turno.


Crediamo sia un dovere prioritario del prossimo parlamento cambiare la legge elettorale per restituire al cittadino la libertà di scelta. La partecipazione dei cittadini, già altissima col sistema proporzionale, è oggi in rapida e drammatica caduta. Sembra quasi che si lavori per ridurla ai minimi termini. Ma questa è una democrazia apparente che nasconde, poco e male, una forma di nuovo autoritarismo. È il momento di rompere la congiura del silenzio e muoversi verso l'unitarietà dei sistemi elettorali a favore dell'allineamento di tutte le consultazioni al sistema elettorale europeo che sono il punto di riferimento del nostro futuro. Senza le preferenze "c'è un potere oligarchico di fatto". La riforma della legge elettorale rappresenta un passaggio importante per eliminare la cooptazione, che schiaccia il protagonismo dei singoli, i sani portatori di una politica di servizio e caratterizza in maniera negativa l’attuale fase pratica del governo.

"Il prossimo Parlamento dovrebbe cambiare la legge elettorale e ridare la scelta ai cittadini",.

 

Noi tutti vogliamo che la politica cessi di essere una via indecorosa per il vantaggio personale o di casta. Per questo s'impongono scelte affidabili, affinché il malcostume della corruzione sia sventato.


Una società equa deve avere alla base un progetto comune nel quale siano tutelati gli interessi dei più deboli, i senza lavoro, gli emarginati, le vite malate o anziane, e vengano combattute tutte le forme di prevaricazione sociale e le precarietà che avvantaggino i pochi a discapito dei tanti. Legalità, rispetto delle regole, un orizzonte di speranza per le nuove generazioni, sviluppo diffuso, difesa della dignità umana, sono per noi valori non negoziabili. Per tutelare questi valori serve una società che funzioni e vanno condannati "gli imbrogli, i maneggi, le astuzie". Obiettivi importanti che possono essere realizzati solo con politiche nuove ed attente. Per questo i cittadini non devono disertare le urne e devono poter "esprimere il proprio voto liberamente".


La disoccupazione e l’impoverimento collettivo sono una sorta di epidemia che non trova argini, nel, mentre ci si chiede se le iniziative legislative che si sono finora succedute abbiano determinato sollievo o aggravamento. Bisogna che le competenze migliori cooperino in uno sforzo solidale affinché si possa vedere e toccare il rilancio dell’occupazione e dell’economia; valorizzare il rilancio per il quale la gente ha accettato sacrifici anche pesanti: “Il lavoro è un bene prioritario ", anche nei periodi di recessione economica", "è la nobile partecipazione dell'uomo all'opera del Creatore, consente il dignitoso sostentamento, contribuisce alla costruzione della società, esprime le potenzialità di ciascuno nell'armonia generale, genera futuro per tutti". Il diritto al lavoro tocca la dignità stessa della persona.


L’invito, dunque, è ad avere questa visione di società, di bene comune che guardi alla crescita: alla crescita economica ed alla crescita di tutte le dimensioni della persona e della società, tenendo fermo ciò che per noi è imprescindibile.


Ad un cattolico l’atmosfera di disimpegno nei confronti del mondo che ci è stato affidato non è consentita e partecipare con il voto è già un modo concreto per non disertare l’impegno a cui siamo chiamati.

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21 giugno 2012 4 21 /06 /giugno /2012 09:37

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Noi ci saremo...

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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 08:42

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Intervista al sindaco Domenico Conte

dopo un anno di amministrazione del nostro paese

a cura della redazione

 

Liberaggiunta*, ad un anno dall’insediamento, ha posto al sindaco di Palo, Domenico Conte, alcune domande sul suo rapporto con la città, la cittadinanza e l’amministrazione. Di seguito la sintesi delle risposte e le considerazioni della redazione.

 

AMMINISTRAZIONE

Domanda: Ad aprile, ossia a meno di un anno dalle elezioni, c’è già stata una crisi amministrativa, poi rientrata.  Quali i nuovi equilibri che si sono venuti a determinare all’interno del consiglio comunale?

Risposta: La crisi è addebitabile essenzialmente a squilibri interni al partito dei Moderati Popolari e a crisi di approccio al consiglio comunale, patite da vari consiglieri. La posizione di Nicola Canonico, leader del partito dei Moderati Popolari, che ha causato la crisi, in questo momento è di non-partecipazione alla vita amministrativa di Palo in quanto impegnato su vari fronti, personali e politici.

Considerazioni della redazione: L' equilibrio determinatosi oggi allora si realizza sulle attività di Nicola Canonico, il quale non appartiene però direttamente al Consiglio Comunale? Il mandato del Sindaco è nelle mani di un solo politico, probabile candidato alle regionali con una coalizione opposta a quella che oggi sostiene Conte? Libertà di azione e lealtà politica: ai lettori lasciamo la formulazione di personali considerazioni.

 

SICUREZZA

D. L’11 aprile il sindaco ha incontrato il Prefetto per discutere della sicurezza nella nostra città. Quali i risultati dell’incontro?

R. E’ stata richiesta maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, dato che Carabinieri e Vigili Urbani non riescono a tutelare adeguatamente il paese: Palo è diventata luogo di riferimento per i tossicodipendenti dei paesi limitrofi, che qui si vengono a rifornire; i furti in appartamento sono aumentati del 20%; scippi e rapine sono avvenuti anche a poca distanza dai posti di blocco; vengono incendiate auto e rubati mezzi agricoli e di lavoro; moto e auto scorrazzano a tutta velocità, gettando nel panico i cittadini. Forse un’alternanza nella locale stazione

 

 

dei Carabinieri porterebbe a nuovi e più efficaci approcci al problema.

C. Lo schieramento delle forze anticrimine e della Polizia di Stato, voluto dal Prefetto, è stato solo simbolico. Troppo poco per un paese che è sotto lo schiaffo quotidiano della delinquenza, in cui i cittadini credono sempre meno nell’efficacia delle istituzioni, tanto da non denunciare spesso i reati di cui sono vittime e accettare di pagare il “pizzo” per la restituzione dei mezzi rubati. Può servire una mobilitazione cittadina generale, anche per sollecitare una maggiore incisività delle locali forze dell’ordine? 

 

SERVIZI SOCIALI

D. Il Comune non riesce a garantire l’assistenza alle famiglie, l’assistente sociale in servizio opera da sola, l’affidamento familiare, capace di abbattere i costi dell’inserimento dei bambini in istituto, non è per nulla incentivato. Come affrontare la situazione?

R. I maggiori tagli delle risorse nazionali si sono avuti nei settori della cultura e dei servizi sociali; la conseguenza è che alle famiglie bisognose il Comune non riesce a garantire neanche il sussidio di 50 euro mensili. Grazie al Piano di zona arriverà presto una seconda figura di assistente sociale. L’assessore Minerva sta studiando in questi giorni la questione  dell’affidamento ed ha presentato una convenzione con una associazione di rilevanza nazionale.

C. La responsabilità della gestione dei servizi sociali non può ricadere solo sull’assistente sociale, ma anche sul dirigente del settore e sulla Giunta: quando si parla di bullismo, di disagio, di tossicodipendenza, di delinquenza minorile, si parla della dimensione sociale del Paese, che è cosa ben più articolata che non il singolo problema cui mettere la toppa. E nessuno può occuparsi della risoluzione dei vari problemi sociali, se non ha la piena e profonda consapevolezza di ciò che non funziona nella rete sociale.

 

VERDE PUBBLICO

D. La qualità della vita ha molto a che fare con il verde pubblico, che rappresenta anche il primo biglietto da visita di una città. La sua manutenzione è pertanto, di essenziale importanza: in che modo l’Amministrazione controlla il capitolato sottoscritto dall’azienda Agrigarden per espletare questo servizio?

R. Inizialmente sostiene che i problemi della manutenzione sono frutto di un capitolato inadeguato e di un cronico decremento delle risorse economiche a disposizione. Di fronte alle documentate repliche della redazione, dichiara che verificherà, ribadendo che per avere rapporti con l’Amministrazione, le imprese devono essere altamente professionali.

C. Agrigarden ha sottoscritto il contratto, ma ne ha disatteso molte sue parti. Ne sono prova l’abbandono in cui versa Parco Lenoci, con erba alta un metro ed alberi ammalati per la mancanza di trattamenti antiparassitari invece previsti dal capitolato; le palme di piazza Diaz, tagliate con un costo aggiuntivo per l’amministrazione nettamente superiore a quanto sarebbero costati i trattamenti per salvare le piante; la severa potatura degli alberi lungo il Viale della stazione che, secondo esperti, ha prodotto la rottura dell’asfalto e dunque ulteriori costi aggiuntivi per la comunità.

 

INCARICHI PROFESSIONALI

D.Subito dopo la sua elezione, il sindaco dichiarò che avrebbe portato dei cambiamenti alle modalità di affidamento degli incarichi professionali, ruotando gli incarichi e agendo con trasparenza. A che punto siamo?

R. Al momento l’intento non si è ancora realizzato. Se è stato istituito l’albo dei tecnici (ingegneri, architetti, geometri) e per settembre è previsto l’albo degli avvocati, tuttavia non c’è nessuna novità sulla trasparenza dell’affidamento a rotazione. La scelta di tecnici e legali viene demandata ai politici; e per tale scelta egli ha esortato a conferire incarichi a professionisti di Palo, e così si sta operando.

C. Rimane irrisolta la parte più delicata del problema, che non è tanto la costituzione degli albi, quanto piuttosto il sistema trasparente di rotazione degli incarichi. In quanto al conferimento di incarichi a professionisti di Palo, questo non corrisponde a verità, come dimostrano alcuni casi specificamente menzionati.

 

COMUNICAZIONE

D. Il Sindaco ha scelto di utilizzare Facebook per parlare della polis e dei suoi problemi con la cittadinanza palese. Perché questo tipo di comunicazione?

R. Fb è il mezzo più immediato per comunicare, fa risparmiare soldi pubblici rispetto alla comunicazione tradizionale, consente ai cittadini di dire al sindaco cose personali che per pudore non direbbero in presenza.

C. Ferme restanti le ottime potenzialità di Fb nella comunicazione di informazioni, tuttavia questa comunicazione avviene in maniera particolaristica. Inoltre Fb non è un luogo democratico, perché non tutti i cittadini palesi hanno internet; perché un “mi piace” non è un’azione politica; perché chi gestisce la pagina può operare una esclusione; perché viene incrementata la distanza del cittadino dai luoghi della politica e delle decisioni. Mettere in comune delle informazioni non può escludere la pratica del “fare politica scendendo realmente in campo” (si pensi ai Comitati non ancora mai convocati da questa amministrazione).

 

AMBIENTE

D.Presso la scuola media Guaccero (quartiere Langilana) dal 2009 è installata una centralina di Sorgenia che rileva la qualità dell’aria, misurando le emissioni di polveri sottili PM 10. Che controlli dei dati opera l’Amministrazione?

R. L’Arpa invia al Comune  i dati registrati dalla centralina, ma il Sindaco non li conosce nello specifico. Si attiverà quanto prima e se risultano superamenti dei limiti, si chiederà un incontro con Sorgenia. In ogni caso l’apporto dei cittadini all’analisi dei problemi e alla loro soluzione è fondamentale.

C. L’Arpa invia regolarmente i report mensili all’Amministrazione non solo perché li esamini, ma anche perché li faccia circolare tra i cittadini e le associazioni, cosa che non avviene. Per poter venire a capo dei superamenti del limite consentito per le polveri sottili, capire chi ne sia responsabile e chiedere soluzioni, è necessario che le misurazioni siano rilevate con le indicazioni giornaliere orarie, come si faceva in passato e come invece non si fa più. L’Amministrazione Conte non ha mai convocato la Consulta Ambientale, istituita dal sindaco Viola.

 

 

SPAZI CULTURALI

D.Mancano a Palo spazi culturali e il progetto Ri-genera, che destina l’ex asilo nido di viale della Resistenza a mansioni culturali, è da tempo memorabile in stallo. La situazione si sbloccherà in tempi brevi?

R. L’Officina Pugliese, che si è aggiudicata la gara per l'affidamento della gestione operativa del Laboratorio, ha firmato il contratto ed entro un mese al massimo ci sarà l’inaugurazione della struttura; vi saranno ospitati una sala proiezioni, un museo, un internet point, la copisteria, la cartoleria, un caffè culturale, lo sportello Informagiovani e la Biblioteca comunale.

C. Lo spazio in questione, che viene da tanto tempo annunciato alla cittadinanza, non sembra essere sufficiente a soddisfare le reali esigenze dei palesi.

 

IMMOBILISMO

D. Palo è una paese immobile: da decenni nessuna vera novità sostanziale, regna la più assoluta piattezza nella mediocrità. Il ruolo di sindaco consente di intravedere le cause di questa condizione?

R. L’immobilismo è dovuto ad una mentalità specifica dei palesi, che per il loro ristoro o relax hanno l’abitudine di cercare altrove opportunità commerciali (ristoranti, pub etc). Negli anni in cui c’erano le possibilità economiche la classe politica non ha investito in luoghi culturali, sociali e sportivi, e ora mancano le risorse necessarie. La socialità di Palo inoltre, è prevalentemente associazionistica e parrocchiale, e questo è poco.

C. E’ necessario che cittadini e classe politica proteggano quel poco che di bello e significativo c’è nella nostra città, che abitino il più possibile il territorio e ne scoprano la bellezza che pure esiste. Se si scappa sempre via da Palo, se la si snobba, la si consegna alla noia, all’abbandono, all’inciviltà, alla delinquenza. Il Parco Lenoci può rappresentare  concretamente una parabola che rischia di discendere, se l’Amministrazione non interviene a sanare alcune storture in atto.

 

*Il sindaco è stato intervistato l’8 maggio 2012 da Annalisa Bux, Giuseppe Calemma, Maria Teresa Capozza, Elisabetta Caradonna, Anna Franca Coviello, Anna Cutrone, Raffaele Debenedetto.

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17 aprile 2012 2 17 /04 /aprile /2012 08:36

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Donna “care giver”

di Annalisa Bux

 

Un curioso fenomeno degli ultimi tempi è quello che vede gruppi di donne che percorrono, di corsa o in marcia, in tenuta rigorosamente ginnica, le periferie di Palo del Colle e le strade che collegano la nostra cittadina al Borgo Auricarro, di buon mattino e non solo. Questa attività, che considero benefica ma che condivido raramente con le mie compaesane, mi offre la possibilità di avere bei momenti di relazione, di godere della bellezza del paesaggio e di consegnarvi un pensiero che spesso mi ritrovo a formulare.

Mi sono domandata in quale misura percentuale questa “attività dinamica” sia, per ognuna di loro, un modo per uscire dalle fatiche quotidiane, un modo per costruire relazioni nuove o semplicemente un modo per tenersi in forma.

Mi piace immaginare che ad un “corpo sano” si affianchi sempre una “mens sana”, capace di accostare alla cura del proprio corpo, reclamata dalla moda prevalente, una giusta ratio per bilanciare attività volte al benessere personale, alla cura della famiglia e alle attività extra-familiari, economicamente retribuite e non, secondo i canoni di una scelta libera e individuale.

Eppure questa immagine è offuscata o poco vivida per tantissime. Per il benessere fisico e dell’anima si dipende sempre più spesso da una scelta indotta e non si è sempre liberi di scegliere da cosa dipendere.

Un rapporto regionale sulla donna lo conferma e sottolinea come lei sia considerata, e si consideri, care giver, ossia “una persona che si prende cura di”, una madre moglie e figlia a tempo pieno che lascia come secondarie le scelte lavorative, e ancor più al margine le scelte di impegno sociale e civile.

Oggi le donne trovano appoggi maggiori da parte di compagni e familiari (se una famiglia accanto c’è) quando scendono in campo per risanare il conto economico della azienda “famiglia”; trovano invece, poco o nessun sostegno quando scelgono di attivarsi per le realtà che hanno non un ritorno economico, ma squisitamente valoriale per sé, la famiglia e per l’intera comunità cittadina.

Abbiamo dato la parola ad alcune donne di Palo, che questa scelta valoriale l’hanno fatta, e le abbiamo intervistate.

 

 

 

“In politica se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo.

Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna” (M.Thatcher)

 

di Anna Cutrone

 

Vorrei cominciare questo mio modesto pensiero in merito all’impegno della donna in politica, chiedendomi perché per lei è così difficile la piena partecipazione alla vita sociale e politica.

All’origine c’è un dato storico, ossia il ruolo sociale assegnato alla donna da millenni: angeli del focolare, immolati sull’altare della famiglia, incapaci di condividerne la gestione neanche con i propri compagni di vita.

Ella è ostacolata dal giudizio sociale altrui, che la fa sentire in colpa per la trascuratezza dei suoi doveri familiari. Questa condizione di fondo le rende impossibile lo studio necessario per occuparsi di politica, relegandola a posizioni marginali  più confacenti al suo genere.

Moltissime donne ritengono che l’insegnamento sia una prerogativa femminile, basti pensare alla sproporzione tra il numero dei docenti uomini e il numero dei docenti donne, soprattutto nella scuola primaria.

Le pari opportunità tra uomo e donna non sono una rivendicazione femminista e nemmeno un filosofico approccio alla differenza tra sessi. La parità di genere mira ad eliminare le differenti condizioni di lavoro tra donne e uomini, le ingiuste differenze di redditi, una maggiore protezione sociale.

 L’approfondimento di questa materia è necessario per affrontare una riorganizzazione dei tempi del lavoro, dei tempi della città, della pari rappresentanza nei luoghi dove si decide la sorte del nostro paese.

L’espediente delle “quote fisse”serve a sottolineare questa realtà, ad azzerare il protagonismo politico delle donne, ponendole in una posizione subordinata. I partiti sono praticamente obbligati ad inserire nomi femminili per evitare ostacoli alla  marcia trionfante degli uomini destinati a governare.

L’Italia è il paese dove c’è la minore rappresentanza femminile nelle sedi politiche, ad es., a livello comunale, su 118.000 amministratori, solo il 18% è costituto da  donne.

Anche a Palo le scorse elezioni non hanno visto alcuna donna eletta, sebbene  oggi abbiamo due donne assessori, alle quali chiediamo di far valere maggior concretezza, capacità di sintesi, minore litigiosità, più attenzione alle politiche di genere e soprattutto di  credere nel bene comune e non in quello superficiale, individualistico ed interessato.

E’ doveroso, però, fare un mea culpa sul rapporto che le donne hanno con la politica: le donne non votano altre donne, hanno difficoltà a fare squadra e spesso si candidano donne senza alcuna preparazione, dimostrando così ai più di essere delle semplici riempilista.

Non basta pronunciare slogan a favore delle donne, non basta organizzare feste acchiappa voti: occorre conoscere la politica, imparare un linguaggio tecnico, avere un senso di appartenenza ad una terra che è la propria e per la quale si deve lottare.

Ho appreso con soddisfazione la elezione a segretario dei Giovani Democratici a Palo della sig.na Gabriella Sasso, a dimostrazione che è ora di partecipare attivamente alla vita politica e sociale del nostro paese; è ora di mettere a frutto il genio che ogni donna possiede, ciascuna con le proprie capacità e la propria professionalità.

Smettiamola di lamentarci sempre delle cose che non vanno o di mantenere nei cassetti quelle idee, quelle proposte che, se realizzate, migliorerebbero la condizione di vita di ciascuno, cominciando dalle fasce più deboli, come quella dei nostri figli.

E’ ormai tempo di diventare costruttrici attive della nostra storia.

 

L’impegno civile è donna?

Intervista a Maria Teresa Capozza (M.T.) e Anna Franca Coviello (A.F),

dei movimenti “No alla discarica”  e “Acqua bene comune”

 

di Ottavia Grassi

 

D. In cosa è consistito il vostro impegno civile a Palo?

M.T. Quando nel 2009 la Lombardi Ecologia ha presentato il progetto di discarica di rifiuti speciali nella cava Di Maso, io ed altre persone ci siamo messi a studiare i documenti per capire se le procedure venivano rispettate e cosa avrebbe comportato questa discarica per il paese e per i cittadini. Così è sorto il comitato “No ALLA DISCARICA”. Abbiamo presentato le nostre osservazioni in una affollatissima assemblea pubblica prima e alla Regione Puglia dopo. Queste motivazioni sono state accolte ed alla fine la discarica non si è più realizzata.

A.F. Negli anni 2010 e 2011 lo zoccolo duro del comitato “NO ALLA DISCARICA” ha aderito al comitato nazionale “ACQUA BENE COMUNE”. Il nostro impegno è cominciato prima mettendoci in contatto con i vari gruppi provinciali, poi sensibilizzando tutti i cittadini Palesi, con riunioni, gazebo e volantinaggi e raccogliendo le firme per ottenere il referendum nazionale. Ovviamente nel 2011 abbiamo continuato fino a giugno, quando il referendum è stato vinto.

 

D. In che modo avete vissuto  questo impegno come donne e cittadine?

M.T. Lavorando nel comitato “No alla discarica”, ho avvertito nei cittadini da un lato una forte rassegnazione di fronte ai poteri forti della politica e dell’economia, dall’altro una forte rabbia per non essere stati mai informati sull’argomento. Io ero fra quelli che erano convinti che avevamo il diritto di replicare e dovevamo farlo studiando le carte, perché lamentarsi  a vuoto non serve a niente. In questo non faceva differenza l’esser donna o uomo.

A.F. Io come donna e cittadina ho sentito l’ impegno nel movimento “Acqua bene comune” proprio come un diritto – dovere da esercitare e mi ha commossa la partecipazione dei cittadini, i risultati ottenuti e il sentirmi parte di un processo nazionale tanto sentito, quanto ben organizzato.

 

D. In che percentuale si riscontrava una presenza femminile nel movimento?

A.F. Nel movimento “Acqua Bene Comune” si è vista una maggiore presenza di donne, donne che esprimevano la voglia di esercitare la propria cittadinanza attiva. Penso che trattandosi dell’acqua pubblica, le donne sentivano l’argomento più vicino o forse anche più legittimo, perché addirittura esistenziale. Era un altro atto di tutela della donna verso la propria famiglia e quindi si sentivano più libere di prendere posizione.

M.T. Nel comitato “No alla discarica”, invece, c’era più presenza maschile, forse perché quel problema era sentito come più “politico” e pertanto ricadeva negli ambiti che un clichè culturale maschilista che riserva gli spazi della politica solitamente agli uomini.

 

D. Nell’ambito di questi movimenti avete mai avvertito rivalità tra voi donne?

(Sorridono) A.F. Non c’è stata proprio nessuna rivalità, anzi una fortissima collaborazione! Ci ha caratterizzato lo spirito femminile che mira all’obiettivo e non alla scena.

M.T. Se qualche “prima donna” c’è stata, era uomo!

 

D. Secondo la vostra esperienza , nell’ambito dell’impegno civile la donna opera in maniera diversa dall’uomo?

M.T. Secondo me la donna è fornita di uno spirito di concretezza maggiore e ha una capacità organizzativa più spiccata.

A.F. A mio parere, la donna è più focalizzata sull’obiettivo da perseguire e si perde meno in chiacchiere.

 

D. Secondo voi la presenza femminile ha portato un valore aggiunto a questo impegno?

M.T. Nella vicenda della discarica direi che il valore aggiunto femminile è emerso soprattutto nelle fasi di frizione tra i membri del comitato, ammortizzandole. Inoltre le donne che hanno partecipato non erano persone dal volto noto, identificabili con schieramenti politici, e forse anche questo ha contribuito alla credibilità del gruppo.

A.F. Secondo me, la massiccia presenza femminile all’interno del movimento dell’acqua ha favorito l’opera di sensibilizzazione, forse perché all’interno di un banchetto o nell’ambito del volantinaggio era percepita come più rassicurante.

 

D. Secondo voi, una donna può conciliare la cittadinanza attiva con gli impegni familiari ed il  lavoro?

M.T. Se la donna entra nell’ottica che la cura della propria famiglia passa anche attraverso la cura della comunità, ha la forza per stirare una camicia di meno senza sensi in colpa. Insomma, se io come donna mi occupo della qualità dell’aria del mio paese, sto già facendo il bene della mia famiglia.

A.F. Sì, purché la donna abbia una forte motivazione personale e accanto ci sia un partner ugualmente sensibile e consapevole.

 

D. Cosa c’è nel cuore pulsante dell’impegno civile delle donne?

M.T.  Io direi l’esigenza di vedere rispettati i propri diritti

A.F. Secondo me, c’è l’istinto, tipicamente femminile, di prendersi cura di tutto ciò che è vita.

 

 

Al servizio della donna

di Elisabetta Caradonna

 

Il ruolo della donna all’interno della società ha subito negli ultimi anni cambiamenti enormi e tali da permetterle di ottenere l’uguaglianza giuridica nei confronti dell’uomo; nella realtà tuttavia ciò non è del tutto scontato.

È quanto accade anche a Palo del Colle, dove le donne, lavoratrici, madri, figlie, affrontano quotidianamente molte difficoltà.

In questo contesto le istituzioni locali giocano un ruolo decisivo: un sistema di welfare efficiente agevola la parte più debole della società, dunque basterebbe incrementare la quantità e la qualità dei servizi a sostegno della maternità, delle famiglie e delle lavoratrici. L’obiettivo è quello di favorire la conciliazione della vita familiare con quella professionale, come l’anticipo del servizio mensa nelle scuole; la rimodulazione della fasce ISEE, con un maggior numero di scaglioni, in modo da considerare le reali possibilità di partecipazione alla spesa; l’apertura di asili nido comunali. A ciò si aggiunga la creazione di percorsi formativi qualificanti che ne favoriscano l’entrata nel mondo del lavoro.

In ultimo, ma non meno importanti, sono i servizi dedicati al benessere della famiglia, che partono anche da una riqualificazione degli spazi dove i bambini si incontrano e giocano, e arrivano ad offerte culturali che aiutino la  loro crescita ed educazione.

Tutto ciò porterebbe Palo del Colle ad avere una prospettiva di sviluppo durevole e sostenibile.

La crisi economica e il clima di austerity nel quale le amministrazioni comunali vivono, possono sembrare un ostacolo insormontabile, ma proprio la risorsa donna e il suo potenziale sono fondamentali per il superamento della crisi ed il rilancio dell’economia locale.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

A fronte della vita reale in cui le donne manifestano tutta la loro pienezza di persone, che rappresentazione della donna si ha nei media italiani? Alla donna-oggetto, alla bellezza femminile strumentalizzata, a come questo modello “made in TV“ influenzi la vita quotidiana di uomini e donne è dedicato il libro di LORELLA ZANARDO, Il corpo delle donne, Feltrinelli 2010, pp. 205. L’opera segue l’omonimo video (25’), scaricabile liberamente da www.ilcorpodelledonne.com. Tutto il pacchetto è vivamente consigliato (almeno) alle donne ed agli uomini al di sotto dei 40 anni.

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8 marzo 2012 4 08 /03 /marzo /2012 10:49

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Palo...quattro mesi di ordinaria follia

di Raffaele De Benedetto

 

24/11/2011

Arrestato 19enne con 26 grammi di hashish.

04/12/2011

Sorpreso con 100 grammi di droga.

15/12/2011

Traffico di droga dalla Spagna: 16 arresti.

29/12/2011

Tentano di rubare tre auto in sosta, arrestati.

05/01/2012

Spacciava stupefacenti a casa: in manette pregiudicato.

09/01/2012

Ripuliscono un fondo. In manette due ladri d'olive.

14/01/2012

Tenta il furto di un’auto: arrestato 32enne.

 

18/01/2012

Spacciava hashish, arrestato 18enne.

28/01/2012

Ondata di rapine a stazioni servizio, supermercati, banche

30/01/2012

In manette per aver derubato una giovane prostituta.

11/02/2012

Tentano il furto di un’auto: uno arrestato, l’altro riesce a fuggire.

12/02/2012

In auto armati di pistola, arrestati due 20enni.

20/02/2012

Spaccio di eroina nell’abitazione di una donna 59enne.

 

 

Dichiarazioni e testimonianze

 

Rapine ai negozi

“E’ stato tutto così veloce - ” dice un testimone ancora scosso - “ ormai abbiamo paura di tutto e di tutti, i rapinatori non temono più niente e nessuno.”

 “E’ stato un attimo” dice la signora Fiore nemmeno il tempo di respirare, hanno preso i soldi e si sono dileguati”. “Ora resta tanto spavento” dice la signora” ogni volta che entra qualcuno ho sempre paura.”

 

Sicurezza nelle campagne

Dice il comandante delle guardie campestri, Vito Totorizzo: “C’è bisogno di collaborazione, il territorio è vasto, abbiamo sventato tre furti e fermato un cittadino di un paese vicino”.

 

Sicurezza

Dall’opposizione, lancia un appello Rocco Guerra, Udc:  “La sicurezza è una problematica scottante per il nostro paese, la gente è preoccupata e tocca a noi dare una risposta concreta. Abbiamo chiesto più volte alla maggioranza di affrontare e approfondire al più presto questa emergenza sociale, non solo in Consiglio ma coinvolgendo le forze dell’ordine, le associazioni di categoria,  di volontariato e l’intera cittadinanza  per cercare una soluzione a medio-lungo termine per ridurre l’entità del fenomeno.”

 

Quattro macchine in fiamme

Dice  un testimone: “eravamo per strada, abbiamo sentito dei rumori e visto le fiamme divampare all’interno dell’abitacolo della Clio. Abbiamo fatto in tempo ad avvertire le persone che abitavano nello stabile.”

 

Pistola in pugno aggredisce una coppietta e fugge con mille300 euro

Dice il ragazzo, 23 anni: “Ho sentito una persona bussare al finestrino e, dopo aver attratto la mia attenzione, ha armato la pistola puntandomela al viso.”
“In tutta questa storia, ciò che fa più male è l’indifferenza della gente” - dice sconfortato il papà della vittima - .  “Mio figlio, sanguinante, ha chiesto aiuto ma nessuno ha voluto dar loro una mano. Li hanno lasciati abbandonati in quel parcheggio, al buio, soli con i loro guai.”

 

Usano autogru per rubare un bancomat

 “Era tutto devastato” dice un giovane lavoratore che passava alle prime luci dell’alba per andare a lavorare. Dice: “Mi sono imbattuto in una immagine violenta che mi fa ancora paura.” 

 

La campana dell’Auricarro non suona più. E’ stata rubata

 “Il problema non è più solo il furto – il commento di don Giosy Mangialardi – non c’è più rispetto per ciò che è sacro e per il nostro, inestimabile, patrimonio artistico e culturale.”

 

Intervista al Sindaco, “ufficiale di governo” per l’ordine e la sicurezza

di Mariateresa Capozza

 

D. Sindaco, qualcuno considera Palo come il “ventre molle” dell’entroterra barese, il luogo dove tutto può succedere perché nessuno reagisce, dove tra furti, spaccio di droga, atti vandalici e sfruttamento della prostituzione, la soglia della legalità si sta rapidamente abbassando. Lei cosa ne pensa?

R. Sono totalmente d’accordo! E ci tengo a precisare che dal momento in cui sono stato eletto (NdR: maggio 2011) ad oggi, la situazione è nettamente peggiorata. Questa intervista capita proprio a proposito! Come può vedere, proprio stamattina ho richiesto un incontro con il Prefetto di Bari, poiché io credo che ormai siamo in una situazione d’emergenza.

D. Può riassumerci la gravità della situazione?

R. I furti di auto sono aumentati di una percentuale elevatissima. Ci sono furti in appartamento sia nelle ore notturne che diurne, con i proprietari addirittura in casa! Lo spaccio di droga è assai diffuso e mi riferiscono che nella stazione FAL non si può stare tranquilli per via dei numerosi tossicodipendenti che arrivano da ogni parte per comprare sostanze a Palo.

D. Quali sono le sue fonti di informazione?

R. La stampa, la Rete e più o meno ogni 20 giorni il Comando dei Carabinieri di Palo.

D. Come ha affrontato fino ad ora il problema dell’aumento dei reati?

R. Ad ottobre ho incontrato il Prefetto, in visita istituzionale a Palo e negli altri Comuni della provincia, ed ho potuto, in quella circostanza, accennare alla questione. Ho poi anche avuto contatti con il Comando dei Carabinieri di Palo e Molfetta, nonché con il Comando provinciale e la Guardia di Finanza, mirati specialmente alla tutela delle campagne. E sia detto per inciso: quest’anno i furti in campagna sono diminuiti. Nel periodo tra ottobre e novembre anche i furti in paese sono diminuiti, di notte c’erano posti di blocco e la situazione sembrava migliorata. Ma tra gennaio e febbraio le cose in paese sono precipitate fino a farsi insostenibili. Aspetto ora che il Prefetto mi riceva e mi dia indicazioni sulla strada da intraprendere; non nascondo che sarei anche propenso all’arrivo dell’esercito.

D. Perché l’esercito?

R. Per presidiare il territorio: i cittadini onesti devono sentirsi tutelati, ora come ora invece la gente ha paura di camminare per le strade, di passeggiare. Sa una cosa? Quando ero ragazzo – e parlo di soli dieci anni fa – io ed i miei amici frequentavamo piazza Diaz, e con noi lì c’erano tante altre  comitive di giovani che si fermavano a parlare di cultura, sport, studio. Oggi invece –l’ho verificato personalmente qualche giorno fa in pineta– c’è mancanza di un solido tessuto sociale, ci sono ragazzi che hanno comportamenti poco civili. Registro un abbassamento culturale dalla nostra società e questo è un serio campanello d’allarme.

D. Come spiega questa involuzione nell’arco di pochi anni?

R. Una grande responsabilità, secondo me, va data alla politica. Siamo in un momento di emergenza-lavoro, ma non stiamo riuscendo a far niente per il lavoro. Ricevo spesso ragazzi ventenni che nè hanno studiato né hanno imparato un mestiere, e cercano lavoro. Quando io andavo a scuola, i miei coetanei che non amavano lo studio frequentavano le botteghe artigianali e così hanno imparato il mestiere che oggi esercitano. Attualmente invece, tra crisi economica e controlli  della Guardia di Finanza e dell’Ispettorato del Lavoro, un fabbro o un falegname non si può permettere di assumere  apprendisti, perché i costi sono elevatissimi; di conseguenza nessuno più impara un mestiere. E che faranno mai quei tanti giovani che non hanno nessuna formazione, né teorica né pratica? Come faranno a campare fino alla vecchiaia? Saranno un peso per la società ed un serbatoio per la delinquenza.

D. Quali altri fattori complicano il quadro della sicurezza e dell’ordine pubblico, secondo Lei?

R. Il fatto che il numero delle denunce non corrisponde al reale numero dei reati, ma è nettamente inferiore. La gente a Palo ha paura di denunciare e i dati statistici sono tanto falsati verso il basso da non creare la necessaria allerta negli organi competenti! Dunque è necessario l’intervento della classe politica che sollevi il problema e lo porti all’attenzione, è necessario che il Sindaco vada a presentare  al Prefetto la situazione  reale e ne chieda l’intervento.

D. Mesi addietro c’è stato un agguato in piazza della Minerva, con sparatoria sull’affollato sagrato della chiesa Madre, che solo per un colpo di fortuna non ha prodotto vittime. Questo, insieme ad altri episodi, ha fatto parlare di un innalzamento di livello della criminalità e ha fatto puntare il dito contro i clan mafiosi che si vorrebbero spartire il territorio compreso tra Bari e Altamura. Lei crede che a Palo si debba parlare di innalzamento del livello criminale e di infiltrazioni mafiose nel nostro territorio?

R.  Non credo. Per quello che è alla mia attenzione, io credo che Palo sia interessata da microcriminalità, che paradossalmente è forse più dannosa, in quanto spaccio di droga, furti e rapine sono atti delinquenziali che colpiscono la tranquillità della vita dei comuni cittadini e delle attività commerciali.

D. Qualche giorno fa l’opposizione ha chiesto la convocazione di un Consiglio comunale e tra i punti all’ordine del giorno figura appunto la questione della sicurezza. Per quando sarà convocato il Consiglio?

R.   Intorno al 12-13 marzo. In quella sede io illustrerò quello che si è fatto, le mie idee, il mio percorso sulla sicurezza; i capigruppo consiliari verranno con me dal Prefetto ed è necessario che si facciano promotori di un’azione politica unanime, così come c’è bisogno di proposte fattive che arrivino anche dall’opposizione. Il paese ne ha bisogno.

 

 

Palo violenta: criminalità è potere

del dott. Leonardo Palmisano, sociologo e scrittore

 

Nei sistemi neometropolitani, come l’hinterland barese, convivono forme tradizionali di criminalità con nuove attività criminali. Questa convivenza, non sempre pacifica, si è manifestata recentemente a Palo del Colle più violentemente che altrove. Casi di furto con scasso, rapina in pieno giorno, furti in campagna, aggressioni, hanno funestato la relativa tranquillità di un comune dove già da tempo si annida e si concentra una vispa attività criminale di serie B. Non siamo in presenza di guerre di mala, non ancora spero, ma di un conflitto, di una guerra di rapina mossa da piccoli e medi criminali vecchi e nuovi contro la cittadinanza. Che le rapine arrivino perfino a bloccare pezzi di paese, che l’insicurezza soprattutto femminile si diffonda, che passi la paura di essere vittime di un furto violento, è un dato che porta la mia riflessione sul potere ricattatorio delle criminalità. Le diverse autonomie criminali, figlie di una sottocultura patriarcale, decidono come e quando depredare un territorio già povero in sé per tenerlo sotto lo scacco della paura. Così facendo, in questa fase di profonda crisi economica e morale, la criminalità si attesta come potere: come porzione di cittadinanza che soffoca la civiltà e tiene sotto scacco quel che resta di democratico a Palo. Ora, l’aumento del ricorso al prestito a usura in tutto il nord barese, l’uso della violenza per risolvere la povertà, l’uso sregolato dell’arroganza per imporre il governo del territorio, sono uno specchio dispotico che rilancia l’immagine di un potere che va fermato attraverso la costruzione di atti civili orizzontali. Mi domando, allora, se non sia il caso che tutti i luoghi dell’organizzazione sociale e politica non debbano cominciare a vivere la propria militanza fuori delle sedi, con i cittadini impauriti e con quelli che coraggiosamente hanno voglia di sollevare il capo e di ridare fiato alle parole della civiltà. In definitiva, è il momento di specchiarsi nella legalità e nella gioia di vivere a Palo.

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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 09:13

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Nuovi poveri tra le nuove povertà

di Leo Maggio

 

Anche a Palo è in forte crescita il numero dei detenuti agli arresti domiciliari che, per sopravvivere, bussano alle porte della Caritas. Ne parliamo con Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, una associazione impegnata nella tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale.

 

Palo del Colle, oltre ventimila abitanti e un dato su tutti: cresce in paese il numero di detenuti agli arresti domiciliari. La notizia è fornita direttamente dagli osservatori delle Caritas parrocchiali, che aggiungono ancora “nuovi poveri” alla lista del disagio e dell’emarginazione cittadina. Per capire meglio il fenomeno, ne abbiamo parlato con Patrizio Gonnella, presidente nazionale di Antigone, un’associazione politico-culturale di magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari, insegnanti e cittadini che, a diverso titolo, si interessano di giustizia penale e il cui scopo è quello di promuovere e garantire i diritti nel sistema penale italiano. Barese di nascita e romano di adozione, Gonnella è presidente di Antigone dal 2005.  La sua prima riflessione è dedicata proprio a Bari, città che soffre i tipici problemi di una grande area metropolitana. “Anche qui il sovraffollamento carcerario è forte - dice Gonnella – con conseguenze che incidono molto sulle condizioni sociali di una comunità.”

 

D. A Palo come nel resto d’Italia, è in aumento il numero dei detenuti che scontano la loro pena agli arresti domiciliari. Perché?

 

R. Dal dicembre 2010 una legge dell’allora ministro della giustizia Alfano, prevede una maggiore possibilità di allargare la detenzione domiciliare per pene inferiori ai 12 mesi. In giro per l’Italia ne hanno usufruito circa 4000 persone. Ma il dato potrebbe essere in aumento, perchè è in discussione una legge che nelle prossime settimane potrebbe estendere questo beneficio anche a detenuti che devono scontare pene inferiori ai 18 mesi. E’ l’intero sistema penale che è cambiato: agli arresti domiciliari ora si arriva non solo in alternativa al carcere, ma anche per decisione del giudice. Questo accade perché negli ultimi anni l’asse della politica repressiva si è spostato verso il contrasto delle marginalità sociali. Colpisce particolarmente le fasce deboli, già fortemente penalizzate dalla crisi economica e dalla sempre più progressiva riduzione del welfare.

 

D. I detenuti agli arresti domiciliari non hanno la possibilità (salvo rari casi concordati) di poter mettere “il naso fuori casa”.  Il problema si amplifica nei casi in cui il soggetto, essendo solo e senza alcun parente autorizzato ad entrare in casa, non sa realmente come poter vivere. 

 

R. Le condizioni economiche di un detenuto ai domiciliari dipendono sicuramente dalle disponibilità finanziare della famiglia. Se si tratta di persone con scarsi mezzi, questo “abbandono pubblico “ tende ad aumentare anche il rischio di recidiva. Ed è proprio la mancanza di integrazione con il territorio ad aumentarne le percentuali di rischio. Non esiste una rete di assistenza sociale e i Comuni intervengono solo in casi particolari.

 

D. Il problema è ulteriormente amplificato dal fatto che nessun altro, neppure un sacerdote, può recarsi all’interno della casa di un detenuto (salvo autorizzazione del giudice) per potervi portare anche un piatto caldo o una parola di conforto. Come agire?

 

R. Tutti gli attori tradizionali dovrebbero essere meno ipocriti. Soprattutto nel sistema giustizia, la persona agli arresti domiciliari è solo un numero, tutto è burocratizzato e nessuno comprende più bisogni, sofferenze e volontà di riscatto. E questi numeri, ultimamente, sono troppo alti e non si riesce più a distinguere il volontario che tende una mano, dal complice che è sempre pronto ad indurre alla recidiva.

 

D. Decine e decine di detenuti ai domiciliari si rivolgono alle Caritas cittadine. Il dato ufficiale si confonde con quello ufficioso che è molto più alto, proprio perché non possono incontrare nessuno. Qualcuno li aiuta anche di nascosto. Chiedono soprattutto viveri, ma anche di tornare a “vivere” con qualche ora di libertà concessa loro dal giudice per svolgere attività di volontariato nelle parrocchie.

 

R. Il lavoro della solidarietà cristiana parte da un sentimento profondo, ma dovrebbe essere un’intera comunità istituzionale e sociale a farsene carico. Questa situazione indica il fallimento totale del nostro sistema sociale che produce questa realtà e fa in modo che ci si affidi solo al buon cuore dei singoli.

 

 

Poveri più poveri?

di don Antonio Ruccia, direttore Caritas diocesana Bari-Bitonto

 

Si sente spesso parlare di nuove povertà della società del terzo millennio e si finisce per elencarne alcune come l’alcolismo o le tossicodipendenze, come emblema di questa nostra società, spersonalizzata e globalizzata, che stritola la personalità dei singoli, finendo per massacrare le potenzialità personali esistenti.

Senza nulla togliere a problemi come l’alcool o le droghe, leggere o pesanti che siano, e senza dimenticare i fenomeni delle malattie compulsive come lo shopping o la mania del gioco, anche legalizzata dallo Stato con l’espediente di poter attingere denaro, forse non è il caso di dimenticare le povertà dei carcerati, che sono una delle situazioni su cui non è possibile nicchiare.

Il recente intervento del Papa nella sua visita al carcere romano di Rebibbia e le pessime condizioni in cui versano le nostre “patrie galere”, devono portarci a riflettere, attentamente, su questa realtà. Nessuno di noi deve ergersi a paladino dei detenuti, che giustamente devono scontare la pena, ma è necessario annoverare  tra le nuove povertà proprio la condizione di quanti si trovano in questi luoghi.

Dalle testimonianze dirette che ho raccolto nelle visite alla Casa Circondariale di Bari e da quelle dei volontari della Caritas Diocesana che vi si recano settimanalmente per i colloqui, tutto ciò appare evidente e richiede un ulteriore dibattito.

Accanto a questa povertà è possibile individuarne un’altra, che apparentemente sembra essere meno onerosa, ma in realtà diventa in molti casi traumatica. Mi riferisco a coloro che, per disposizione del giudice, espletano la loro pena agli arresti domiciliari. Questi non hanno la possibilità (salvo rari casi concordati) di poter mettere “il naso fuori di casa”.

 Fin qui “nulla quaestio”, ma il problema si amplifica nei casi in cui il soggetto, essendo solo e senza alcun parente autorizzato ad entrare in casa, non sa realmente come poter vivere.  Si possono considerare poveri anche loro?

Il problema è ulteriormente ingigantito dal fatto che nessun altro, neppure un sacerdote, possa recarsi all’interno della sua casa (salvo autorizzazione del giudice), per potervi portare anche un piatto caldo quotidianamente o una parola di conforto. Che fare? Diventare fuorilegge?

Il ruolo della comunità parrocchiale, in questo caso, diventa fondamentale nel lavoro sinergico tra servizi sociali comunali e autorità preposte a riguardo. Sarebbe il caso, senza mettere nessuno alla gogna, che si cercassero soluzioni di solidarietà, per non far ricadere nella logica del delinquere chi, appena terminato il periodo dei domiciliari, si ritrova solo e senza nessuno. La comunità parrocchiale deve farsi carico di motivare chi vive questo problema, cercando di rinsaldare i vincoli, soprattutto con i parenti più prossimi, nella consapevolezza che anche il buon ladrone non chiese di scendere dalla croce, ma solamente di poter essere condotto in paradiso. Non è forse questa una delle sette opere di misericordia corporale che siamo chiamati a mettere in pratica? Non ritenete che essi possono essere annoverati tra quei poveri (e forse più poveri) cui nessuno presta uno sguardo di attenzione?

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

Parlare di carcere è difficile sia perché sulla detenzione in sé si moltiplicano i punti di vista, sia perché alcune testimonianze sul clima tra quelle mura sono tragicamente inquietanti, sia perché fa comodo credere che non sia una faccenda che riguardi noi che stiamo “fuori”. Per avvicinarci al tema, due libri diversi, ma complementari: LUCIA CASTELLANO, DONATELLA STASIO, Diritti e castighi. Storie di una umanità cancellata, 2009, Il Saggiatore, e  GHERARDO COLOMBO, Il perdono responsabile. Si può educare al bene attraverso il male? Le alternative alle punizioni e alle pene tradizionali, 2011, Ponte alle Grazie.

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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 08:53

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La crisi economica e la realtà locale

di Gerardo Cutrone, direttore della Banca di Credito Cooperativo di Palo del Colle

 

La crisi dell’economia reale nei paesi sviluppati, accompagnata dalle forti turbolenze sui mercati finanziari, ha avuto un inevitabile impatto sulla nostra realtà locale. Le cause della crisi riconducibili essenzialmente a due fattori:

- un eccesso di consumi, intesi non come “concime” dello sviluppo economico ma come “droga” volta a migliorare artatamente il tenore di vita della popolazione attraverso il ricorso all’indebitamento del privato e dello Stato;

- un eccesso di informazione - poco oggettiva, molto commentata e spesso pilotata verso interessi di parte -  che ha gradualmente sostituito i valori fondanti della società (famiglia e sobrietà nei costumi) con nuovi valori (danaro, status apparente).

La crisi è identitaria, con un sistema economico che ha perso la rotta e con timonieri che rispecchiano una frase di Seneca: “Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare”.

La congiuntura sfavorevole si riverbera negativamente sul nostro territorio a più livelli.

Nelle famiglie sempre più persone perdono il lavoro, l’aumento dei prezzi e l’erosione del risparmio sono continui, i tenori di vita tenuti sino ad ora non sono più sostenibili.

L’ industria ha la necessità di essere ripensata in termini di efficienza/sicurezza del lavoro, di dimensioni e di innovazione tecnologica, in una logica di profitto meno miope del passato.

Le banche devono fare drammatici conti con i bassi livelli di redditività e la necessità di rafforzare il patrimonio (Basilea 3), anche attraverso una minore assunzione di rischi. Sono stati irrigiditi, infatti, i criteri di concessione del credito e le condizioni economiche applicate alla clientela, senza raggiungere, peraltro, il dovuto equilibrio tra la redditività e il maggior livello di rischio del credito connesso alla crisi economica.

Come uscire da questa situazione? Non solo con adeguati interventi macroeconomici dei governi, ma anche con una nuova concezione della società da parte di noi tutti. Intendendo quest’ultima non come ”bene totale”, ovvero sterile sommatoria dei singoli beni di ognuno (bene economico, bene fisico, bene morale, ecc), ma come “bene comune”, ovvero come prodotto del bene apportato da ogni singolo individuo, avendo ben presente che lo sforzo collettivo viene azzerato, se anche un solo soggetto della comunità produce un bene pari a zero.

 

Palo del Colle e l’anno 2011

di Saverio Gramigna, coordinatore CGIL di Palo del Colle

 

Mi viene chiesto di fare una rapida analisi dello stato economico e sociale nel territorio di Palo del Colle a fine 2011. È intanto opportuno far presente che le mie valutazioni derivano dai tanti problemi in cui quotidianamente ci si imbatte avendo a che fare con i lavoratori e la loro vita non solo lavorativa, dico questo per allontanare qualsiasi associazione con economisti. Categoria questa verso cui non ho alcuna avversione, ma è giusto delineare i campi di appartenenza.

In secondo luogo non dobbiamo tralasciare una visione d’insieme. Voglio dire che è necessario tenere ben presente che siamo in una Crisi mondiale iniziata nel 2008, anno in cui crollarono alcuni colossi bancari americani con i crack dei fondi “sub-prime”. Questo evento trascinò con se l’intero sistema economico mondiale a seguito delle profonde interconnessioni che l’attuale economia finanziaria globalizzata ha. Da allora, a partire dagli USA, i vari Stati sono corsi ai ripari con una serie di misure atte a contenere e possibilmente contrastare gli effetti perniciosi della Crisi in atto. L’Italia in questo lungo periodo ha minimizzato l’entità della Crisi, a volta negandola e comunque tranquillizzando tutti che mai ci avrebbe toccato perchè i “nostri fondamentali sono saldi”. E invece…

Invece, nell’anno che si chiude il 2011, l’Italia ha dovuto varare ben 5 manovre finanziarie di aggiustamento dei conti pubblici. Non eravamo poi così saldi. Ciascuna di queste manovre ha via via appesantito le condizioni di vita e di lavoro della gente. La quinta Manovra appena varata, quella del Governo Monti, va a dare un colpo forse serio alla gente, specie a quegli strati sociali a reddito medio basso. Se le Manovre fin qui fatte dal Governo Berlusconi hanno a più riprese tagliato investimenti ai servizi, vedasi Scuola Sanità Servizi socio-assistenziali, blocco dei contratti nel Pubblico impiego, taglio dei trasferimenti dallo Stato agli Enti locali, la Manovra Monti è intervenuta pesantemente con tasse.

Il cocktail delle politiche di questi tre anni diventano sempre più pesanti, considerato il panorama sociale mal messo qual è quello italiano. Lo Stato, in Italia, da almeno tre anni, ha smesso di occuparsi della società nel suo insieme, offrendo il minimo indispensabile in termini di assistenza e poi lasciando che ognuno si salvi da se e come può.

Dopo questo giro largo veniamo al nostro paese. A Palo le tradizionali economie non solo non tirano più, ma sono in un momento di possibile tracollo. Il settore edilizio che è stato il volano dell’economia dagli anni ’80 in qua, si è fermato. Si riteneva che il problema fosse la mancanza di un nuovo piano regolatore, temo che la questione sia ben più ampia. I prezzi a Palo non sono più appetibili come un tempo, e un territorio così cannibalizzato, così carente di servizi e con un livello di insicurezza e inciviltà crescente, probabilmente non sarà più tanto attrattivo per chi si muove per la provincia di Bari in cerca di una casa. L’agricoltura è anch’essa povera e incapace di creare una filiera che valorizzi i prodotti locali. Negli ultimi periodi sempre più braccianti agricoli raccontano di lavori in campagna che si vanno riducendo, colture che vedono sempre meno investimenti in termini di lavoro e di innovazione. Quella che a fatica possiamo chiamare zona industriale di Palo, vede importanti insediamenti in piena crisi. Aziende che sono state di riferimento per il Paese si trascinano con mancanza di ordinativi, di liquidità, e di capacità di innovazione. Molte aziende hanno deciso di mettere i propri dipendenti in cassa integrazione, o di aprire procedure di mobilità. Temiamo che qualcuno sia tentato di licenziare e di ridurre le attività, sperando che non ci siano chiusure. Quelle aziende piccole e grandi che lavorano, magari con delle riduzioni, scontano peggioramenti delle condizioni di lavoro e/o di salario. Certamente un serio handicap per Palo è non essere entrato nel consorzio ASI, una miopia delle tante amministrazioni che non hanno lavorato per far entrare l’area industriale appunto in quel consorzio. Avrebbe potuto attirare nel tempo qualche importante investimento produttivo com’è avvenuto altrove. Temo che l’amministrazione si troverà sempre più ad essere investita dai problemi del peggioramento delle condizioni di molta gente, non avendo però, e questo va detto per correttezza, gli strumenti adeguati per affrontare una situazione sempre più degenerante. Per quel che concerne le cose possibili per l’Amministrazione, è la messa a punto dei contratti full time per due lavoratori della Lombardi Ecologia che ancor oggi sono a part-time, pur svolgendo un egregio lavoro in zona Auricarro. Pagando quanto dovuto alla Lombardi Ecologia, come da capitolato, penso che si possa stare dietro affinché, almeno questo contributo modesto ma significativo, possa essere dato ad un mondo del lavoro tanto malandato.

 

“Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”

Possibili azioni  dell’Amministrazione comunale per attraversare la crisi

di Ernesto Chiarantoni, Dirigente Coordinatore delle Politiche di Inclusione Lavorativa ASL BA

 

E’ di tutta evidenza il fatto che la politica, nazionale ed in maniera trasversale, scappa di fronte alla costruzione di un disastro affidando, in maniera pilatesca, ad un governo tecnico le sorti di un Paese da rimettere in piedi. “Sacrifici nel segno dell’equità, per combattere la crisi” è stato il motto con il quale il nuovo Governo tecnico si è insediato ma, nella manovra approvata in Parlamento, è scomparsa l’equità e sono rimasti i sacrifici. Che oltre al fatto di venir chiesti sempre agli stessi (lavoratori dipendenti e pensionati), non servono a nulla in una manovra economica fatta di tagli sugli investimenti per la crescita del Paese, dalla quale dipende la ripresa economica.

Eppure, una svolta la si sarebbe potuta dare, in un momento di crisi congiunturale costruita dai grandi capitali e, soprattutto, in un momento di crescita vertiginosa della povertà determinata dal divario fra necessità e capacità di spesa: tassando le ricchezze finanziarie liquide (che avrebbe garantito un gettito di 200 miliardi di euro invece che di soli 2 miliardi di euro), bloccando la fuga di capitali all’estero, facendo una vera lotta all’evasione fiscale, introducendo un meccanismo di defiscalizzazione delle fasce più deboli, introducendo una pesante addizionale Irpef per le case sfitte, riducendo drasticamente le spese militari.

L’orizzontalità dei tagli prodotti (che tocca la parte al di sotto della fascia dell’orizzonte) ha una ricaduta tremenda sulle Amministrazioni comunali che, in quanto istituzioni di prossimità, sono chiamate dai cittadini a fornire risposte a bisogni sempre crescenti, senza che vengano forniti strumenti anche nei casi in cui le ricchezza collettive di una comunità vi siano, ma non siano  spendibili (Patto di Stabilità).

Alle Amministrazioni Comunali non resta, quindi, che abbandonare il vecchio, inutile e mortificante sistema assistenzialistico e lavorare per costruire processi di forte coesione sociale sul territorio. In che direzione? Innescando meccanismi capaci di incrociare la domanda (di servizi) di chi ha con il bisogno di chi non ha, attivando un circuito virtuoso di incontro fra competenze e domanda, potenziando il sistema di interventi fornito dai Piani Sociali di Zona, rafforzando la rete dei servizi alle persone che, di per sé, rappresenta una economia di scambio.

Una Amministrazione comunale, soprattutto in momenti di difficoltà, si caratterizza per la capacità di produrre e sostenere sistemi che  - alimentando il processo di costruzione di opportunità -  aprano canali per far uscire dal bisogno le persone in difficoltà in maniera condivisa e partecipata, e lo facciano raccogliendo tutta la positività insita in questa emancipazione. Secondo l´ insegnamento di don Oreste Benzi, “Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”. Rispondere al bisogno è dunque, questione di giustizia sociale, e le Istituzioni sono chiamate a farlo costruendo strumenti accessibili a tutti, evitando che il territorio perda risorse, sviluppando la capacità di progettare soluzioni e rispondere a bandi e avvisi regionali, nazionali, comunitari, mettendo a valore la rete della solidarietà e dell’associazionismo locale.

 

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

 

Elena Sisti, Beatrice Costa, Le donne reggono il mondo. Intuizioni femminili per cambiare l´economia, 2010, ed. Altraeconomia, pp. 120, € 12

 

Attraverso numerosi esempi reali, dodici esperte dimostrano come dietro le disastrose scelte politiche e finanziarie degli ultimi anni ci siano sempre valori e stereotipi maschili, quali il profitto, la propensione per l’azzardo, l’avidità personale intesa come intelligenza, il successo misurato in beni e reddito. Laddove invece, prevalgono modi e valori “al femminile” – ad esempio l’orientamento al futuro, la cura e la responsabilità verso gli altri, la compassione, l’altruismo – i sistemi sociali, economici e lavorativi risultano più solidi e duraturi. Una rivoluzione pacifica da promuovere a pieni voti, insomma.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                               

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6 dicembre 2011 2 06 /12 /dicembre /2011 10:12

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Fa paura la vecchia discarica?

di Leo Maggio

 

A Palo del Colle fuma ancora la vecchia discarica di Trappeto del Principe e i rifiuti bruciano lentamente sotto una copertura precaria che ne favorisce la combustione. Veleni che quotidianamente vengono dispersi nell’aria.

Una vera e propria bomba ecologica a due passi da casa, fra immondizie, cumuli di laterizi, inerti e materiale di risulta, abbandonati tra il piazzale d’ingresso della struttura e le strade delle campagne circostanti. Le reti di protezione in alcuni punti sono state da tempo divelte. Ai piedi della discarica, “protette” da improvvisate coperture d’emergenza, due piscine che il ciclo naturale dei rifiuti riempie periodicamente di percolato, un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici

e inorganici derivanti dai processi biologici e fisico-chimici attivi all’interno delle discariche.

I lavori di sistemazione e di messa in sicurezza della discarica spettano al Comune. I lavori di manutenzione ordinaria, invece, spettano all’appaltatore del servizio di Igiene urbana, la Lombardi Ecologia che - secondo il capitolato - è anche responsabile di una serie di procedure: il monitoraggio della qualità delle acque sotterranee tramite analisi periodiche sui pozzi artesiani adiacenti alla discarica, la pulizia del piazzale e, su richiesta del Comune, il prelevamento occasionale del percolato.

Ad oggi, preoccupano non solo i lavori necessari per la messa in sicurezza del sito, non ancora effettuati, ma anche la puntualità con la quale vengono effettuate le analisi delle acque sui due pozzi artesiani. E non basta: è importante sapere anche ogni quanto tempo avviene il prelievo del percolato che si accumula nelle piscine. Operazioni queste, che se non eseguite in tempo, possono destabilizzare il territorio in maniera indelebile, con danni ambientali incalcolabili per tutta la collettività.

Da Palazzo San Domenico il comandante dei vigili urbani, Giuseppe Floriello, responsabile del servizio, assicura che è tutto sotto controllo. I serbatoi di raccolta del percolato sono due. Il primo, quello posto a valle, a sinistra dell’ingresso principale, a detta di Floriello è già stato svuotato. Nei prossimi giorni, invece, sarà svuotato anche quello posto a monte, il più grande, già interessato da un prelievo parziale nella prima decade di aprile 2011. Per quanto riguarda l’analisi dell’acqua dei pozzi artesiani – prosegue - viene eseguita ogni semestre e i risultati sono sempre stati nella norma. 

Intanto l’ingegnere Vincenzo Scicutella, responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, annuncia che l’iter per la messa in sicurezza del sito è a buon punto, e che dalla Regione sono in arrivo circa 300mila euro per portare a compimento l’annoso programma di bonifica della discarica.

Il tipo di messa in sicurezza  dipenderà molto dai livelli di inquinamento esistenti. Per questo - fanno sapere dall’Ufficio tecnico - sono state effettuate nuove analisi del terreno, dell’aria e dell’acqua. Il progetto, realizzato dall’ingegner Carmine Carella, prevede la realizzazione del capping, ossia la risagomatura del profilo con materiale inerte e il rivestimento con una geomembrana.

Un po’ di storia? Una volta chiusa la discarica perché colma, l’iter della sua messa in sicurezza e bonifica ebbe inizio nel lontano 2003 durante l’amministrazione Mugnolo, con la presentazione del relativo progetto. Dopo una lunga serie di vicende, nel 2006 arrivò dalla Regione Puglia la richiesta di adeguamento del progetto ad alcune prescrizioni, sicchè il costo previsto lievitò di circa 230mila euro.

Il Comune, che aveva nelle sue disponibilità finanziarie la prima somma prevista, pari a circa 500mila euro, ebbe difficoltà a reperire gli ulteriori fondi e l’iter burocratico tornò a bloccarsi.

La situazione è rimasta sostanzialmente ferma fino al 2010, quando la possibilità di un cofinanziamento regionale ha finalmente rimesso tutto in moto. Prossimi passi? La firma di un disciplinare con la Regione Puglia per la definizione del cronoprogramma e il bando per l’assegnazione dei lavori. Sperando che, nel frattempo, il pericolo inquinamento rimanga sempre sotto controllo.

 

Trappeto del Principe: favole e storie

di Mimmo Lattarulo

 

Non c'è mai stato nulla di tanto incontrollato quanto la cosiddetta discarica controllata di Trappeto del Principe. La sua storia? Il racconto di una bella idea che via via manipolata, diventa un'altra storia, lunga tanti, interminabili anni di verità alterate.

Per definizione, una discarica comunale è controllata se riceve esclusivamente rifiuti provenienti dal territorio di pertinenza. Essa deve essere interamente protetta con recinzione. Al suo ingresso, poi,  deve stazionare un guardiano addetto alla  registrazione in entrata del mezzo che trasporta i rifiuti, al controllo dei materiali da conferire ed alla loro pesa. E solo dopo questi adempimenti il mezzo può essere autorizzato ad entrare in discarica per sversarli. I rifiuti abbandonati vengono immediatamente ricoperti di materiale inerte proveniente da cava, e compattati. Il percolato prodotto dalla loro decomposizione viene intercettato dai succhiatoi ed una volta depurato, ritorna in discarica. Questo - a grandi linee - il ciclo controllato di una discarica controllata.

Premesso che oggi sarebbe preferibile altra modalità di smaltimento, ci interroghiamo perché quella discarica, secondo le buone intenzioni, doveva essere un buon affare per l'Ente Locale. Perché per la comunità la capienza della discarica è il valore di cui beneficia fino alla sua colmatura. Diversamente, l'Ente andrebbe a conferire i suoi rifiuti ad altra discarica privata, con aggravio di costi per il cittadino. Se ne deduce che l'investimento va tutelato assicurando che il materiale provenga dal territorio. E la pesa e la provenienza del materiale sono condizioni imprescindibili per tutelare questo interesse della comunità. Se invece altri soggetti depositano materiale estraneo al territorio, accelerando così il processo di esaurimento della discarica, il valore dell'investimento si trasferisce indebitamente dal bene comune al soggetto privato che gode di un arricchimento indebito, considerato che le quantità in gioco corrisponderebbero a cifre da capogiro.

Altro valore in discarica è la verifica della qualità del materiale conferito, adempimento posto a tutela dell'inderogabile interesse della comunità alla sicurezza, oltre che deterrente contro eventuali tentativi di abuso, sempre possibili quando la situazione è posta fuori controllo in un comparto a rischio di facili appetiti. La discarica è un territorio chiuso e protetto e pertanto se la società che la controlla fosse infedele rispetto all'interesse della comunità, sarebbe possibile che, in assenza di verifiche, si facesse entrare e si occultasse materiale non dovuto, pagato molto bene dalle ecomafie.

Cosa allora si sarebbe dovuto fare? Semplicemente completare la costruzione della discarica, ottenere il collaudo dell'opera e le autorizzazioni all'uso, procedere alla regolare gara di evidenza pubblica per la gestione della stessa e, ad esaurimento, procedere alla regolare approvazione ed aggiudicazione della messa in sicurezza del sito.

E' stato fatto? Hanno agito gli amministratori nell'interesse della comunità? Per comprendere il meccanismo ordito vediamo come ha funzionato la macchina politica ed amministrativa. E' noto che per fronteggiare situazioni di emergenza o di necessità inderogabile ed urgente è consentita l'adozione di provvedimenti con  poteri speciali che permettono di superare nell'immediato i paletti normativi ordinari. Primo passaggio della orditura è necessariamente la creazione di uno stato di necessità. Il Comune, allora, si affretta a lamentare il pericolo di una emergenza nel conferimento dei rifiuti e mette in esercizio la discarica, ancora in attesa di collaudo, con i poteri di urgenza ed in deroga provvisoria. E di conseguenza poiché sussiste la “benedetta” fretta di fronteggiare l'incombente pericolo sanitario, anche la gestione della discarica viene affidata in tutta fretta, senza gara di evidenza pubblica, diciamo per comodità "funzionale" ad una ditta dichiarata di fiducia in quanto già incaricata del servizio raccolta rifiuti.

Ma gli ispettori che visitano la discarica, riscontrano che tutti i mezzi che entrano, abbandonano i rifiuti in discarica senza alcun controllo all'ingresso; annotano che la bilancia all'ingresso è fuori uso; trovano che il materiale utilizzato per la colmatura proviene dalla retrostante vecchia cava ormai colmata e chiusa; si interrogano sulla funzionalità del sistema di intercettazione e depurazione del percolato, e tanto altro ancora. La commissione redige puntuale verbale con le dovute prescrizioni ed ingiunge al Comune l'immediato adeguamento. Il Comune assicura sempre che tutto sarà fatto, ed intanto si affretta a richiedere una nuova proroga di esercizio, perché in caso di diniego, dietro l'angolo si paventa sempre l'incombente emergenza sanitaria. Ed intanto poiché il collaudo non c'è stato - come se la colpa fosse degli ispettori!-  e non si è potuta avviare la regolare gara per la gestione della discarica, il Comune procede ad un ulteriore affidamento temporaneo di gestione alla stessa ditta di fiducia. E quando poi gli ispettori ritornano? Trovano sempre e comunque le stesse inadempienze, di cui redigono sempre ed ancora puntuale verbale. E così ricomincia all'infinito la tiritera di aggiramento delle prescrizioni.

Insomma il Comune con la sua inadempienza è causa della emergenza ed al contempo l'emergenza da esso stesso causata e mai opportunamente risolta, diventa per il Comune la ragione per poter fare in deroga tutto quel che vuole al di fuori  delle regole ordinarie.  Di fatto viene coscientemente violata la norma secondo la quale condizioni imprescindibili di atti emergenziali devono essere la imprevedibilità dell'evento, la temporaneità e provvisorietà dell'atto funzionale a fronteggiare l'immediato, e la condizione di reale urgenza della decisione.

La favoletta della emergenza è andata così avanti per tanto tempo quanto è durata la vita della nostra discarica. Si è proceduto sempre con affidamenti temporanei ed urgenti, mensili, bimestrali, trimestrali, semestrali ed addirittura molte volte, assunti in sanatoria.

Cosa ha permesso di ottenere il meccanismo orchestrato? I rifiuti in discarica hanno valore per peso ed anche per qualità. Dal momento che non vi erano né controllo né pesatura all'ingresso, è doveroso interrogarsi su quanto materiale è stato conferito nella nostra discarica, quale fosse la provenienza e quale il tipo.

Chi può risponderci? Ovviamente più nessuno. Ed allora perché farci questa domanda? Perché, secondo le valutazioni proposte da alcuni pignoli anni addietro, calcolando la portata della nostra discarica ed il conferimento medio giornaliero di rifiuti del Comune, i conti sembrerebbero non tornare, ovviamente a danno dei cittadini palesi. Oppure si sbagliano quei pignoli? Ma se così fosse, perché i nostri "comunali" avrebbero fatto tutto ciò che è stato fin qui raccontato?

 

Discarica dismessa: che ne vogliamo fare?

di Rosa Clemente, ingegnere ambientale - esperta nel settore rifiuti

 

La gestione post-operativa delle discariche è attualmente regolamentata dal D.Lgs 13/01/2003, n. 36, (“Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti) e successive modifiche. Sia questa norma che quella precedente, la Deliberazione 27/07/1984, richiedono che nella domanda di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di una discarica, siano presenti oltre al piano operativo della discarica “in vita”, anche le modalità della sua chiusura, nonché il piano di gestione post-operativa e il conseguente piano di ripristino ambientale.

Il piano di gestione post-operativa riporta la descrizione delle manutenzioni da effettuare da parte del gestore della discarica, finalizzate a garantire che - anche in tale fase - la discarica mantenga i requisiti di sicurezza ambientali previsti. Tali operazioni comprendono attività di manutenzione, recinzione e cancelli di accesso, sistema di drenaggio del percolato, rete di captazione, adduzione, riutilizzo e combustione di biogas, sistema di impermeabilizzazione sommitale, copertura vegetale, ecc.

Il piano di ripristino ambientale individua gli interventi che il gestore della discarica deve effettuare per il recupero e la sistemazione dell’area della discarica a chiusura della stessa. A tal proposito il D.Lgs 36/2003 fornisce specifiche procedure da seguire nel caso in cui il piano di ripristino preveda la ricostituzione di una copertura vegetale.

I costi di gestione post-operativa per un periodo di almeno 30 anni e di ripristino ambientale sono coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento.

Un esempio di corretta gestione post operativa? La discarica Amiat di Basse di Stura, che sorge nella zona nord di Torino, la cui attività è terminata il 31/12/2009.  Nella discarica è attivo un sistema di captazione di biogas, che viene convogliato in una centrale e trasformato in energia elettrica capace di provvedere al fabbisogno medio di quasi  40.000 utenze domestiche. E’ operativo, inoltre, un sistema di estrazione del percolato, che viene inviato ad un impianto di depurazione. A salvaguardia ambientale sono inoltre, presenti sistemi di monitoraggio delle acque di falda e del gas di discarica. Nel sito di Basse di Stura è presente anche un buon esempio di ripristino ambientale, rappresentato dalla riqualificazione ambientale della vecchia discarica, dismessa nel 1983 e riconvertita ad area verde di pregio naturalistico (Parco della Marmorina), caratterizzata da un’ampia varietà di flora e fauna ed inserita nella zona di salvaguardia del Parco Fluviale del Po Torinese.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

Strategia Rifiuti Zero: Paul Connett a Modugno

 

Invitato dall’ass. “ Modugno Città plurale”  e dall’ International Society of Doctors for the Environment, il 9 dicembre Paul Connett parlerà a Modugno (ore 17,30 presso Ist. Tecn. Comm. “T. Fiore”, via p. A. M. di Francia, 4, zona Carabinieri). Docente accademico di Chimica, Connett ha messo a punto la strategia che porta a zero la produzione di rifiuti: una serie di semplici modalità quotidiane che, assieme alla volontà politica, laddove applicate, hanno ridotto i rifiuti anche del 90% e sbarrato così la strada agli inceneritori e al loro violento impatto ambientale ed energetico. Molti sindaci dell’hinterland hanno assicurato la loro presenza, ma quella dei cittadini rimane assolutamente indispensabile.

 

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9 novembre 2011 3 09 /11 /novembre /2011 09:53

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Questione rifiuti: lontani dal fare la differenza

di Annalisa Bux

 

Un mese di ottobre, quello appena trascorso, caratterizzato da denunce e segnalazioni cittadine riguardo i disservizi dell’azienda appaltante “Lombardi  Ecologia” , e dalla rabbia dei contribuenti per l’aumento della tassa comunale sull’immondizia. E se da un lato si richiedono chiarimenti circa le responsabilità delle parti che gestiscono il servizio, di contro un urgente ed incisivo processo di sensibilizzazione è richiesto dagli operatori del servizio di nettezza urbana.  Chi svolge concretamente tale lavoro, spesso si sente vittima del sotto dimensionamento di personale e accusa stanchezza, una stanchezza anche legata a stipendi non ricevuti e alla scarsa civiltà e senso civico della popolazione,

Dal 1999, senza soluzione di continuità, l’appalto del servizio di nettezza urbana è nelle mani dell’azienda Lombardi Ecologia, che tutt’ora svolge il servizio, con proroga, dall’ultima gara vinta nel 2009.

La raccolta differenziata, regolamentata dal decreto Ronchi a livello nazionale, che oggi avrebbe dovuto ampiamente avere attuazione, è ancor ferma a soli due quartieri della nostra cittadina (Centro storico e Quartiere Auricarro). Intanto i bidoni della raccolta differenziata imperano in tutti i quartieri come mute presenze e il loro utilizzo è ancorato al senso civico di pochi e alle sommarie e/o personali conoscenze di molti sull’importanza della raccolta differenziata, a seguito delle campagne di sensibilizzazione regionali e nazionali. A tal proposito è possibile consultare il sito regionale www.rifiutiebonifica.puglia.it per conoscere i dati sui rifiuti, che il Comune di Palo del Colle invia mensilmente.

 

 

Secondo i dati aggiornati al mese di agosto 2011, la raccolta differenziata palese si attesta a kg 1.159.084,00, battuta dalla grandissima quantità di indifferenziata, pari a kg 5.854.630,00 su un totale di RSU di kg. 7.013.714,00. La percentuale di raccolta differenziata è dunque, pari al 16,526 %. Una percentuale troppo bassa!

Bisogna capire i perché di questi dati così insoddisfacenti. Bisogna intraprendere un percorso di sensibilizzazione cittadina incisiva e comprendere – amministratori e cittadini - l’importanza ecologica, sociale ed economica della “virtuosa differenziata”.

Bisogna sviluppare a più mani una pianificazione futura adeguata alla dimensione della popolazione e del territorio urbano, inserendo premialità per coloro che fanno divenire la raccolta differenziata una realtà concreta, per chi opera bene sul territorio e per i cittadini accorti.

 

 

Lombardi: disservizi da contratto

di Leo Maggio

 

L’appalto di igiene ambientale affidato alla Lombardi Ecologia srl è iniziato il 1 aprile del 2009 e si concluderà il 31 dicembre 2012. L’intera durata del servizio è di tre anni e nove mesi, un lungo periodo che, sino ad ora, ha registrato non poche polemiche da parte dei cittadini, che accusano l’azienda di essere inefficiente e di non rispettare il capitolato.

Nel corso di un’assemblea pubblica organizzata dalla Camera del Lavoro cittadina, Pietro Barile, segretario provinciale Cgil, Funzione Pubblica, Ecologia e Salute, è intervenuto per spiegare ai cittadini che, probabilmente, la causa di tanta inefficienza si trova proprio nel capitolato. Secondo Barile, infatti, alla base di tutto, vi è uno studio di settore inadeguato, che non tiene conto del tipo di paese in cui la Lombardi Ecologia si trova ad operare.

Le zone di lavoro calcolate per ogni operatore sembrerebbero sovradimensionate, per cui ad ogni netturbino spetterebbe un carico di lavoro eccessivo, impossibile da svolgere nelle sei ore di lavoro giornaliere. Secondo Barile, inoltre, neanche i mezzi meccanici sarebbero sufficienti, perlomeno considerando le vaste distanze che dovrebbero ricoprire per pulire l’intero territorio nei tempi e nei modi stabiliti dal contratto.

Per fare funzionare al meglio l’appalto, per una pulizia migliore della cittadina, per uno svuotamento sistematico dei cassonetti della raccolta indifferenziata e differenziata, per il loro lavaggio e per tutto quanto stabilito nel contratto fra Comune e Lombardi, occorrerebbe una forza lavoro di almeno 29 unità.  Nei fatti, però, fra pensionamenti, assenze prolungate e contratti part-time non ancora trasformati, la forza lavoro attiva sul territorio appare, attualmente, fortemente ridotta. Una situazione, questa, che penalizza ulteriormente i lavoratori, continuamente in difficoltà nella possibilità di usufruire di riposi settimanali e ferie. E ancora: gli operatori che fanno riposo in settimana, non vengono sostituiti! Così la zona di spazzamento assegnata rimane scoperta e il carico di lavoro del lavoratore per il giorno successivo di fatto aumenta.

In questo situazione appare sin troppo facile contare i disservizi e le inadempienze.

Un’ultima riflessione va fatta sulla raccolta differenziata. Dai dati in progetto si prevede che per la fine del 2015 sarà raggiunto l’obiettivo del 60%. Una previsione tanto rosea quanto azzardata, poiché per raggiungere questo obiettivo, occorrerà investire davvero molto, sia sul personale e sui mezzi che sulla cultura e sul comportamento dei cittadini.

 

 

Intervista al dr. Floriello (Comandante dei Vigili Urbani di Palo del Colle)

di Anna Cutrone

 

D. Comandante, per poter emettere mensilmente il mandato di pagamento in favore della Lombardi Ecologia, l’Ufficio Ragioneria del Comune di Palo del Colle ha necessità di avere il suo benestare?

R. Affinché la Ragioneria comunale possa emettere il mandato di pagamento, è necessario che il responsabile dell’Ufficio di Polizia Municipale, una volta ricevuta dalla Lombardi Ecologia la fattura relativa al canone mensile, predisponga la determina di pagamento.

D. Come è possibile che, nonostante gli innumerevoli disservizi della Lombardi Ecologia (cassonetti stracolmi, sporchi e maleodoranti, raccolta differenziata limitata a solo due quartieri, giardini pubblici mai puliti, ed altro ancora),il suo Ufficio predispone la determina di pagamento?

R. Il servizio di raccolta dei rifiuti urbani è regolato dalle norme sull’appalto, che è tipico contratto a prestazioni corrispettive. In base al capitolato speciale, approvato con delibera di Consiglio Comunale, ed al contratto di servizio, il Comune deve corrispondere nei termini il canone mensile.

            Le inadempienze contrattuali, invece, sono disciplinate dai co. 4, 5 e 6 dell’art.23 del capitolato speciale e dall’art.7 del contratto di servizio, secondo cui le inadempienze vanno contestate all’Appaltatore che potrà produrre le controdeduzioni scritte a sua difesa entro 10 giorni dalla contestazione. Nel caso in cui le controdeduzioni non siano riconosciute valide ovvero sufficienti, si applicheranno le penali previste, il cui ammontare potrà essere trattenuto sul canone del mese successivo alla definizione della controversia. Appare evidente come si instauri una lite stragiudiziale tra le parti. Alla data odierna, per alcune contestazioni formulate la Lombardi Ecologia ha addotto giustificazioni.

Quanto all’osservazione che i cassonetti si presentano stracolmi, va evidenziato che quotidianamente non viene rispettata dai cittadini l’Ordinanza sindacale che disciplina le ore del conferimento del rifiuto differenziato. Infatti giornalmente accade che subito dopo lo svuotamento del cassonetto, vengano introdotti nuovi sacchetti che impediscono l’intervento dei lava cassonetti; detta circostanza è stata accertata da questo Comando. In base alla detta ordinanza, i rifiuti indifferenziati vanno conferiti nel periodo Maggio/Settembre dalle ore 18,00 alle ore 6,00, e nel periodo Ottobre/Aprile dalle ore 16,00 alle ore 6, 00.

Le modalità di raccolta differenziata poi, sono di due tipi e precisamente del porta a porta nel centro storico e nella frazione Auricarro,  ed a travaso, cioè con il sistema dei cassonetti stradali, in tutti gli altri quartieri.

Non mi risulta infine, che i giardini non vengano mai puliti; se ciò dovesse risultare, non avrò alcuna esitazione a procedere alla contestazione.

D. Secondo lei, perché non vi è un lavoro svolto a regola d’arte da parte della Lombardi Ecologia,  e quali sono le possibili soluzioni?

R. Secondo me,  il lavoro difficilmente potrà essere svolto a regola d’arte, se non si realizza la necessaria collaborazione tra cittadino e appaltatore, attraverso l’indispensabile osservanza delle regole relative al conferimento del rifiuto nei termini e modi previsti dall’ordinanza n.1 del 4/1/2011,  che facilita l’esatto adempimento delle prestazioni a carico dell’appaltatore.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

W. MCDONOUGH, M. BRAUNGART, Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo, Blu edizioni 2003, pp. 187, € 16

 

Una vera rivoluzione, quella proposta dagli autori – un architetto ed un chimico: progettare le merci senza che queste diventino mai rifiuti! Ciò significa superare il modello  lineare “dalla culla alla tomba” (secondo cui si estraggono risorse, che sono trasformate in prodotti prima e in rifiuti poi) e imitare la natura, che invece genera i beni secondo il ciclo “dalla culla alla culla”. In tal senso tutte le merci, in ogni loro parte, vanno progettate e realizzate per entrare nelle catene alimentari di animali e microorganismi, ed essere riutilizzate nel ciclo industriale.

 

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L’Associazione LIBERAGGIUNTA è un'associazione di volontari, apartitica, che opera esclusivamente per fini di solidarietà. LIBERAGGIUNTA è la naturale conseguenza dell’esperienza nata con la Consulta Interparrochiale per le Attività Socio-Politiche di Palo del Colle e con la stessa interagisce nell’organizzare attività formative, come la Scuola di Formazione all’impegno politico.

L'associazione pone al centro della propria vita associativa la formazione e l’animazione allo spirito cristiano delle realtà familiari, ecclesiali e sociali in cui si è inseriti e lo scopo per cui si costituisce è l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza di ciascuno negli ambiti dell'impegno sociale, in particolare si propone di dar vita a momenti di formazione e di osservazione dei fenomeni, sia con l’organizzazione di incontri, l’istituzione di un osservatorio della legalità, la redazione di notiziari utili a promuovere le attività della comunità, sia la  realizzazione di un luogo di scambio per le opinioni sulle problematiche sociali, maggiormente avvertite dalla collettività cittadina. Il nostro luogo di osservazione è il territorio in cui prevalentemente operiamo, teniamo a cuore la nostra cittadina ed è per la nostra Palo che intendiamo spendere le nostre energie, utilizzando la significativa voce del notiziario per  analizzare e proporre alternative  alle problematiche che lo affliggono attraverso quella visione di carità cristiana che è fondamento  del nostro operare.

Con LIBERAGGIUNTA NEWS  non intendiamo realizzare un mezzo contro qualcosa o qualcuno, uno strumento di mera denuncia,  ma desideriamo fornire a tutta la comunità uno luogo espressivo, dove ognuno è libero di metter a disposizione di tutti le proprie esperienze, le proprie opinioni, senza steccati o barriere, sostenendo suggerimenti per il bene comune.

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