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17 aprile 2012 2 17 /04 /aprile /2012 08:36

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Donna “care giver”

di Annalisa Bux

 

Un curioso fenomeno degli ultimi tempi è quello che vede gruppi di donne che percorrono, di corsa o in marcia, in tenuta rigorosamente ginnica, le periferie di Palo del Colle e le strade che collegano la nostra cittadina al Borgo Auricarro, di buon mattino e non solo. Questa attività, che considero benefica ma che condivido raramente con le mie compaesane, mi offre la possibilità di avere bei momenti di relazione, di godere della bellezza del paesaggio e di consegnarvi un pensiero che spesso mi ritrovo a formulare.

Mi sono domandata in quale misura percentuale questa “attività dinamica” sia, per ognuna di loro, un modo per uscire dalle fatiche quotidiane, un modo per costruire relazioni nuove o semplicemente un modo per tenersi in forma.

Mi piace immaginare che ad un “corpo sano” si affianchi sempre una “mens sana”, capace di accostare alla cura del proprio corpo, reclamata dalla moda prevalente, una giusta ratio per bilanciare attività volte al benessere personale, alla cura della famiglia e alle attività extra-familiari, economicamente retribuite e non, secondo i canoni di una scelta libera e individuale.

Eppure questa immagine è offuscata o poco vivida per tantissime. Per il benessere fisico e dell’anima si dipende sempre più spesso da una scelta indotta e non si è sempre liberi di scegliere da cosa dipendere.

Un rapporto regionale sulla donna lo conferma e sottolinea come lei sia considerata, e si consideri, care giver, ossia “una persona che si prende cura di”, una madre moglie e figlia a tempo pieno che lascia come secondarie le scelte lavorative, e ancor più al margine le scelte di impegno sociale e civile.

Oggi le donne trovano appoggi maggiori da parte di compagni e familiari (se una famiglia accanto c’è) quando scendono in campo per risanare il conto economico della azienda “famiglia”; trovano invece, poco o nessun sostegno quando scelgono di attivarsi per le realtà che hanno non un ritorno economico, ma squisitamente valoriale per sé, la famiglia e per l’intera comunità cittadina.

Abbiamo dato la parola ad alcune donne di Palo, che questa scelta valoriale l’hanno fatta, e le abbiamo intervistate.

 

 

 

“In politica se vuoi che qualcosa venga detto, chiedi ad un uomo.

Se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedi ad una donna” (M.Thatcher)

 

di Anna Cutrone

 

Vorrei cominciare questo mio modesto pensiero in merito all’impegno della donna in politica, chiedendomi perché per lei è così difficile la piena partecipazione alla vita sociale e politica.

All’origine c’è un dato storico, ossia il ruolo sociale assegnato alla donna da millenni: angeli del focolare, immolati sull’altare della famiglia, incapaci di condividerne la gestione neanche con i propri compagni di vita.

Ella è ostacolata dal giudizio sociale altrui, che la fa sentire in colpa per la trascuratezza dei suoi doveri familiari. Questa condizione di fondo le rende impossibile lo studio necessario per occuparsi di politica, relegandola a posizioni marginali  più confacenti al suo genere.

Moltissime donne ritengono che l’insegnamento sia una prerogativa femminile, basti pensare alla sproporzione tra il numero dei docenti uomini e il numero dei docenti donne, soprattutto nella scuola primaria.

Le pari opportunità tra uomo e donna non sono una rivendicazione femminista e nemmeno un filosofico approccio alla differenza tra sessi. La parità di genere mira ad eliminare le differenti condizioni di lavoro tra donne e uomini, le ingiuste differenze di redditi, una maggiore protezione sociale.

 L’approfondimento di questa materia è necessario per affrontare una riorganizzazione dei tempi del lavoro, dei tempi della città, della pari rappresentanza nei luoghi dove si decide la sorte del nostro paese.

L’espediente delle “quote fisse”serve a sottolineare questa realtà, ad azzerare il protagonismo politico delle donne, ponendole in una posizione subordinata. I partiti sono praticamente obbligati ad inserire nomi femminili per evitare ostacoli alla  marcia trionfante degli uomini destinati a governare.

L’Italia è il paese dove c’è la minore rappresentanza femminile nelle sedi politiche, ad es., a livello comunale, su 118.000 amministratori, solo il 18% è costituto da  donne.

Anche a Palo le scorse elezioni non hanno visto alcuna donna eletta, sebbene  oggi abbiamo due donne assessori, alle quali chiediamo di far valere maggior concretezza, capacità di sintesi, minore litigiosità, più attenzione alle politiche di genere e soprattutto di  credere nel bene comune e non in quello superficiale, individualistico ed interessato.

E’ doveroso, però, fare un mea culpa sul rapporto che le donne hanno con la politica: le donne non votano altre donne, hanno difficoltà a fare squadra e spesso si candidano donne senza alcuna preparazione, dimostrando così ai più di essere delle semplici riempilista.

Non basta pronunciare slogan a favore delle donne, non basta organizzare feste acchiappa voti: occorre conoscere la politica, imparare un linguaggio tecnico, avere un senso di appartenenza ad una terra che è la propria e per la quale si deve lottare.

Ho appreso con soddisfazione la elezione a segretario dei Giovani Democratici a Palo della sig.na Gabriella Sasso, a dimostrazione che è ora di partecipare attivamente alla vita politica e sociale del nostro paese; è ora di mettere a frutto il genio che ogni donna possiede, ciascuna con le proprie capacità e la propria professionalità.

Smettiamola di lamentarci sempre delle cose che non vanno o di mantenere nei cassetti quelle idee, quelle proposte che, se realizzate, migliorerebbero la condizione di vita di ciascuno, cominciando dalle fasce più deboli, come quella dei nostri figli.

E’ ormai tempo di diventare costruttrici attive della nostra storia.

 

L’impegno civile è donna?

Intervista a Maria Teresa Capozza (M.T.) e Anna Franca Coviello (A.F),

dei movimenti “No alla discarica”  e “Acqua bene comune”

 

di Ottavia Grassi

 

D. In cosa è consistito il vostro impegno civile a Palo?

M.T. Quando nel 2009 la Lombardi Ecologia ha presentato il progetto di discarica di rifiuti speciali nella cava Di Maso, io ed altre persone ci siamo messi a studiare i documenti per capire se le procedure venivano rispettate e cosa avrebbe comportato questa discarica per il paese e per i cittadini. Così è sorto il comitato “No ALLA DISCARICA”. Abbiamo presentato le nostre osservazioni in una affollatissima assemblea pubblica prima e alla Regione Puglia dopo. Queste motivazioni sono state accolte ed alla fine la discarica non si è più realizzata.

A.F. Negli anni 2010 e 2011 lo zoccolo duro del comitato “NO ALLA DISCARICA” ha aderito al comitato nazionale “ACQUA BENE COMUNE”. Il nostro impegno è cominciato prima mettendoci in contatto con i vari gruppi provinciali, poi sensibilizzando tutti i cittadini Palesi, con riunioni, gazebo e volantinaggi e raccogliendo le firme per ottenere il referendum nazionale. Ovviamente nel 2011 abbiamo continuato fino a giugno, quando il referendum è stato vinto.

 

D. In che modo avete vissuto  questo impegno come donne e cittadine?

M.T. Lavorando nel comitato “No alla discarica”, ho avvertito nei cittadini da un lato una forte rassegnazione di fronte ai poteri forti della politica e dell’economia, dall’altro una forte rabbia per non essere stati mai informati sull’argomento. Io ero fra quelli che erano convinti che avevamo il diritto di replicare e dovevamo farlo studiando le carte, perché lamentarsi  a vuoto non serve a niente. In questo non faceva differenza l’esser donna o uomo.

A.F. Io come donna e cittadina ho sentito l’ impegno nel movimento “Acqua bene comune” proprio come un diritto – dovere da esercitare e mi ha commossa la partecipazione dei cittadini, i risultati ottenuti e il sentirmi parte di un processo nazionale tanto sentito, quanto ben organizzato.

 

D. In che percentuale si riscontrava una presenza femminile nel movimento?

A.F. Nel movimento “Acqua Bene Comune” si è vista una maggiore presenza di donne, donne che esprimevano la voglia di esercitare la propria cittadinanza attiva. Penso che trattandosi dell’acqua pubblica, le donne sentivano l’argomento più vicino o forse anche più legittimo, perché addirittura esistenziale. Era un altro atto di tutela della donna verso la propria famiglia e quindi si sentivano più libere di prendere posizione.

M.T. Nel comitato “No alla discarica”, invece, c’era più presenza maschile, forse perché quel problema era sentito come più “politico” e pertanto ricadeva negli ambiti che un clichè culturale maschilista che riserva gli spazi della politica solitamente agli uomini.

 

D. Nell’ambito di questi movimenti avete mai avvertito rivalità tra voi donne?

(Sorridono) A.F. Non c’è stata proprio nessuna rivalità, anzi una fortissima collaborazione! Ci ha caratterizzato lo spirito femminile che mira all’obiettivo e non alla scena.

M.T. Se qualche “prima donna” c’è stata, era uomo!

 

D. Secondo la vostra esperienza , nell’ambito dell’impegno civile la donna opera in maniera diversa dall’uomo?

M.T. Secondo me la donna è fornita di uno spirito di concretezza maggiore e ha una capacità organizzativa più spiccata.

A.F. A mio parere, la donna è più focalizzata sull’obiettivo da perseguire e si perde meno in chiacchiere.

 

D. Secondo voi la presenza femminile ha portato un valore aggiunto a questo impegno?

M.T. Nella vicenda della discarica direi che il valore aggiunto femminile è emerso soprattutto nelle fasi di frizione tra i membri del comitato, ammortizzandole. Inoltre le donne che hanno partecipato non erano persone dal volto noto, identificabili con schieramenti politici, e forse anche questo ha contribuito alla credibilità del gruppo.

A.F. Secondo me, la massiccia presenza femminile all’interno del movimento dell’acqua ha favorito l’opera di sensibilizzazione, forse perché all’interno di un banchetto o nell’ambito del volantinaggio era percepita come più rassicurante.

 

D. Secondo voi, una donna può conciliare la cittadinanza attiva con gli impegni familiari ed il  lavoro?

M.T. Se la donna entra nell’ottica che la cura della propria famiglia passa anche attraverso la cura della comunità, ha la forza per stirare una camicia di meno senza sensi in colpa. Insomma, se io come donna mi occupo della qualità dell’aria del mio paese, sto già facendo il bene della mia famiglia.

A.F. Sì, purché la donna abbia una forte motivazione personale e accanto ci sia un partner ugualmente sensibile e consapevole.

 

D. Cosa c’è nel cuore pulsante dell’impegno civile delle donne?

M.T.  Io direi l’esigenza di vedere rispettati i propri diritti

A.F. Secondo me, c’è l’istinto, tipicamente femminile, di prendersi cura di tutto ciò che è vita.

 

 

Al servizio della donna

di Elisabetta Caradonna

 

Il ruolo della donna all’interno della società ha subito negli ultimi anni cambiamenti enormi e tali da permetterle di ottenere l’uguaglianza giuridica nei confronti dell’uomo; nella realtà tuttavia ciò non è del tutto scontato.

È quanto accade anche a Palo del Colle, dove le donne, lavoratrici, madri, figlie, affrontano quotidianamente molte difficoltà.

In questo contesto le istituzioni locali giocano un ruolo decisivo: un sistema di welfare efficiente agevola la parte più debole della società, dunque basterebbe incrementare la quantità e la qualità dei servizi a sostegno della maternità, delle famiglie e delle lavoratrici. L’obiettivo è quello di favorire la conciliazione della vita familiare con quella professionale, come l’anticipo del servizio mensa nelle scuole; la rimodulazione della fasce ISEE, con un maggior numero di scaglioni, in modo da considerare le reali possibilità di partecipazione alla spesa; l’apertura di asili nido comunali. A ciò si aggiunga la creazione di percorsi formativi qualificanti che ne favoriscano l’entrata nel mondo del lavoro.

In ultimo, ma non meno importanti, sono i servizi dedicati al benessere della famiglia, che partono anche da una riqualificazione degli spazi dove i bambini si incontrano e giocano, e arrivano ad offerte culturali che aiutino la  loro crescita ed educazione.

Tutto ciò porterebbe Palo del Colle ad avere una prospettiva di sviluppo durevole e sostenibile.

La crisi economica e il clima di austerity nel quale le amministrazioni comunali vivono, possono sembrare un ostacolo insormontabile, ma proprio la risorsa donna e il suo potenziale sono fondamentali per il superamento della crisi ed il rilancio dell’economia locale.

 

FOCALIZZIAMO a cura di Mariateresa Capozza

 

A fronte della vita reale in cui le donne manifestano tutta la loro pienezza di persone, che rappresentazione della donna si ha nei media italiani? Alla donna-oggetto, alla bellezza femminile strumentalizzata, a come questo modello “made in TV“ influenzi la vita quotidiana di uomini e donne è dedicato il libro di LORELLA ZANARDO, Il corpo delle donne, Feltrinelli 2010, pp. 205. L’opera segue l’omonimo video (25’), scaricabile liberamente da www.ilcorpodelledonne.com. Tutto il pacchetto è vivamente consigliato (almeno) alle donne ed agli uomini al di sotto dei 40 anni.

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Published by Associazione Liberaggiunta
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L’Associazione LIBERAGGIUNTA è un'associazione di volontari, apartitica, che opera esclusivamente per fini di solidarietà. LIBERAGGIUNTA è la naturale conseguenza dell’esperienza nata con la Consulta Interparrochiale per le Attività Socio-Politiche di Palo del Colle e con la stessa interagisce nell’organizzare attività formative, come la Scuola di Formazione all’impegno politico.

L'associazione pone al centro della propria vita associativa la formazione e l’animazione allo spirito cristiano delle realtà familiari, ecclesiali e sociali in cui si è inseriti e lo scopo per cui si costituisce è l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza di ciascuno negli ambiti dell'impegno sociale, in particolare si propone di dar vita a momenti di formazione e di osservazione dei fenomeni, sia con l’organizzazione di incontri, l’istituzione di un osservatorio della legalità, la redazione di notiziari utili a promuovere le attività della comunità, sia la  realizzazione di un luogo di scambio per le opinioni sulle problematiche sociali, maggiormente avvertite dalla collettività cittadina. Il nostro luogo di osservazione è il territorio in cui prevalentemente operiamo, teniamo a cuore la nostra cittadina ed è per la nostra Palo che intendiamo spendere le nostre energie, utilizzando la significativa voce del notiziario per  analizzare e proporre alternative  alle problematiche che lo affliggono attraverso quella visione di carità cristiana che è fondamento  del nostro operare.

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