Tuesday 10 january 2012 2 10 /01 /Gen /2012 08:53

ventuno.jpg

La crisi economica e la realtà locale

di Gerardo Cutrone, direttore della Banca di Credito Cooperativo di Palo del Colle

 

La crisi dell’economia reale nei paesi sviluppati, accompagnata dalle forti turbolenze sui mercati finanziari, ha avuto un inevitabile impatto sulla nostra realtà locale. Le cause della crisi riconducibili essenzialmente a due fattori:

- un eccesso di consumi, intesi non come “concime” dello sviluppo economico ma come “droga” volta a migliorare artatamente il tenore di vita della popolazione attraverso il ricorso all’indebitamento del privato e dello Stato;

- un eccesso di informazione - poco oggettiva, molto commentata e spesso pilotata verso interessi di parte -  che ha gradualmente sostituito i valori fondanti della società (famiglia e sobrietà nei costumi) con nuovi valori (danaro, status apparente).

La crisi è identitaria, con un sistema economico che ha perso la rotta e con timonieri che rispecchiano una frase di Seneca: “Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare”.

La congiuntura sfavorevole si riverbera negativamente sul nostro territorio a più livelli.

Nelle famiglie sempre più persone perdono il lavoro, l’aumento dei prezzi e l’erosione del risparmio sono continui, i tenori di vita tenuti sino ad ora non sono più sostenibili.

L’ industria ha la necessità di essere ripensata in termini di efficienza/sicurezza del lavoro, di dimensioni e di innovazione tecnologica, in una logica di profitto meno miope del passato.

Le banche devono fare drammatici conti con i bassi livelli di redditività e la necessità di rafforzare il patrimonio (Basilea 3), anche attraverso una minore assunzione di rischi. Sono stati irrigiditi, infatti, i criteri di concessione del credito e le condizioni economiche applicate alla clientela, senza raggiungere, peraltro, il dovuto equilibrio tra la redditività e il maggior livello di rischio del credito connesso alla crisi economica.

Come uscire da questa situazione? Non solo con adeguati interventi macroeconomici dei governi, ma anche con una nuova concezione della società da parte di noi tutti. Intendendo quest’ultima non come ”bene totale”, ovvero sterile sommatoria dei singoli beni di ognuno (bene economico, bene fisico, bene morale, ecc), ma come “bene comune”, ovvero come prodotto del bene apportato da ogni singolo individuo, avendo ben presente che lo sforzo collettivo viene azzerato, se anche un solo soggetto della comunità produce un bene pari a zero.

 

Palo del Colle e l’anno 2011

di Saverio Gramigna, coordinatore CGIL di Palo del Colle

 

Mi viene chiesto di fare una rapida analisi dello stato economico e sociale nel territorio di Palo del Colle a fine 2011. È intanto opportuno far presente che le mie valutazioni derivano dai tanti problemi in cui quotidianamente ci si imbatte avendo a che fare con i lavoratori e la loro vita non solo lavorativa, dico questo per allontanare qualsiasi associazione con economisti. Categoria questa verso cui non ho alcuna avversione, ma è giusto delineare i campi di appartenenza.

In secondo luogo non dobbiamo tralasciare una visione d’insieme. Voglio dire che è necessario tenere ben presente che siamo in una Crisi mondiale iniziata nel 2008, anno in cui crollarono alcuni colossi bancari americani con i crack dei fondi “sub-prime”. Questo evento trascinò con se l’intero sistema economico mondiale a seguito delle profonde interconnessioni che l’attuale economia finanziaria globalizzata ha. Da allora, a partire dagli USA, i vari Stati sono corsi ai ripari con una serie di misure atte a contenere e possibilmente contrastare gli effetti perniciosi della Crisi in atto. L’Italia in questo lungo periodo ha minimizzato l’entità della Crisi, a volta negandola e comunque tranquillizzando tutti che mai ci avrebbe toccato perchè i “nostri fondamentali sono saldi”. E invece…

Invece, nell’anno che si chiude il 2011, l’Italia ha dovuto varare ben 5 manovre finanziarie di aggiustamento dei conti pubblici. Non eravamo poi così saldi. Ciascuna di queste manovre ha via via appesantito le condizioni di vita e di lavoro della gente. La quinta Manovra appena varata, quella del Governo Monti, va a dare un colpo forse serio alla gente, specie a quegli strati sociali a reddito medio basso. Se le Manovre fin qui fatte dal Governo Berlusconi hanno a più riprese tagliato investimenti ai servizi, vedasi Scuola Sanità Servizi socio-assistenziali, blocco dei contratti nel Pubblico impiego, taglio dei trasferimenti dallo Stato agli Enti locali, la Manovra Monti è intervenuta pesantemente con tasse.

Il cocktail delle politiche di questi tre anni diventano sempre più pesanti, considerato il panorama sociale mal messo qual è quello italiano. Lo Stato, in Italia, da almeno tre anni, ha smesso di occuparsi della società nel suo insieme, offrendo il minimo indispensabile in termini di assistenza e poi lasciando che ognuno si salvi da se e come può.

Dopo questo giro largo veniamo al nostro paese. A Palo le tradizionali economie non solo non tirano più, ma sono in un momento di possibile tracollo. Il settore edilizio che è stato il volano dell’economia dagli anni ’80 in qua, si è fermato. Si riteneva che il problema fosse la mancanza di un nuovo piano regolatore, temo che la questione sia ben più ampia. I prezzi a Palo non sono più appetibili come un tempo, e un territorio così cannibalizzato, così carente di servizi e con un livello di insicurezza e inciviltà crescente, probabilmente non sarà più tanto attrattivo per chi si muove per la provincia di Bari in cerca di una casa. L’agricoltura è anch’essa povera e incapace di creare una filiera che valorizzi i prodotti locali. Negli ultimi periodi sempre più braccianti agricoli raccontano di lavori in campagna che si vanno riducendo, colture che vedono sempre meno investimenti in termini di lavoro e di innovazione. Quella che a fatica possiamo chiamare zona industriale di Palo, vede importanti insediamenti in piena crisi. Aziende che sono state di riferimento per il Paese si trascinano con mancanza di ordinativi, di liquidità, e di capacità di innovazione. Molte aziende hanno deciso di mettere i propri dipendenti in cassa integrazione, o di aprire procedure di mobilità. Temiamo che qualcuno sia tentato di licenziare e di ridurre le attività, sperando che non ci siano chiusure. Quelle aziende piccole e grandi che lavorano, magari con delle riduzioni, scontano peggioramenti delle condizioni di lavoro e/o di salario. Certamente un serio handicap per Palo è non essere entrato nel consorzio ASI, una miopia delle tante amministrazioni che non hanno lavorato per far entrare l’area industriale appunto in quel consorzio. Avrebbe potuto attirare nel tempo qualche importante investimento produttivo com’è avvenuto altrove. Temo che l’amministrazione si troverà sempre più ad essere investita dai problemi del peggioramento delle condizioni di molta gente, non avendo però, e questo va detto per correttezza, gli strumenti adeguati per affrontare una situazione sempre più degenerante. Per quel che concerne le cose possibili per l’Amministrazione, è la messa a punto dei contratti full time per due lavoratori della Lombardi Ecologia che ancor oggi sono a part-time, pur svolgendo un egregio lavoro in zona Auricarro. Pagando quanto dovuto alla Lombardi Ecologia, come da capitolato, penso che si possa stare dietro affinché, almeno questo contributo modesto ma significativo, possa essere dato ad un mondo del lavoro tanto malandato.

 

“Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”

Possibili azioni  dell’Amministrazione comunale per attraversare la crisi

di Ernesto Chiarantoni, Dirigente Coordinatore delle Politiche di Inclusione Lavorativa ASL BA

 

E’ di tutta evidenza il fatto che la politica, nazionale ed in maniera trasversale, scappa di fronte alla costruzione di un disastro affidando, in maniera pilatesca, ad un governo tecnico le sorti di un Paese da rimettere in piedi. “Sacrifici nel segno dell’equità, per combattere la crisi” è stato il motto con il quale il nuovo Governo tecnico si è insediato ma, nella manovra approvata in Parlamento, è scomparsa l’equità e sono rimasti i sacrifici. Che oltre al fatto di venir chiesti sempre agli stessi (lavoratori dipendenti e pensionati), non servono a nulla in una manovra economica fatta di tagli sugli investimenti per la crescita del Paese, dalla quale dipende la ripresa economica.

Eppure, una svolta la si sarebbe potuta dare, in un momento di crisi congiunturale costruita dai grandi capitali e, soprattutto, in un momento di crescita vertiginosa della povertà determinata dal divario fra necessità e capacità di spesa: tassando le ricchezze finanziarie liquide (che avrebbe garantito un gettito di 200 miliardi di euro invece che di soli 2 miliardi di euro), bloccando la fuga di capitali all’estero, facendo una vera lotta all’evasione fiscale, introducendo un meccanismo di defiscalizzazione delle fasce più deboli, introducendo una pesante addizionale Irpef per le case sfitte, riducendo drasticamente le spese militari.

L’orizzontalità dei tagli prodotti (che tocca la parte al di sotto della fascia dell’orizzonte) ha una ricaduta tremenda sulle Amministrazioni comunali che, in quanto istituzioni di prossimità, sono chiamate dai cittadini a fornire risposte a bisogni sempre crescenti, senza che vengano forniti strumenti anche nei casi in cui le ricchezza collettive di una comunità vi siano, ma non siano  spendibili (Patto di Stabilità).

Alle Amministrazioni Comunali non resta, quindi, che abbandonare il vecchio, inutile e mortificante sistema assistenzialistico e lavorare per costruire processi di forte coesione sociale sul territorio. In che direzione? Innescando meccanismi capaci di incrociare la domanda (di servizi) di chi ha con il bisogno di chi non ha, attivando un circuito virtuoso di incontro fra competenze e domanda, potenziando il sistema di interventi fornito dai Piani Sociali di Zona, rafforzando la rete dei servizi alle persone che, di per sé, rappresenta una economia di scambio.

Una Amministrazione comunale, soprattutto in momenti di difficoltà, si caratterizza per la capacità di produrre e sostenere sistemi che  - alimentando il processo di costruzione di opportunità -  aprano canali per far uscire dal bisogno le persone in difficoltà in maniera condivisa e partecipata, e lo facciano raccogliendo tutta la positività insita in questa emancipazione. Secondo l´ insegnamento di don Oreste Benzi, “Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”. Rispondere al bisogno è dunque, questione di giustizia sociale, e le Istituzioni sono chiamate a farlo costruendo strumenti accessibili a tutti, evitando che il territorio perda risorse, sviluppando la capacità di progettare soluzioni e rispondere a bandi e avvisi regionali, nazionali, comunitari, mettendo a valore la rete della solidarietà e dell’associazionismo locale.

 

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

 

Elena Sisti, Beatrice Costa, Le donne reggono il mondo. Intuizioni femminili per cambiare l´economia, 2010, ed. Altraeconomia, pp. 120, € 12

 

Attraverso numerosi esempi reali, dodici esperte dimostrano come dietro le disastrose scelte politiche e finanziarie degli ultimi anni ci siano sempre valori e stereotipi maschili, quali il profitto, la propensione per l’azzardo, l’avidità personale intesa come intelligenza, il successo misurato in beni e reddito. Laddove invece, prevalgono modi e valori “al femminile” – ad esempio l’orientamento al futuro, la cura e la responsabilità verso gli altri, la compassione, l’altruismo – i sistemi sociali, economici e lavorativi risultano più solidi e duraturi. Una rivoluzione pacifica da promuovere a pieni voti, insomma.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                               


Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Tuesday 6 december 2011 2 06 /12 /Dic /2011 10:12

img044.jpg

Fa paura la vecchia discarica?

di Leo Maggio

 

A Palo del Colle fuma ancora la vecchia discarica di Trappeto del Principe e i rifiuti bruciano lentamente sotto una copertura precaria che ne favorisce la combustione. Veleni che quotidianamente vengono dispersi nell’aria.

Una vera e propria bomba ecologica a due passi da casa, fra immondizie, cumuli di laterizi, inerti e materiale di risulta, abbandonati tra il piazzale d’ingresso della struttura e le strade delle campagne circostanti. Le reti di protezione in alcuni punti sono state da tempo divelte. Ai piedi della discarica, “protette” da improvvisate coperture d’emergenza, due piscine che il ciclo naturale dei rifiuti riempie periodicamente di percolato, un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici

e inorganici derivanti dai processi biologici e fisico-chimici attivi all’interno delle discariche.

I lavori di sistemazione e di messa in sicurezza della discarica spettano al Comune. I lavori di manutenzione ordinaria, invece, spettano all’appaltatore del servizio di Igiene urbana, la Lombardi Ecologia che - secondo il capitolato - è anche responsabile di una serie di procedure: il monitoraggio della qualità delle acque sotterranee tramite analisi periodiche sui pozzi artesiani adiacenti alla discarica, la pulizia del piazzale e, su richiesta del Comune, il prelevamento occasionale del percolato.

Ad oggi, preoccupano non solo i lavori necessari per la messa in sicurezza del sito, non ancora effettuati, ma anche la puntualità con la quale vengono effettuate le analisi delle acque sui due pozzi artesiani. E non basta: è importante sapere anche ogni quanto tempo avviene il prelievo del percolato che si accumula nelle piscine. Operazioni queste, che se non eseguite in tempo, possono destabilizzare il territorio in maniera indelebile, con danni ambientali incalcolabili per tutta la collettività.

Da Palazzo San Domenico il comandante dei vigili urbani, Giuseppe Floriello, responsabile del servizio, assicura che è tutto sotto controllo. I serbatoi di raccolta del percolato sono due. Il primo, quello posto a valle, a sinistra dell’ingresso principale, a detta di Floriello è già stato svuotato. Nei prossimi giorni, invece, sarà svuotato anche quello posto a monte, il più grande, già interessato da un prelievo parziale nella prima decade di aprile 2011. Per quanto riguarda l’analisi dell’acqua dei pozzi artesiani – prosegue - viene eseguita ogni semestre e i risultati sono sempre stati nella norma. 

Intanto l’ingegnere Vincenzo Scicutella, responsabile dell’Ufficio tecnico comunale, annuncia che l’iter per la messa in sicurezza del sito è a buon punto, e che dalla Regione sono in arrivo circa 300mila euro per portare a compimento l’annoso programma di bonifica della discarica.

Il tipo di messa in sicurezza  dipenderà molto dai livelli di inquinamento esistenti. Per questo - fanno sapere dall’Ufficio tecnico - sono state effettuate nuove analisi del terreno, dell’aria e dell’acqua. Il progetto, realizzato dall’ingegner Carmine Carella, prevede la realizzazione del capping, ossia la risagomatura del profilo con materiale inerte e il rivestimento con una geomembrana.

Un po’ di storia? Una volta chiusa la discarica perché colma, l’iter della sua messa in sicurezza e bonifica ebbe inizio nel lontano 2003 durante l’amministrazione Mugnolo, con la presentazione del relativo progetto. Dopo una lunga serie di vicende, nel 2006 arrivò dalla Regione Puglia la richiesta di adeguamento del progetto ad alcune prescrizioni, sicchè il costo previsto lievitò di circa 230mila euro.

Il Comune, che aveva nelle sue disponibilità finanziarie la prima somma prevista, pari a circa 500mila euro, ebbe difficoltà a reperire gli ulteriori fondi e l’iter burocratico tornò a bloccarsi.

La situazione è rimasta sostanzialmente ferma fino al 2010, quando la possibilità di un cofinanziamento regionale ha finalmente rimesso tutto in moto. Prossimi passi? La firma di un disciplinare con la Regione Puglia per la definizione del cronoprogramma e il bando per l’assegnazione dei lavori. Sperando che, nel frattempo, il pericolo inquinamento rimanga sempre sotto controllo.

 

Trappeto del Principe: favole e storie

di Mimmo Lattarulo

 

Non c'è mai stato nulla di tanto incontrollato quanto la cosiddetta discarica controllata di Trappeto del Principe. La sua storia? Il racconto di una bella idea che via via manipolata, diventa un'altra storia, lunga tanti, interminabili anni di verità alterate.

Per definizione, una discarica comunale è controllata se riceve esclusivamente rifiuti provenienti dal territorio di pertinenza. Essa deve essere interamente protetta con recinzione. Al suo ingresso, poi,  deve stazionare un guardiano addetto alla  registrazione in entrata del mezzo che trasporta i rifiuti, al controllo dei materiali da conferire ed alla loro pesa. E solo dopo questi adempimenti il mezzo può essere autorizzato ad entrare in discarica per sversarli. I rifiuti abbandonati vengono immediatamente ricoperti di materiale inerte proveniente da cava, e compattati. Il percolato prodotto dalla loro decomposizione viene intercettato dai succhiatoi ed una volta depurato, ritorna in discarica. Questo - a grandi linee - il ciclo controllato di una discarica controllata.

Premesso che oggi sarebbe preferibile altra modalità di smaltimento, ci interroghiamo perché quella discarica, secondo le buone intenzioni, doveva essere un buon affare per l'Ente Locale. Perché per la comunità la capienza della discarica è il valore di cui beneficia fino alla sua colmatura. Diversamente, l'Ente andrebbe a conferire i suoi rifiuti ad altra discarica privata, con aggravio di costi per il cittadino. Se ne deduce che l'investimento va tutelato assicurando che il materiale provenga dal territorio. E la pesa e la provenienza del materiale sono condizioni imprescindibili per tutelare questo interesse della comunità. Se invece altri soggetti depositano materiale estraneo al territorio, accelerando così il processo di esaurimento della discarica, il valore dell'investimento si trasferisce indebitamente dal bene comune al soggetto privato che gode di un arricchimento indebito, considerato che le quantità in gioco corrisponderebbero a cifre da capogiro.

Altro valore in discarica è la verifica della qualità del materiale conferito, adempimento posto a tutela dell'inderogabile interesse della comunità alla sicurezza, oltre che deterrente contro eventuali tentativi di abuso, sempre possibili quando la situazione è posta fuori controllo in un comparto a rischio di facili appetiti. La discarica è un territorio chiuso e protetto e pertanto se la società che la controlla fosse infedele rispetto all'interesse della comunità, sarebbe possibile che, in assenza di verifiche, si facesse entrare e si occultasse materiale non dovuto, pagato molto bene dalle ecomafie.

Cosa allora si sarebbe dovuto fare? Semplicemente completare la costruzione della discarica, ottenere il collaudo dell'opera e le autorizzazioni all'uso, procedere alla regolare gara di evidenza pubblica per la gestione della stessa e, ad esaurimento, procedere alla regolare approvazione ed aggiudicazione della messa in sicurezza del sito.

E' stato fatto? Hanno agito gli amministratori nell'interesse della comunità? Per comprendere il meccanismo ordito vediamo come ha funzionato la macchina politica ed amministrativa. E' noto che per fronteggiare situazioni di emergenza o di necessità inderogabile ed urgente è consentita l'adozione di provvedimenti con  poteri speciali che permettono di superare nell'immediato i paletti normativi ordinari. Primo passaggio della orditura è necessariamente la creazione di uno stato di necessità. Il Comune, allora, si affretta a lamentare il pericolo di una emergenza nel conferimento dei rifiuti e mette in esercizio la discarica, ancora in attesa di collaudo, con i poteri di urgenza ed in deroga provvisoria. E di conseguenza poiché sussiste la “benedetta” fretta di fronteggiare l'incombente pericolo sanitario, anche la gestione della discarica viene affidata in tutta fretta, senza gara di evidenza pubblica, diciamo per comodità "funzionale" ad una ditta dichiarata di fiducia in quanto già incaricata del servizio raccolta rifiuti.

Ma gli ispettori che visitano la discarica, riscontrano che tutti i mezzi che entrano, abbandonano i rifiuti in discarica senza alcun controllo all'ingresso; annotano che la bilancia all'ingresso è fuori uso; trovano che il materiale utilizzato per la colmatura proviene dalla retrostante vecchia cava ormai colmata e chiusa; si interrogano sulla funzionalità del sistema di intercettazione e depurazione del percolato, e tanto altro ancora. La commissione redige puntuale verbale con le dovute prescrizioni ed ingiunge al Comune l'immediato adeguamento. Il Comune assicura sempre che tutto sarà fatto, ed intanto si affretta a richiedere una nuova proroga di esercizio, perché in caso di diniego, dietro l'angolo si paventa sempre l'incombente emergenza sanitaria. Ed intanto poiché il collaudo non c'è stato - come se la colpa fosse degli ispettori!-  e non si è potuta avviare la regolare gara per la gestione della discarica, il Comune procede ad un ulteriore affidamento temporaneo di gestione alla stessa ditta di fiducia. E quando poi gli ispettori ritornano? Trovano sempre e comunque le stesse inadempienze, di cui redigono sempre ed ancora puntuale verbale. E così ricomincia all'infinito la tiritera di aggiramento delle prescrizioni.

Insomma il Comune con la sua inadempienza è causa della emergenza ed al contempo l'emergenza da esso stesso causata e mai opportunamente risolta, diventa per il Comune la ragione per poter fare in deroga tutto quel che vuole al di fuori  delle regole ordinarie.  Di fatto viene coscientemente violata la norma secondo la quale condizioni imprescindibili di atti emergenziali devono essere la imprevedibilità dell'evento, la temporaneità e provvisorietà dell'atto funzionale a fronteggiare l'immediato, e la condizione di reale urgenza della decisione.

La favoletta della emergenza è andata così avanti per tanto tempo quanto è durata la vita della nostra discarica. Si è proceduto sempre con affidamenti temporanei ed urgenti, mensili, bimestrali, trimestrali, semestrali ed addirittura molte volte, assunti in sanatoria.

Cosa ha permesso di ottenere il meccanismo orchestrato? I rifiuti in discarica hanno valore per peso ed anche per qualità. Dal momento che non vi erano né controllo né pesatura all'ingresso, è doveroso interrogarsi su quanto materiale è stato conferito nella nostra discarica, quale fosse la provenienza e quale il tipo.

Chi può risponderci? Ovviamente più nessuno. Ed allora perché farci questa domanda? Perché, secondo le valutazioni proposte da alcuni pignoli anni addietro, calcolando la portata della nostra discarica ed il conferimento medio giornaliero di rifiuti del Comune, i conti sembrerebbero non tornare, ovviamente a danno dei cittadini palesi. Oppure si sbagliano quei pignoli? Ma se così fosse, perché i nostri "comunali" avrebbero fatto tutto ciò che è stato fin qui raccontato?

 

Discarica dismessa: che ne vogliamo fare?

di Rosa Clemente, ingegnere ambientale - esperta nel settore rifiuti

 

La gestione post-operativa delle discariche è attualmente regolamentata dal D.Lgs 13/01/2003, n. 36, (“Attuazione della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti) e successive modifiche. Sia questa norma che quella precedente, la Deliberazione 27/07/1984, richiedono che nella domanda di autorizzazione per la costruzione e l’esercizio di una discarica, siano presenti oltre al piano operativo della discarica “in vita”, anche le modalità della sua chiusura, nonché il piano di gestione post-operativa e il conseguente piano di ripristino ambientale.

Il piano di gestione post-operativa riporta la descrizione delle manutenzioni da effettuare da parte del gestore della discarica, finalizzate a garantire che - anche in tale fase - la discarica mantenga i requisiti di sicurezza ambientali previsti. Tali operazioni comprendono attività di manutenzione, recinzione e cancelli di accesso, sistema di drenaggio del percolato, rete di captazione, adduzione, riutilizzo e combustione di biogas, sistema di impermeabilizzazione sommitale, copertura vegetale, ecc.

Il piano di ripristino ambientale individua gli interventi che il gestore della discarica deve effettuare per il recupero e la sistemazione dell’area della discarica a chiusura della stessa. A tal proposito il D.Lgs 36/2003 fornisce specifiche procedure da seguire nel caso in cui il piano di ripristino preveda la ricostituzione di una copertura vegetale.

I costi di gestione post-operativa per un periodo di almeno 30 anni e di ripristino ambientale sono coperti dal prezzo applicato dal gestore per lo smaltimento.

Un esempio di corretta gestione post operativa? La discarica Amiat di Basse di Stura, che sorge nella zona nord di Torino, la cui attività è terminata il 31/12/2009.  Nella discarica è attivo un sistema di captazione di biogas, che viene convogliato in una centrale e trasformato in energia elettrica capace di provvedere al fabbisogno medio di quasi  40.000 utenze domestiche. E’ operativo, inoltre, un sistema di estrazione del percolato, che viene inviato ad un impianto di depurazione. A salvaguardia ambientale sono inoltre, presenti sistemi di monitoraggio delle acque di falda e del gas di discarica. Nel sito di Basse di Stura è presente anche un buon esempio di ripristino ambientale, rappresentato dalla riqualificazione ambientale della vecchia discarica, dismessa nel 1983 e riconvertita ad area verde di pregio naturalistico (Parco della Marmorina), caratterizzata da un’ampia varietà di flora e fauna ed inserita nella zona di salvaguardia del Parco Fluviale del Po Torinese.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

Strategia Rifiuti Zero: Paul Connett a Modugno

 

Invitato dall’ass. “ Modugno Città plurale”  e dall’ International Society of Doctors for the Environment, il 9 dicembre Paul Connett parlerà a Modugno (ore 17,30 presso Ist. Tecn. Comm. “T. Fiore”, via p. A. M. di Francia, 4, zona Carabinieri). Docente accademico di Chimica, Connett ha messo a punto la strategia che porta a zero la produzione di rifiuti: una serie di semplici modalità quotidiane che, assieme alla volontà politica, laddove applicate, hanno ridotto i rifiuti anche del 90% e sbarrato così la strada agli inceneritori e al loro violento impatto ambientale ed energetico. Molti sindaci dell’hinterland hanno assicurato la loro presenza, ma quella dei cittadini rimane assolutamente indispensabile.

 


Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Wednesday 9 november 2011 3 09 /11 /Nov /2011 09:53

Rifiuti.JPG

 

Questione rifiuti: lontani dal fare la differenza

di Annalisa Bux

 

Un mese di ottobre, quello appena trascorso, caratterizzato da denunce e segnalazioni cittadine riguardo i disservizi dell’azienda appaltante “Lombardi  Ecologia” , e dalla rabbia dei contribuenti per l’aumento della tassa comunale sull’immondizia. E se da un lato si richiedono chiarimenti circa le responsabilità delle parti che gestiscono il servizio, di contro un urgente ed incisivo processo di sensibilizzazione è richiesto dagli operatori del servizio di nettezza urbana.  Chi svolge concretamente tale lavoro, spesso si sente vittima del sotto dimensionamento di personale e accusa stanchezza, una stanchezza anche legata a stipendi non ricevuti e alla scarsa civiltà e senso civico della popolazione,

Dal 1999, senza soluzione di continuità, l’appalto del servizio di nettezza urbana è nelle mani dell’azienda Lombardi Ecologia, che tutt’ora svolge il servizio, con proroga, dall’ultima gara vinta nel 2009.

La raccolta differenziata, regolamentata dal decreto Ronchi a livello nazionale, che oggi avrebbe dovuto ampiamente avere attuazione, è ancor ferma a soli due quartieri della nostra cittadina (Centro storico e Quartiere Auricarro). Intanto i bidoni della raccolta differenziata imperano in tutti i quartieri come mute presenze e il loro utilizzo è ancorato al senso civico di pochi e alle sommarie e/o personali conoscenze di molti sull’importanza della raccolta differenziata, a seguito delle campagne di sensibilizzazione regionali e nazionali. A tal proposito è possibile consultare il sito regionale www.rifiutiebonifica.puglia.it per conoscere i dati sui rifiuti, che il Comune di Palo del Colle invia mensilmente.

 

 

Secondo i dati aggiornati al mese di agosto 2011, la raccolta differenziata palese si attesta a kg 1.159.084,00, battuta dalla grandissima quantità di indifferenziata, pari a kg 5.854.630,00 su un totale di RSU di kg. 7.013.714,00. La percentuale di raccolta differenziata è dunque, pari al 16,526 %. Una percentuale troppo bassa!

Bisogna capire i perché di questi dati così insoddisfacenti. Bisogna intraprendere un percorso di sensibilizzazione cittadina incisiva e comprendere – amministratori e cittadini - l’importanza ecologica, sociale ed economica della “virtuosa differenziata”.

Bisogna sviluppare a più mani una pianificazione futura adeguata alla dimensione della popolazione e del territorio urbano, inserendo premialità per coloro che fanno divenire la raccolta differenziata una realtà concreta, per chi opera bene sul territorio e per i cittadini accorti.

 

 

Lombardi: disservizi da contratto

di Leo Maggio

 

L’appalto di igiene ambientale affidato alla Lombardi Ecologia srl è iniziato il 1 aprile del 2009 e si concluderà il 31 dicembre 2012. L’intera durata del servizio è di tre anni e nove mesi, un lungo periodo che, sino ad ora, ha registrato non poche polemiche da parte dei cittadini, che accusano l’azienda di essere inefficiente e di non rispettare il capitolato.

Nel corso di un’assemblea pubblica organizzata dalla Camera del Lavoro cittadina, Pietro Barile, segretario provinciale Cgil, Funzione Pubblica, Ecologia e Salute, è intervenuto per spiegare ai cittadini che, probabilmente, la causa di tanta inefficienza si trova proprio nel capitolato. Secondo Barile, infatti, alla base di tutto, vi è uno studio di settore inadeguato, che non tiene conto del tipo di paese in cui la Lombardi Ecologia si trova ad operare.

Le zone di lavoro calcolate per ogni operatore sembrerebbero sovradimensionate, per cui ad ogni netturbino spetterebbe un carico di lavoro eccessivo, impossibile da svolgere nelle sei ore di lavoro giornaliere. Secondo Barile, inoltre, neanche i mezzi meccanici sarebbero sufficienti, perlomeno considerando le vaste distanze che dovrebbero ricoprire per pulire l’intero territorio nei tempi e nei modi stabiliti dal contratto.

Per fare funzionare al meglio l’appalto, per una pulizia migliore della cittadina, per uno svuotamento sistematico dei cassonetti della raccolta indifferenziata e differenziata, per il loro lavaggio e per tutto quanto stabilito nel contratto fra Comune e Lombardi, occorrerebbe una forza lavoro di almeno 29 unità.  Nei fatti, però, fra pensionamenti, assenze prolungate e contratti part-time non ancora trasformati, la forza lavoro attiva sul territorio appare, attualmente, fortemente ridotta. Una situazione, questa, che penalizza ulteriormente i lavoratori, continuamente in difficoltà nella possibilità di usufruire di riposi settimanali e ferie. E ancora: gli operatori che fanno riposo in settimana, non vengono sostituiti! Così la zona di spazzamento assegnata rimane scoperta e il carico di lavoro del lavoratore per il giorno successivo di fatto aumenta.

In questo situazione appare sin troppo facile contare i disservizi e le inadempienze.

Un’ultima riflessione va fatta sulla raccolta differenziata. Dai dati in progetto si prevede che per la fine del 2015 sarà raggiunto l’obiettivo del 60%. Una previsione tanto rosea quanto azzardata, poiché per raggiungere questo obiettivo, occorrerà investire davvero molto, sia sul personale e sui mezzi che sulla cultura e sul comportamento dei cittadini.

 

 

Intervista al dr. Floriello (Comandante dei Vigili Urbani di Palo del Colle)

di Anna Cutrone

 

D. Comandante, per poter emettere mensilmente il mandato di pagamento in favore della Lombardi Ecologia, l’Ufficio Ragioneria del Comune di Palo del Colle ha necessità di avere il suo benestare?

R. Affinché la Ragioneria comunale possa emettere il mandato di pagamento, è necessario che il responsabile dell’Ufficio di Polizia Municipale, una volta ricevuta dalla Lombardi Ecologia la fattura relativa al canone mensile, predisponga la determina di pagamento.

D. Come è possibile che, nonostante gli innumerevoli disservizi della Lombardi Ecologia (cassonetti stracolmi, sporchi e maleodoranti, raccolta differenziata limitata a solo due quartieri, giardini pubblici mai puliti, ed altro ancora),il suo Ufficio predispone la determina di pagamento?

R. Il servizio di raccolta dei rifiuti urbani è regolato dalle norme sull’appalto, che è tipico contratto a prestazioni corrispettive. In base al capitolato speciale, approvato con delibera di Consiglio Comunale, ed al contratto di servizio, il Comune deve corrispondere nei termini il canone mensile.

            Le inadempienze contrattuali, invece, sono disciplinate dai co. 4, 5 e 6 dell’art.23 del capitolato speciale e dall’art.7 del contratto di servizio, secondo cui le inadempienze vanno contestate all’Appaltatore che potrà produrre le controdeduzioni scritte a sua difesa entro 10 giorni dalla contestazione. Nel caso in cui le controdeduzioni non siano riconosciute valide ovvero sufficienti, si applicheranno le penali previste, il cui ammontare potrà essere trattenuto sul canone del mese successivo alla definizione della controversia. Appare evidente come si instauri una lite stragiudiziale tra le parti. Alla data odierna, per alcune contestazioni formulate la Lombardi Ecologia ha addotto giustificazioni.

Quanto all’osservazione che i cassonetti si presentano stracolmi, va evidenziato che quotidianamente non viene rispettata dai cittadini l’Ordinanza sindacale che disciplina le ore del conferimento del rifiuto differenziato. Infatti giornalmente accade che subito dopo lo svuotamento del cassonetto, vengano introdotti nuovi sacchetti che impediscono l’intervento dei lava cassonetti; detta circostanza è stata accertata da questo Comando. In base alla detta ordinanza, i rifiuti indifferenziati vanno conferiti nel periodo Maggio/Settembre dalle ore 18,00 alle ore 6,00, e nel periodo Ottobre/Aprile dalle ore 16,00 alle ore 6, 00.

Le modalità di raccolta differenziata poi, sono di due tipi e precisamente del porta a porta nel centro storico e nella frazione Auricarro,  ed a travaso, cioè con il sistema dei cassonetti stradali, in tutti gli altri quartieri.

Non mi risulta infine, che i giardini non vengano mai puliti; se ciò dovesse risultare, non avrò alcuna esitazione a procedere alla contestazione.

D. Secondo lei, perché non vi è un lavoro svolto a regola d’arte da parte della Lombardi Ecologia,  e quali sono le possibili soluzioni?

R. Secondo me,  il lavoro difficilmente potrà essere svolto a regola d’arte, se non si realizza la necessaria collaborazione tra cittadino e appaltatore, attraverso l’indispensabile osservanza delle regole relative al conferimento del rifiuto nei termini e modi previsti dall’ordinanza n.1 del 4/1/2011,  che facilita l’esatto adempimento delle prestazioni a carico dell’appaltatore.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

W. MCDONOUGH, M. BRAUNGART, Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo, Blu edizioni 2003, pp. 187, € 16

 

Una vera rivoluzione, quella proposta dagli autori – un architetto ed un chimico: progettare le merci senza che queste diventino mai rifiuti! Ciò significa superare il modello  lineare “dalla culla alla tomba” (secondo cui si estraggono risorse, che sono trasformate in prodotti prima e in rifiuti poi) e imitare la natura, che invece genera i beni secondo il ciclo “dalla culla alla culla”. In tal senso tutte le merci, in ogni loro parte, vanno progettate e realizzate per entrare nelle catene alimentari di animali e microorganismi, ed essere riutilizzate nel ciclo industriale.

 


Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Tuesday 12 july 2011 2 12 /07 /Lug /2011 09:26

Parrocchie.JPG

DOMANDA

 

Benedetto XVI ha affermato che “La politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama  i cristiani ad un forte impegno per la cittadinanza. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica”.  (Dal DISCORSO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI ALLA XXIV ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI)

Ritiene giusto sollecitare la sua comunità parrocchiale all’impegno socio-politico sul territorio? E in che modo?

Risposta di don Antonio

Parrocchia di San Vito Martire

 


Ogni cittadino cristiano, per sentirsi parte e membro della società, non può non vivere l’impegno politico come vocazione ad un servizio e quindi espressione di carità. In una società pluralistica e multietnica, come quella del nostro tempo, tutto ciò può e deve esprimersi nell’ambito di una promozione di vita civile che salvaguardi i valori essenziali di vita umana e cristiana, guardandosi dal creare conflitti di natura sociale, culturale o religiosa.

La testimonianza e l’adesione a detti valori e scelte individuali devono costituire un impegno ben preciso ed irrinunciabile per la vita di ogni cristiano, rifuggendo ogni forma di pressione o proposta di vita pubblica, che possano creare minoranze o maggioranze che fanno pensare ad illusorie forme di democrazia sociale, concetti e pseudovalori molto lontani dal Vangelo.



Risposta di don Michele

Parrocchia dello Spirito Santo

 


Il motivo fondamentale sta nel comandamento dell' Amore che Gesù ci ha lasciato: "Amatevi come io ho amato voi!”, e il segno che ha preceduto tale insegnamento è il "lavate i piedi gli uni gli altri, come ho fatto io fate anche voi". I credenti devono avere chiaro i fondamenti della fede che portano a mettersi al servizio. Quanto sono più chiare le intenzioni tanto si eviteranno le corruzioni che hanno portato a "sporcare" la politica.


 


 

Risposta di don Giosi

Parrocchia Santa Maria La Porta

 


Questo ultimo anno pastorale aveva come tema per gli adulti e le famiglie l’identità ed il ruolo dei laici; per cui abbiamo avuto modo nelle diverse catechesi ed incontri di confrontarci su questo tema. Purtroppo però c’è ancora la convinzione che l’impegno politico e sociale non ha niente a che fare con la fede che si professa; si è scisso il legame tra la fede e la vita, delegando ad altri di “sporcarsi le mani”. Per cui ciò che ritengo opportuno prima ancora di un impegno diretto è quello di educare le coscienze perché si possa discernere i “segni dei tempi” e testimoniare la propria identità cristiana in ogni ambito. In più penso sia giunto il momento di essere più presenti nei luoghi comuni, come le piazze, i consigli comunali, le scuole, senza delegare ad altri.


 

 


Risposta di don Mimmo

Parrocchia Santa Maria Assunta

 


Il fatto che ritenga giusto sollecitare la comunità parrocchiale all’impegno socio-politico credo che sia di per sé abbastanza evidente dall’aver incoraggiato la nascita di un gruppo di animazione socio-politica interparrocchiale.

D'altronde, a partire dalla Bibbia fino agli ultimi documenti della Chiesa, l’impegno del credente per il bene comune è sempre stato considerato la logica conseguenza della sua fede.

Un esempio per tutti. La Congregazione per la dottrina della Fede, in una nota dottrinale del 24 novembre 2002, circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, al termine del documento, citando il Concilio, recita così:

Gli orientamenti contenuti nella presente Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio Vaticano II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi i fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio».    CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 43. Cfr. anche GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 59.

Chiarito questo, mi chiedo: perché come cristiani siamo così distanti dalla politica, venendo meno anche alle indicazioni della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa?

A mio parere, c’è una mancanza di passione per Cristo dietro l’assenza di passione per la politica. Credo che i credenti dimentichino una verità: il cristiano, prima di essere un politico, dev’essere anzitutto un credente. Perché questa è l’unica opera che gli è veramente richiesta: «“Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”» (Gv 6,28-29). “Dal “che fare?” al “credere”, dalle molte “opere” all’unica e fondamentale «opera»: la fede!” (Enzo Bianchi).

Se i cristiani sembrano disertare la politica deriva dal fatto che hanno dimenticato il primato della fede in Cristo. Chi è il cristiano? È «colui che ama il Signore Gesù, pur senza averlo visto; e senza vederlo crede in lui, aderisce a lui» (cf 1Pt 1,8).

Il compito di noi parroci e delle nostre comunità, perciò, proprio per ritornare ad occuparci del bene comune, è, prima di tutto, quello di liberare dall’ipocrisia le parole della fede. Essere cristiani, anche impegnati in politica, significa tornare alle radici e ricordare il vero significato della parola “cristiano”: essere seguace di Cristo, avere una relazione personale con Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio. Questo è il criterio decisivo di appartenenza alla Chiesa di Dio.

Quindi la prima cosa su cui insisto, come parroco è ricordare ad ogni cristiano il primato della fede.

Concretamente questo significa, per il battezzato, l’accordare uno spazio centrale alla parola di Dio nella propria vita.

È la fede e l’obbedienza alla Parola che permette al cristiano di conoscere il volto di Cristo nella Scrittura e nel fratello portandolo a un’unificazione del proprio essere nella carità, anche politica. Così cresce come uomo di ascolto, capace di uscire da sé e aprirsi all’Altro e all’altro. Grazie all’ascolto “ci si apre alla chiamata che il Padre ci rivolge e si accoglie il dono dello Spirito che diviene il maestro interiore che guida i passi della nostra esistenza verso la conformazione al Figlio” (E. Bianchi).

Il cristiano, poi, alimenta la fede con la preghiera: Aldo Moro, Giorgio la Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Toniolo, cristiani che si sono santificati attraverso l’impegno politico, sono stati uomini di preghiera.

L’impegno politico, che per noi credenti è carità politica, scisso dalla fede è assistenzialismo; manca di speranza e degenera in ideologia o utopia. La preghiera allora, che alimenta la fede, la preghiera personale, è ineliminabile dalla vita cristiana: la vita cristiana non può reggersi senza preghiera personale! “E la sola partecipazione a un culto pubblico, a una liturgia comunitaria, o addirittura alla messa come unica forma di preghiera, scissa dall’incontro a tu per tu con il Signore, non può che divenire pura “scena” e arriverà forzatamente a demotivarsi da sé” (Bianchi).

È qui che si colloca l’impegno politico del cristiano: “La politica, infatti, è e deve essere soprattutto una "vocazione": se mancano la tensione ideale, la


 

 

coscienza della propria responsabilità morale, una vera e propria "spiritualità" del bene comune, non si può fare politica, la quale per definizione è servizio. Ogni volta che si fa politica, senza un'anima ideale ed etica ineluttabilmente la si uccide e la politica marcisce e si corrompe” (B.Sorge).

Chiarito questo, il resto secondo me viene di conseguenza. “Quello che mi fa capire se uno è passato attraverso il fuoco dell'amore divino, non è il suo modo di parlare di Dio, è il suo modo di parlare delle cose terrene” (S. Weil). Se si ama Cristo, se si decide di seguirlo, se si sceglie di condividere la sua passione per il mondo, non si può non avere passione per la politica.

Accanto all’impegno per riscoprire il primato della fede, credo che oggi sia urgente, accanto alla seria formazione e conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, porre due priorità per chi crede, da cristiano, nell’impegno politico.

La prima priorità è recuperare il senso di giustizia, biblicamente intesa. Non intesa come il mio diritto, isolato da quello degli altri, o come norma che non vede le persone. Ma giustizia come sofferenza, indignazione. Si è giusti nella Bibbia quando si soffre, per una donna o per un uomo il cui diritto viene violato e conculcato. Il diritto di essere uomo, donna, di avere una vita umana, degna di questo nome. Giustizia è sofferenza per il diritto violato, è indignazione. “La giustizia inizia con lo sdegno, sacro sdegno, perché appartiene a Dio” (A. Casati). La seconda priorità, conseguente alla prima, è la radicale presa di distanza dal consumismo e dal capitalismo selvaggio, a costo di rimetterci di persona.

Il Vangelo, la Tradizione della Chiesa, la Dottrina Sociale della Chiesa hanno come fondamento la dignità di ogni essere umano. Oggi il capitalismo selvaggio sembra distruggere tutto ciò che tocca, diffondendo soprattutto un individualismo utilitaristico (oltre che una politica libertaria) che si diffonde in tutte le categorie sociali, facendo sparire il rispetto per ogni persona ed esaltando l’individuo. La solidarietà è presente solo come immagine, senza una reale attenzione all'altro.

Come faccio da cristiano ad interessarmi di politica, parlare di politica se non contrasto con le mie scelte personali ciò che oggi “cannibalizza” gli strumenti della democrazia (Bevilacqua)? Se continuo a consumare beni che non servono, in maniera solitaria o al massimo familiare, senza preoccuparmi dell’ingiustizia che c’è all’origine della produzione, del degrado ambientale che ne consegue, contribuendo con il mio consumo all’infelicità, alla marginalità di tanta gente? Come faccio a impegnarmi per il bene comune, se non faccio acquisti in maniera critica, per un commercio più equo e solidale? Tanti sono i cristiani che dicono: posso comprare? Compro! Senza porsi altre domande.

Ormai anche i bambini girano con i soldi seguendo la regola sociale: comprare sempre,  mangiare sempre: le andate al bar, in pizzeria, i gratta e vinci, le vacanze obbligatorie a costo di indebitarsi … tutte cose che non si contano più, vissute da noi cristiani con la massima indifferenza: che c’è di male?

C’è di male che il nostro cuore si è ormai indurito, un cuore che secondo il mandato – dono di Cristo dovrebbe essere un cuore di carne.

Certo, tante altre sollecitazioni sono urgenti, per evitare ogni forma di mediocrità che da cristiani non possiamo permetterci: per impegnarsi in politica, occorrono uomini e donne di fede matura e con un'adeguata preparazione professionale.

Potremo così risvegliare  anche la speranza di riavvicinare i giovani alla passione per il bene comune e a Cristo: “Sono soprattutto le persone e i testimoni, che con il loro messaggio ideale e con il fascino che emana dalla loro vita riescono, da un lato, a proporre Cristo in modo credibile e, dall'altro, ad appassionare e a trascinare specialmente i giovani a mettere la loro vita al servizio del bene comune“(Sorge).

 


 

 

 


Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Friday 3 june 2011 5 03 /06 /Giu /2011 10:36

copertina.jpg

 

L’ arte règia

di Anna Cutrone

 

Platone definiva la politica “arte règia”, calata dagli uomini nella complessità e nelle profondità della storia, utilizzata ai fini di potere, esercitata per mantenere o togliere la libertà, ma anche per restituirla, per risollevare i popoli o per opprimerli.

A volte eclissata per parlare delle vicende personali del politico di turno, ma sempre pronta a ritornare, perché la politica, come diceva Hannah Arendt, è la favola di un tesoro antichissimo che scompare e riappare nelle circostanze più diverse coma una fata morgana.

La politica vera è quella di chi sa trasmettere alla comunità l’amore per il mondo comune, quella che fa prevalere l’interesse generale sul proprio tornaconto, quella realizzata da uomini che hanno avuto la pazienza di piantare gli alberi, pur sapendo che alla loro ombra  non si sarebbero mai potuti sedere.

Gesti, volti, sorrisi, slogan sono parte di una politica moderna che, se non accompagnata da idee, sono assolutamente nulla.

Vorrei, ogni tanto, un politico che dica “non so”, che sia accompagnato dal dubbio e dalla curiosità, che sia pronto a sperimentare nuove strade, che chiami i cittadini a lavorare con lui, piuttosto che un politico che dia certezze che non potrà mai realizzare, mettendo, a suo servizio, quel desiderio di cambiamento insito in ogni cittadino che lo ascolta.

“Se vuoi costruire una nave, scriveva Antoine de Saint Exupery, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi, ma devi prima risvegliare in loro la nostalgia del mare lontano e sconfinato”.

Assistiamo, ahimè, a livello nazionale e locale ad una vera e propria corsa agli armamenti, ad una gara di potenza e prepotenza, ad una gara tra chi promette di più e poi il nulla, poiché sino al giorno delle votazioni sembra che ciascuno di noi sia al centro del cuore e dei pensieri del candidato di turno e dal giorno dopo si è salutati a malapena.

Assistiamo a vere migrazioni da destra a sinistra e da sinistra a destra, ad una mancanza di coerenza sia nell’eletto che nell’elettore, che farebbe rivoltare nella tomba i padri storici dei vari movimenti politici.

E’ pur vero che ”il bene comune” deve essere alla base dell’azione politica, ma mi  sorge il dubbio che ci si schiera sempre dalla parte del più forte e si salga, poi, sul carro dei vincitori.

Per non parlare di coloro che esprimono un parere diverso a seconda dell’ambito in cui si trovano o delle persone dalle quali vogliono un apprezzamento. Questo deriva da una mancanza di onestà intellettuale che farà di costui o costei sempre una persona poco credibile.

Penso, a tal proposito, che non bisogna aver paura, non bisogna aver paura dell’impopolarità di un giorno o di un mese, se facciamo ciò che riteniamo giusto. Ciò che rende veri uomini e donne è credere in quello che si dice e avere il coraggio di dirlo.

Occorre, invece, aver paura dei venditori di fumo e di coloro che vanno dietro i venditori di fumo, perché dimenticano dove il terreno è più solido, dove è possibile poggiare i piedi per mettere un passo dopo l’altro, senza timore di sprofondare in un mare di illusioni e così arrivare alla meta.               

Anche a Palo il 16 Maggio si è chiuso il sipario di uno spettacolo iniziato circa un mese fa.

E’ stato eletto primo cittadino l’ing. Domenico Conte con la sua coalizione di centro destra, evento che ormai da decenni non si verificava a Palo del Colle in controtendenza a quanto si sta verificando a livello nazionale.     

Sul voto, sulle percentuali, sul perché di questa vittoria si sono già spese parole a non finire e non ho intenzione di aggiungere parole a parole.

Spero solo che questa mia personale analisi, possa dare vari spunti di riflessione perché le vicende locali e nazionali si intrecciano sempre con la nostra storia di cittadini.   

L’unico dato che vorrei far notare è nuovamente la mancanza di donne elette; l’assenza femminile è uno spreco del capitale sociale, culturale, umano e soprattutto di competenze. Dovremmo, in tal senso, fare un mea culpa, perché sino a quando non ci candideremo seriamente e non come riempitivo per alcune liste, subiremo sempre quello che decidono gli altri.

Ora termino ponendo prima di tutto  a me stessa e poi a voi elettori ed eletti una domanda: ”Ma quello che abbiamo insieme vissuto e sperimentato è stata veramente ARTE REGIA?”

 

Intervista al sindaco Domenico Conte

di Raffaele De Benedetto

 


PRIMI 100 GIORNI

D. Ha già pensato ad un obiettivo possibile da realizzare concretamente nei primi 100 giorni del suo mandato?

R. Nei primi 100 giorni devo innanzitutto formare la squadra di governo cioè la Giunta, approvare il bilancio e quindi analizzare con la prossima maggioranza come risistemare il bilancio comunale perché dobbiamo capire quello che è stato fatto durante la precedente amministrazione. inoltre, sicuramente affronteremo da subito il problema della viabilità e dei parchi.

 

ASSESSORATI

D. Lei è un uomo d’azienda e quindi sa che nelle aziende di successo ai Manager viene consentito di scegliersi i propri collaboratori diretti; la legge riconosce al Sindaco il diritto di scegliersi autonomamente i propri Assessori. Farà valere questo diritto?

R. Se avessi avuto la possibilità di essere eletto a sindaco soltanto con la mia lista magari questa legge valeva al 100%, siccome sono in una coalizione bisogna dare atto che determinati pesi politici vanno rispettati. Ho dato libero mandato ai partiti che compongono la mia coalizione di scegliere al loro interno dei nominativi da porre alla mia attenzione in modo tale che io possa valutare le competenze di ciascuno.

 

LE DONNE

D. Parliamo di rappresentanza femminile. Una sola donna nella sua lista, nessuna nel Consiglio Comunale eppure le donne votanti a Palo sono state 6.804 dieci in più degli uomini che si sono fermati a 6.794; sono le donne di Palo a non avere stima di se stesse oppure questo è un paese con una classe politica maschilista che ritiene sufficienti per le donne candidature riempilista o di ripiego?

R. Io volevo partire con una lista che si chiamava Progetto Donne per Palo del Colle, una lista formata da tutte donne che mi garantiva comunque l’entrata in consiglio comunale di una donna. Sono partito a gennaio e dopo due mesi avevo solo 4 donne in lista, tra l’altro non molto motivate e ciò mi ha fatto capire che c’era un qualcosa che non andava. Se ci sono state 6.804 donne che hanno votato, potevano scegliere tranquillamente di votare una donna, non l’hanno fatto e dovrebbe essere anche uno stimolo per la prossima campagna elettorale. Si parla sempre di pari opportunità, ma è la cittadinanza che dovrebbe scegliere le donne e non lasciare all’amministrazione l’arduo compito di imporre, perché quello che sto facendo io è un’imposizione, ai partiti politici una donna da affiancare in giunta.

 

SOCIALE

D. La soglia di povertà è aumentata sensibilmente sia a livello locale che nazionale, gli sfratti per morosità sono quasi all’ordine del giorno e numerose sono le famiglie che si rivolgono alle associazioni di volontariato per ottenere un aiuto economico. Il Comune di Palo ha in questi ultimi anni riservato alla voce di bilancio “assistenza economica“ una percentuale irrisoria della spesa pubblica. Come intende venire incontro alle fasce più deboli della popolazione?

R. Io potevo, da assessore, essere un’ostruzionista alla spesa sociale ma non l’ho fatto volutamente ed infatti abbiamo impiegato 165 mila euro per la distribuzione dei 52 euro mensili per le famiglie bisognose e mi sono impegnato da questo punto di vista, devo ringraziare la Regione Puglia per i Piani Sociali di Zona. Per quanto riguarda il bilancio comunale in merito al capitolo dell’assistenza sociale è oggettivamente un problema perché i tagli della finanziaria colpiscono sostanzialmente cultura e assistenza sociale e quindi sarà mia premura interpellare Regione e Provincia per interventi economici cospicui ai comuni per elargire dei sussidi nei confronti di queste famiglie bisognose.

 

AMBIENTE

D. Il tema della salvaguardia dell’ambiente e della tutela della salute ha un’importanza centrale per i cittadini di qualsiasi comune. Ritiene di poter prendere un impegno con i Palesi su due obiettivi primari come la messa in sicurezza della discarica di Trappeto del Principe e portare la raccolta differenziata alla percentuale richiesta dalla legge 152/2006, che prevede il 65% entro dicembre 2012 mentre Palo non riesce ad andare oltre un misero 20% ?

R. Per quanto riguarda il tema della raccolta dei rifiuti è mia intenzione cominciare con una raccolta differenziata estesa a tutto l’abitato. Ho interpellato un tecnico di mia fiducia che lavori per me gratuitamente e si studi il capitolato d’appalto attualmente in vigore con la Lombardi Ecologia. Per quanto riguarda la discarica, si tratta di un problema che dobbiamo analizzare con le associazioni ambientaliste del territorio che lo conoscono bene perché l’hanno affrontato da più anni, a loro chiedo di fare proposte in modo da avere una forza in più per approvare e deliberare la soluzione migliore per tutti.

 

CITTADINANZA ATTIVA

D. Dopo il momento del voto, chi vuole continuare a sentirsi partecipe alla vita pubblica del proprio comune può promuovere o partecipare a movimenti di Cittadinanza Attiva. Può prendere un impegno per sostenere o perlomeno non ostacolare tali movimenti?

R. Non ho nessuna voglia di alzare i muri, io sarò il garante della partecipazione attiva della cittadinanza nelle decisioni politiche, o meglio l’onere della decisione spetta a noi però prenderemo decisioni con una partecipazione allargata della cittadinanza.

 

INCARICHI AI PROFESSIONISTI

D. In merito ai rapporti fra l’Amministrazione e le risorse professionali del nostro comune, possiamo osservare le esperienze di paesi limitrofi come Toritto e Giovinazzo che hanno regolamentato l’affidamento rotativo di incarichi professionali e consulenze ai liberi  professionisti locali ottenendo i risultati di una sensibile riduzione dei costi, di una valorizzazione delle competenze locali e di una distribuzione equa degli incarichi. Ritiene di poter percorrere questa strada evolutiva o continueremo ad assistere a logiche che hanno come unica base le amicizie e le relazioni con l’impiegato o con il politico di turno ?

R. Non assisteremo a questo, la prima cosa che io devo fare è istituire degli albi con l’aiuto degli ordini professionali: un albo dei tecnici, un albo degli avvocati ed anche un albo dei commercialisti perché con i commercialisti voglio trovare un’operatività per fare la lotta all’evasione fiscale perché loro sanno come scovare i furbi che non pagano le tasse. Con gli avvocati e gli ingegneri voglio assegnare a turnazione gli incarichi, ma una turnazione non chiusa nei cassetti di qualche dipendente o del sindaco ma affissa in bacheca e pubblicata sul sito del comune, dove ci devono essere in ordine alfabetico tutti gli avvocati e gli ingegneri e gli incarichi saranno affidati a turnazione in base alla loro specifica competenza e così tutti nel quinquennio potranno avere la loro visibilità professionale.

 

APPARATO AMMINISTRATIVO

D. Da Assessore lei ha potuto vivere a stretto contatto con la macchina amministrativa del comune. Come intende agire per modernizzare e migliorare il funzionamento degli Uffici di Palazzo San Domenico?

R. Si è formata una bella squadra in questi giorni, si è capito che i tempi sono difficili per tutti e che bisogna rimboccarsi le maniche per portare risultati. Il mio intento è stabilire nell’arco del mese un incontro tra i capi settore di ogni ufficio ed il sindaco dove poter valutare gli obiettivi raggiunti, individuare i problemi che hanno ostacolato il raggiungimento degli obiettivi e poter valutare quelli del mese successivo.

 

RISULTATO DEL VOTO

D. L’ analisi del voto è spietata per gli sconfitti, la sua vittoria secca al primo turno non lascia spazio al dubbio. Forse è l’analisi della sua vittoria che si presta ad una riflessione. Non ha paura di aver messo troppi galli nel pollaio?

R. No, perché non li ho messi io i galli nel pollaio ma sono stati i galli che hanno riconosciuto in Domenico Conte una persona capace di poter amministrare. Non sono stato io a richiedere la partecipazione ma è avvenuta in automatico; la coalizione si è formata quasi spontaneamente riconoscendomi il ruolo di candidato sindaco; non ho assolutamente paura!

 

 

Associazione Liberaggiunta    

Consulta interparrocchiale per le attività socio-politiche

 

organizzano

 

REFERENDUM: COSA VOTARE

 

Presentazione dei quesiti referendari

del 12 e 13 giugno 2011

 

Mercoledì  8 Giugno ore 20.00

 

Parco Lenoci - Palo del Colle (Ba)

 

 


Scrivi un commento - Vedi 0 commenti

Presentazione

L’Associazione LIBERAGGIUNTA è un'associazione di volontari, apartitica, che opera esclusivamente per fini di solidarietà. LIBERAGGIUNTA è la naturale conseguenza dell’esperienza nata con la Consulta Interparrochiale per le Attività Socio-Politiche di Palo del Colle e con la stessa interagisce nell’organizzare attività formative, come la Scuola di Formazione all’impegno politico.

L'associazione pone al centro della propria vita associativa la formazione e l’animazione allo spirito cristiano delle realtà familiari, ecclesiali e sociali in cui si è inseriti e lo scopo per cui si costituisce è l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza di ciascuno negli ambiti dell'impegno sociale, in particolare si propone di dar vita a momenti di formazione e di osservazione dei fenomeni, sia con l’organizzazione di incontri, l’istituzione di un osservatorio della legalità, la redazione di notiziari utili a promuovere le attività della comunità, sia la  realizzazione di un luogo di scambio per le opinioni sulle problematiche sociali, maggiormente avvertite dalla collettività cittadina. Il nostro luogo di osservazione è il territorio in cui prevalentemente operiamo, teniamo a cuore la nostra cittadina ed è per la nostra Palo che intendiamo spendere le nostre energie, utilizzando la significativa voce del notiziario per  analizzare e proporre alternative  alle problematiche che lo affliggono attraverso quella visione di carità cristiana che è fondamento  del nostro operare.

Con LIBERAGGIUNTA NEWS  non intendiamo realizzare un mezzo contro qualcosa o qualcuno, uno strumento di mera denuncia,  ma desideriamo fornire a tutta la comunità uno luogo espressivo, dove ognuno è libero di metter a disposizione di tutti le proprie esperienze, le proprie opinioni, senza steccati o barriere, sostenendo suggerimenti per il bene comune.

Commenti recenti

Calendario

January 2012
M T W T F S S
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31          
<< < > >>

Link

Cercasi un Fine: www.cercasiunfine.it
CSV San Nicola: www.csvbari.com
Palesi.it: www.palesi.it

Editore

Associazione Liberaggiunta

Via XX Settembre, 2

70027 Palo del Colle (BA)

e-mail: liberaggiunta@libero.it
Registrato presso il Tribunale di Bari, n. 4320/2009

 

Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi