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Blog dell'Associazione Liberaggiunta di Palo del Colle (Ba) e del mensile Liberaggiunta News.

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Spazio alla Cultura

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Responsabilità e convivenza sociale

di Anna Ferrara Fiore,  Presidente Libera Università “D. Guaccero”

 


Le idee nella Libera Università “Domenico Guaccero” di Palo del Colle, ora decennale nella sua storia, percorrono la via del desiderio a confrontarsi, ad incuriosirsi nelle conoscenze, a praticare margini di libertà che sono più ampi di quanto tante censure fanno credere. Vince, con l’organizzazione di scienza, arte, cultura ed educazione alla corporeità, la cura delle relazioni sociali, di quelle inter-generazionali ed inter-culturali.

La buona comunicazione, lo stare insieme incuriositi dalle conoscenze, passa attraverso persone consapevoli che si aprono a nuove realtà e colgono, nei progetti, risorse e risposte in un tessuto dove le esperienze e le capacità diventano vitali e finalizzate alla dignità e alla libertà di ciascuno. E’ bello, allora, che le identità si rassicurino e si cimentino responsabilmente nell’affrontare i temi drammatici della contemporaneità e li portino all’attenzione della comunità civile.

Condividere significa sapere e tutto ciò che si acquisisce nella coscienza, nelle parole, libera ed è un’arma contro ogni tipo di sopraffazione. Va contrastato il degrado ed il saccheggio degli uomini e della natura ed i diritti vanno difesi dalla comunità.

Il valore della Cultura della nostra terra e dei nostri preziosi talenti possono sconfiggere ogni infamia,la paura dei cambiamenti e la paura della felicità. L’impegno vorrebbe sconfitta la precarietà,valorizzato l’ambiente, altrettanto i beni culturali e soprattutto valorizzate le giovani generazioni. Il progetto, le attività,i seminari ed i laboratori, attuati in questi anni, grazie al consenso di tanti, accolti da meravigliasi docenti-giuda, vorrebbero abbattere il muro della passività, della rassegnazione e del pregiudizio, per condividere la passione dell’operare insieme.

Non abbiamo presunzioni perché come dice Paulo Freire  “nessuno educa nessuno, nemmeno se stesso, gli uomini si educano insieme, attraverso la mediazione del mondo”.


 

 

C’era una volta…

di Nicoletta Florio, attrice

 


C’era una volta, ma tanti tanti anni fa (nell’epoca che all’improvviso ci chiamò tutti ‘italiani’), un paesino grazioso sulla collina.

Tra le casette, le piazzette, i carretti e gli animali c’era…. nientepocodimenochè… un teatro!

Ma… uno vero con tanto di palcoscenico, platea e melodrammi? Non ci è dato di sapere con certezza; però, è bello immaginare che, probabilmente, qui i paesani, dopo tanto lavoro, andavano a riempirsi gli occhi e le orecchie di ‘cose mai viste e mai udite’, immergendosi in un mondo magico e lasciando che la loro mente si educasse e si alimentasse di quella forza necessaria a sostenere il ritmo della quotidianità.

E le sorprese del piccolo centro abitato non finiscono qua. Dopo tanti anni, quando la politica scoprì il potere della comunicazione, ecco che sorge un cinema-teatro! Questa volta è certo, si tratta di uno vero vero, enorme, capace di contenere tutti i paesani, con il palco e uno schermo che ingoia i bambini.

Forse allora tra i bisogni primari (tra l’altro di gran lunga più urgenti dei nostri) ce n’era uno nuovo… saziare una fame diversa. O forse tale necessità fu risvegliata proprio dalla possibilità di conoscere un nuovo linguaggio.

Oggi a Palo del Colle (così si chiama il paesello) il giorno della ‘festa grande’, nella splendida piazza sul cucuzzolo, c’è l’orchestra, e ci sono i nonni, che parlano dialetto, perché l’italiano corretto non hanno avuto modo di impararlo, ma che come per miracolo iniziano a usare l’aulica lingua delle arie cantate a memoria: hanno gli occhi incantati e si capisce che custodiscono il segreto di una magia sconosciuta a tanti scolarizzati teledipendenti che sulle note della Turandot mangiano noccioline.

Lì nel paesino, che è diventato un paesone, il teatro e il cinema ci sono ancora… ma sono morti, occultati e gettati nel dimenticatoio.

Per fortuna tanta gente innamorata della cultura, della conoscenza della bellezza, nonostante tutto, continua a regalare emozioni, con iniziative spesso ostacolate e costrette a convivere con grandi disagi: si elemosinano i posti più impensabili per dar voce all’arte… le palestre con la loro terribile e sconfortante acustica, palchetti non agibili, salette prese in prestito alla banca o addirittura prese in affitto dalla chiesa di turno….

Se solo ci fosse un vero contenitore culturale (magari si potrebbe tentare di far resuscitare quelli antichi)… il popolo palese, sapendo di un luogo dove si parla ‘la lingua dei miracoli’, tornerebbe ad incuriosirsi e forse smetterebbe di ammazzare i propri neuroni a suon di ‘Amici’ piuttosto che di ‘Grande Fratello’.


 

 

 

Intervista a Luigi Giunta (pittore ed artista)

di Anna Cutrone

 


Ritiene che negli ultimi anni si sia registrato un maggiore interesse agli eventi culturali organizzati dalle varie associazioni, dal Comune e dalle scuole rispetto al passato?

 

Un notevole impulso è stato dato dalla pubblica istruzione. E qui subito un pensiero a Franco Ferrovecchio che, con il suo lavoro, ha dato un grande contributo allo sviluppo culturale del nostro paese. Le varie associazioni hanno seminato molto, ma non c'è l'aggancio con la P.A.

 

Ritiene che la mancanza di un cinema o di uno spazio teatrale abbia portato i cittadini a non credere nel valore educativo di queste due forme d'arte e, soprattutto a far andare via i talenti che il nostro paese vanta?

 

In un paese di ventimila abitanti sono necessari spazi per il cinema e per il teatro al fine di promuovere, valorizzare e tutelare il patrimonio artistico e storico della società. E' importante non fare allontanare i giovani che devono essere incoraggiati, appoggiati e sostenuti proprio dall'amministrazione comunale.

 Secondo lei, perchè le varie amministrazioni  non si sono mai preoccupate di un arricchimento culturale del paese?

 

Le amministrazioni che si sono susseguite nel tempo non hanno saputo tendere una mano e gestire la più semplice delle occasioni. Le motivazioni possono essere le più disparate.

 

In qualità di pittore,sente la mancanza di luoghi e iniziative inerenti la pittura?

 

In questo paese così grande e amabile c'è un blocco, perchè non esistono luoghi dove esporre permanentemente eventi di pittura, scultura e poesia.

 

Cosa consiglierebbe ad un giovane artista che vuole rimanere sul territorio e non sa come riuscire a mettere in luce il suo talento?

 

Essere presente in qualsiasi manifestazione, piccola o grande solo per farsi conoscere al di là della competizione.

 

Cosa consiglierebbe ai prossimi amministratori?

 

Entusiasmo,difesa del patrimonio della nostra Palo che è continuità di vita e di pensiero, pianificare un programma culturale alla riscoperta di valori antichi .

 

Grazie.

 

 

Ai PON preferisco i PAC

(La scuola a servizio della cultura e dell’educazione)

di Orazio Zaccheo

 


“La cultura è arte ed esercizio del bello, del buono, del giusto e di ogni valore utile all’edificazione personale e morale di ogni uomo”.

Questa frase costituisce l’eredità morale consegnatami da una docente di latino e greco di Palo, dagli anni ottanta chiamata a Firenze in un Liceo Europeo per elaborare un progetto di nuova didattica. E’ una frase che mi porto sempre dentro, come una guida, in ogni contesto dove la conoscenza , il sapere  e la cultura trovano spazio. E mi chiedo quanto, oggi, potrebbe essere utile recuperare quel concetto di cultura soprattutto nel mondo della scuola, dove continuamente si elaborano offerte formative e di didattica.

 Mi chiedo quanto potrebbe esser utile nella programmazione dei vari PON (Programmi Operativi Nazionali), FSE (Fondi Sociali Europei) e FESR (Fondi Europei di Sviluppo Regionale) recuperare per i nostri figli un diverso concetto di didattica, conoscenza e cultura.

 Spesso la programmazione didattica e le offerte formative sono calate dall’alto e s’inseriscono in coordinate di respiro aziendale preconfezionate, in una logica dove l’individuo (alunno) non è soggetto del progetto, ma ne diventa l’oggetto non protagonista e dove docenti, tutor ed esperti esterni sembrano attori, a volte inconsapevoli di un grande circo “del fare”.

E a giudicare dallo zelo degli operatori scolastici, spesso impegnati in operazioni di marketing pubblicitario, i PON, ormai, sono la spinta propulsiva di un nuovo modo di fare ed essere scuola! E con quali obiettivi?

Mi piace, invece, pensare all’offerta formativa come ad un ampio contenitore culturale, un laboratorio permanente di idee e di progetti a misura di individuo concepito come soggetto critico (penso al PON come un PAC – Progetto di Animazione Culturale), un luogo dove ogni alunno, docente, genitore attinge a relazioni positive sempre nuove, a stretto contatto con le varie espressioni del sapere e della cultura, un laboratorio permanente dove poter apprendere i nuovi linguaggi per capire la realtà ed il mondo in cui viviamo, reso insopportabilmente asfittico dai mass-media, un luogo dove l’ascolto dell’altro, lo scambio di esperienze e l’aspetto educativo tendente al bello, al buono, al giusto non è secondario rispetto a quello dell’apprendimento e della formazione. Un luogo dove imparare ad essere scuola non a fare scuola (parafrasando Don Milani).

Dopo ogni PON spesso rimane solo il ricordo di una bella esperienza, il più delle volte fine a se stessa. Basterebbe far sì che dopo ogni PON ogni distretto scolastico abbia a disposizione almeno più libri o più relazioni positive a vantaggio di tutti. Sarebbe un ottimo risultato.


 

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