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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 08:53

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La crisi economica e la realtà locale

di Gerardo Cutrone, direttore della Banca di Credito Cooperativo di Palo del Colle

 

La crisi dell’economia reale nei paesi sviluppati, accompagnata dalle forti turbolenze sui mercati finanziari, ha avuto un inevitabile impatto sulla nostra realtà locale. Le cause della crisi riconducibili essenzialmente a due fattori:

- un eccesso di consumi, intesi non come “concime” dello sviluppo economico ma come “droga” volta a migliorare artatamente il tenore di vita della popolazione attraverso il ricorso all’indebitamento del privato e dello Stato;

- un eccesso di informazione - poco oggettiva, molto commentata e spesso pilotata verso interessi di parte -  che ha gradualmente sostituito i valori fondanti della società (famiglia e sobrietà nei costumi) con nuovi valori (danaro, status apparente).

La crisi è identitaria, con un sistema economico che ha perso la rotta e con timonieri che rispecchiano una frase di Seneca: “Non esistono venti favorevoli per il marinaio che non sa dove andare”.

La congiuntura sfavorevole si riverbera negativamente sul nostro territorio a più livelli.

Nelle famiglie sempre più persone perdono il lavoro, l’aumento dei prezzi e l’erosione del risparmio sono continui, i tenori di vita tenuti sino ad ora non sono più sostenibili.

L’ industria ha la necessità di essere ripensata in termini di efficienza/sicurezza del lavoro, di dimensioni e di innovazione tecnologica, in una logica di profitto meno miope del passato.

Le banche devono fare drammatici conti con i bassi livelli di redditività e la necessità di rafforzare il patrimonio (Basilea 3), anche attraverso una minore assunzione di rischi. Sono stati irrigiditi, infatti, i criteri di concessione del credito e le condizioni economiche applicate alla clientela, senza raggiungere, peraltro, il dovuto equilibrio tra la redditività e il maggior livello di rischio del credito connesso alla crisi economica.

Come uscire da questa situazione? Non solo con adeguati interventi macroeconomici dei governi, ma anche con una nuova concezione della società da parte di noi tutti. Intendendo quest’ultima non come ”bene totale”, ovvero sterile sommatoria dei singoli beni di ognuno (bene economico, bene fisico, bene morale, ecc), ma come “bene comune”, ovvero come prodotto del bene apportato da ogni singolo individuo, avendo ben presente che lo sforzo collettivo viene azzerato, se anche un solo soggetto della comunità produce un bene pari a zero.

 

Palo del Colle e l’anno 2011

di Saverio Gramigna, coordinatore CGIL di Palo del Colle

 

Mi viene chiesto di fare una rapida analisi dello stato economico e sociale nel territorio di Palo del Colle a fine 2011. È intanto opportuno far presente che le mie valutazioni derivano dai tanti problemi in cui quotidianamente ci si imbatte avendo a che fare con i lavoratori e la loro vita non solo lavorativa, dico questo per allontanare qualsiasi associazione con economisti. Categoria questa verso cui non ho alcuna avversione, ma è giusto delineare i campi di appartenenza.

In secondo luogo non dobbiamo tralasciare una visione d’insieme. Voglio dire che è necessario tenere ben presente che siamo in una Crisi mondiale iniziata nel 2008, anno in cui crollarono alcuni colossi bancari americani con i crack dei fondi “sub-prime”. Questo evento trascinò con se l’intero sistema economico mondiale a seguito delle profonde interconnessioni che l’attuale economia finanziaria globalizzata ha. Da allora, a partire dagli USA, i vari Stati sono corsi ai ripari con una serie di misure atte a contenere e possibilmente contrastare gli effetti perniciosi della Crisi in atto. L’Italia in questo lungo periodo ha minimizzato l’entità della Crisi, a volta negandola e comunque tranquillizzando tutti che mai ci avrebbe toccato perchè i “nostri fondamentali sono saldi”. E invece…

Invece, nell’anno che si chiude il 2011, l’Italia ha dovuto varare ben 5 manovre finanziarie di aggiustamento dei conti pubblici. Non eravamo poi così saldi. Ciascuna di queste manovre ha via via appesantito le condizioni di vita e di lavoro della gente. La quinta Manovra appena varata, quella del Governo Monti, va a dare un colpo forse serio alla gente, specie a quegli strati sociali a reddito medio basso. Se le Manovre fin qui fatte dal Governo Berlusconi hanno a più riprese tagliato investimenti ai servizi, vedasi Scuola Sanità Servizi socio-assistenziali, blocco dei contratti nel Pubblico impiego, taglio dei trasferimenti dallo Stato agli Enti locali, la Manovra Monti è intervenuta pesantemente con tasse.

Il cocktail delle politiche di questi tre anni diventano sempre più pesanti, considerato il panorama sociale mal messo qual è quello italiano. Lo Stato, in Italia, da almeno tre anni, ha smesso di occuparsi della società nel suo insieme, offrendo il minimo indispensabile in termini di assistenza e poi lasciando che ognuno si salvi da se e come può.

Dopo questo giro largo veniamo al nostro paese. A Palo le tradizionali economie non solo non tirano più, ma sono in un momento di possibile tracollo. Il settore edilizio che è stato il volano dell’economia dagli anni ’80 in qua, si è fermato. Si riteneva che il problema fosse la mancanza di un nuovo piano regolatore, temo che la questione sia ben più ampia. I prezzi a Palo non sono più appetibili come un tempo, e un territorio così cannibalizzato, così carente di servizi e con un livello di insicurezza e inciviltà crescente, probabilmente non sarà più tanto attrattivo per chi si muove per la provincia di Bari in cerca di una casa. L’agricoltura è anch’essa povera e incapace di creare una filiera che valorizzi i prodotti locali. Negli ultimi periodi sempre più braccianti agricoli raccontano di lavori in campagna che si vanno riducendo, colture che vedono sempre meno investimenti in termini di lavoro e di innovazione. Quella che a fatica possiamo chiamare zona industriale di Palo, vede importanti insediamenti in piena crisi. Aziende che sono state di riferimento per il Paese si trascinano con mancanza di ordinativi, di liquidità, e di capacità di innovazione. Molte aziende hanno deciso di mettere i propri dipendenti in cassa integrazione, o di aprire procedure di mobilità. Temiamo che qualcuno sia tentato di licenziare e di ridurre le attività, sperando che non ci siano chiusure. Quelle aziende piccole e grandi che lavorano, magari con delle riduzioni, scontano peggioramenti delle condizioni di lavoro e/o di salario. Certamente un serio handicap per Palo è non essere entrato nel consorzio ASI, una miopia delle tante amministrazioni che non hanno lavorato per far entrare l’area industriale appunto in quel consorzio. Avrebbe potuto attirare nel tempo qualche importante investimento produttivo com’è avvenuto altrove. Temo che l’amministrazione si troverà sempre più ad essere investita dai problemi del peggioramento delle condizioni di molta gente, non avendo però, e questo va detto per correttezza, gli strumenti adeguati per affrontare una situazione sempre più degenerante. Per quel che concerne le cose possibili per l’Amministrazione, è la messa a punto dei contratti full time per due lavoratori della Lombardi Ecologia che ancor oggi sono a part-time, pur svolgendo un egregio lavoro in zona Auricarro. Pagando quanto dovuto alla Lombardi Ecologia, come da capitolato, penso che si possa stare dietro affinché, almeno questo contributo modesto ma significativo, possa essere dato ad un mondo del lavoro tanto malandato.

 

“Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”

Possibili azioni  dell’Amministrazione comunale per attraversare la crisi

di Ernesto Chiarantoni, Dirigente Coordinatore delle Politiche di Inclusione Lavorativa ASL BA

 

E’ di tutta evidenza il fatto che la politica, nazionale ed in maniera trasversale, scappa di fronte alla costruzione di un disastro affidando, in maniera pilatesca, ad un governo tecnico le sorti di un Paese da rimettere in piedi. “Sacrifici nel segno dell’equità, per combattere la crisi” è stato il motto con il quale il nuovo Governo tecnico si è insediato ma, nella manovra approvata in Parlamento, è scomparsa l’equità e sono rimasti i sacrifici. Che oltre al fatto di venir chiesti sempre agli stessi (lavoratori dipendenti e pensionati), non servono a nulla in una manovra economica fatta di tagli sugli investimenti per la crescita del Paese, dalla quale dipende la ripresa economica.

Eppure, una svolta la si sarebbe potuta dare, in un momento di crisi congiunturale costruita dai grandi capitali e, soprattutto, in un momento di crescita vertiginosa della povertà determinata dal divario fra necessità e capacità di spesa: tassando le ricchezze finanziarie liquide (che avrebbe garantito un gettito di 200 miliardi di euro invece che di soli 2 miliardi di euro), bloccando la fuga di capitali all’estero, facendo una vera lotta all’evasione fiscale, introducendo un meccanismo di defiscalizzazione delle fasce più deboli, introducendo una pesante addizionale Irpef per le case sfitte, riducendo drasticamente le spese militari.

L’orizzontalità dei tagli prodotti (che tocca la parte al di sotto della fascia dell’orizzonte) ha una ricaduta tremenda sulle Amministrazioni comunali che, in quanto istituzioni di prossimità, sono chiamate dai cittadini a fornire risposte a bisogni sempre crescenti, senza che vengano forniti strumenti anche nei casi in cui le ricchezza collettive di una comunità vi siano, ma non siano  spendibili (Patto di Stabilità).

Alle Amministrazioni Comunali non resta, quindi, che abbandonare il vecchio, inutile e mortificante sistema assistenzialistico e lavorare per costruire processi di forte coesione sociale sul territorio. In che direzione? Innescando meccanismi capaci di incrociare la domanda (di servizi) di chi ha con il bisogno di chi non ha, attivando un circuito virtuoso di incontro fra competenze e domanda, potenziando il sistema di interventi fornito dai Piani Sociali di Zona, rafforzando la rete dei servizi alle persone che, di per sé, rappresenta una economia di scambio.

Una Amministrazione comunale, soprattutto in momenti di difficoltà, si caratterizza per la capacità di produrre e sostenere sistemi che  - alimentando il processo di costruzione di opportunità -  aprano canali per far uscire dal bisogno le persone in difficoltà in maniera condivisa e partecipata, e lo facciano raccogliendo tutta la positività insita in questa emancipazione. Secondo l´ insegnamento di don Oreste Benzi, “Non si può fare per carità ciò che va fatto per giustizia”. Rispondere al bisogno è dunque, questione di giustizia sociale, e le Istituzioni sono chiamate a farlo costruendo strumenti accessibili a tutti, evitando che il territorio perda risorse, sviluppando la capacità di progettare soluzioni e rispondere a bandi e avvisi regionali, nazionali, comunitari, mettendo a valore la rete della solidarietà e dell’associazionismo locale.

 

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

 

Elena Sisti, Beatrice Costa, Le donne reggono il mondo. Intuizioni femminili per cambiare l´economia, 2010, ed. Altraeconomia, pp. 120, € 12

 

Attraverso numerosi esempi reali, dodici esperte dimostrano come dietro le disastrose scelte politiche e finanziarie degli ultimi anni ci siano sempre valori e stereotipi maschili, quali il profitto, la propensione per l’azzardo, l’avidità personale intesa come intelligenza, il successo misurato in beni e reddito. Laddove invece, prevalgono modi e valori “al femminile” – ad esempio l’orientamento al futuro, la cura e la responsabilità verso gli altri, la compassione, l’altruismo – i sistemi sociali, economici e lavorativi risultano più solidi e duraturi. Una rivoluzione pacifica da promuovere a pieni voti, insomma.

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                               

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Published by Associazione Liberaggiunta
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L’Associazione LIBERAGGIUNTA è un'associazione di volontari, apartitica, che opera esclusivamente per fini di solidarietà. LIBERAGGIUNTA è la naturale conseguenza dell’esperienza nata con la Consulta Interparrochiale per le Attività Socio-Politiche di Palo del Colle e con la stessa interagisce nell’organizzare attività formative, come la Scuola di Formazione all’impegno politico.

L'associazione pone al centro della propria vita associativa la formazione e l’animazione allo spirito cristiano delle realtà familiari, ecclesiali e sociali in cui si è inseriti e lo scopo per cui si costituisce è l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza di ciascuno negli ambiti dell'impegno sociale, in particolare si propone di dar vita a momenti di formazione e di osservazione dei fenomeni, sia con l’organizzazione di incontri, l’istituzione di un osservatorio della legalità, la redazione di notiziari utili a promuovere le attività della comunità, sia la  realizzazione di un luogo di scambio per le opinioni sulle problematiche sociali, maggiormente avvertite dalla collettività cittadina. Il nostro luogo di osservazione è il territorio in cui prevalentemente operiamo, teniamo a cuore la nostra cittadina ed è per la nostra Palo che intendiamo spendere le nostre energie, utilizzando la significativa voce del notiziario per  analizzare e proporre alternative  alle problematiche che lo affliggono attraverso quella visione di carità cristiana che è fondamento  del nostro operare.

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