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20 maggio 2010 4 20 /05 /maggio /2010 10:42

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Sorry, Mr John…

di Orazio Zaccheo e Nico Sardaro

 

John Sblendorio è un italo-americano, anzi un palese-americano, ritornato a Palo del Colle dopo quarant’anni.

Mi sono offerto di andarlo a prendere dall’aeroporto e, una volta di ritorno, ha chiesto che lo accompagnassi a visitare le “bellezze” del paese. Dal quel punto della statale 96 in cui la radura si fa meno folta e si può già scorgere il Colle, ecco già un folto gruppo di “bellezze” seminude fare spudorata mostra del loro corpo sul ciglio della strada.

“Very good!”, ha esclamato Mr. John. “Dove siamo, ad Amsterdam?”

“Sorry Mr. John, purtroppo siamo a Palo”, gli ho risposto con un po’ di vergogna, ma senza rinunciare ad un pizzico d’orgoglio nativo. A differenza di Amsterdam, qui la prostituzione è un problema che indigna troppo per essere risolto legalmente, come d’altronde nel resto d’Italia. E allora si finisce per lasciare alle organizzazioni criminali la libertà di “risolverlo”, visto che loro non s’indignano!”

Prima di addentrarci nel paese, Mr John mi ha chiesto di fare un giro tra le campagne di Palo, per rivedere certi luoghi dell’infanzia.

Con sguardo inorridito ha osservato le ricche esposizioni di “arredi” solidi urbani (lavatrici, divani, lavandini e water)  fare scempio dei secolari poderi di ulivi e dei caratteristici muretti a secco.

“Sorry Mr John ma la raccolta differenziata e gli sforzi dell’amministrazione a Palo non bastano. C’é chi fa di tutto per trasformare i campi in discariche a cielo aperto!”

Poco dopo Mr John ha voluto ricordare la sua infanzia spensierata, quando con gli amici era solito passeggiare per i viali alberati che dal centro conducono alle campagne. Mi ha chiesto di rivedere il viale della stazione. Non l’avessimo mai fatto! Bulli in motorino, sprezzanti delle più elementari regole di educazione stradale, per poco non ci facevano secchi. E c’era anche chi sfrecciava a gran velocità sul marciapiede del viale, zigzagando tra me e lui, come fossimo birilli in un percorso ad ostacoli.

“Ma qui non ci sono Policemen?”, mi ha chiesto.

“Sorry Mr John, ma di vigili a Palo se ne vedono pochi durante il giorno, sia perché sono pochi davvero sia perché quelli che ci sono risultano quasi sempre impegnati altrove.”

Ci siamo allora rifugiati in un bar dove la sua attenzione è stata catturata dagli sguardi assenti degli oziosi astanti in evidente stato di disoccupazione e di ebbrezza, seduti lì in pieno orario di lavoro. Sopra un tavolino ha notato poi il giornalino locale e ha cominciato a leggere: profluvi di cronaca nera! Solo negli ultimi 15 giorni, nel nostro paese, sono stati almeno sei gli arresti per droga.

“Com’è cambiato il mio paese, una volta era un’isola felice!”, ha esclamato il nostro ospite.

“Sorry Mr John, credo che lei abbia proprio ragione. Eppure qualcosa si muove. Stanno rifacendo il giardino pubblico, avremo un nuovo piano regolatore (chissà quando!) e una casa della cultura per i giovani che insieme all’opera instancabile delle scuole, delle parrocchie e all’iniziativa di alcuni volenterosi cittadini, si spera possa risollevare le sorti delle future generazioni.

E lui a me: “avete un ospedale? Ci sono scuole superiori? I giovani dove passano il tempo libero? Esiste ancora il cinema? Gli artigiani dove stanno? Ci sono delle industrie?”

“Sorry Mr. John, ma qui c’è solo un gran macello (riferendomi, senza ironia, all’unica industria palese: un impianto di lavorazione carni, appunto)”.

E lui: “io vedo solo case e poco sviluppo economico! Sono preoccupato per voi! La legalità mi sembra a rischio e pure il vostro welfare”. Mi ha parlato allora della città in cui vive in America, di progetti di finanza creativa, di fondi di sviluppo, di progettualità avanzata rispettosa dell’ambiente e del territorio, di cultura e di sport. Tutte possibilità che a Palo del Colle restano ignorate o, nella migliore delle ipotesi, tenute in scarsissima considerazione.

“A proposito di sport”, mi ha detto, “vorrei rivedere il campo sportivo di Palo. Un tempo ero uno sportivo e lì ho tanti ricordi!”

Mi sarei sottratto volentieri a tale richiesta, ma alla fine siamo entrati nel campo sportivo e Mr John è rimasto ammutolito.

“Ma è rimasto tutto come quarant’anni fa! Neppure l’erba sintetica avete?”

“Sorry Mr John! Se è per questo non abbiamo nemmeno un percorso podistico e una pista ciclabile. Eppure le società sportive non mancano e vantiamo anche bravi e meritevoli atleti. Ogni giorno preghiamo per loro affinché durante gli allenamenti non vengano investiti dalle auto in corsa. Proprio così Mr John, perché a Palo anche una semplice corsetta domenicale può diventare uno sport estremo a causa delle strade dissestate e della totale assenza di infrastrutture adeguate e sicure. L’attenzione per lo sport si ferma ai centri scommesse disseminati in tutto il paese e tantissima gente di Palo preferisce giocarsi lì il proprio futuro.”

Desolato e un po’ mortificato, Mr John ha chiesto di visitare in lungo e in largo il cimitero.

“Caspita!”, ha esclamato. “Qui invece sembra essere tutto in ordine. Tanti monumenti, verde. Un vero gioiello, complimenti!”

“Sorry Mr John, si vede che a Palo c’è più rispetto per i defunti che per i vivi. Ed è abbastanza paradossale che per rallegrarsi un po’ della propria condizione di cittadini si debba andare al camposanto!”

“Un momento. Cos’é quella scritta su quella cappella?”, ha chiesto Mr John. “C’é scritto: Guardami e ridesterò la virtù nel tuo cuore. Un programma per Palo in una sola frase”.

“Thank you Mr John”, gli ho risposto questa volta. “Forse ciò di cui Palo ha bisogno é proprio di essere guardata con la giusta attenzione affinché il desiderio di cambiamento possa ridestare la virtù nell’animo dei suoi abitanti.

   

Fenomeni criminosi e necessarie risposte

di Michele Di Schiena, magistrato

 

Capita spesso a chi percorre in auto le nostre strade di ricevere dai veicoli diretti in senso opposto rapide e ripetute segnalazioni con i fari abbaglianti intese ad indicare, per una oramai larga e radicata consuetudine, la vicinanza di pattuglie della polizia stradale e quindi il rischio di incorrere in sanzioni per eccesso di velocità o altre infrazioni. Una singolare solidarietà originata non dalla convinzione di quanto sia necessario rispettare le regole fissate per evitare i rischi che la circolazione stradale comporta ma dalla propensione ad eludere i controlli rivolti ad assicurare l’osservanza di quelle regole. Una sorta di solidarietà fra trasgressori della legge che si riscontra anche in altri settori della vita associata (come nel caso delle prestazioni professionali in nero) e che la dice lunga su quanto siano purtroppo diffuse nella nostra cultura concezioni per le quali la legalità non è un patto sociale da rispettare nell’interesse di tutti e di ciascuno ma una specie di camicia di forza da cui liberarsi, un complesso di prescrizioni dettate da poteri pubblici che vengono percepiti, forse anche per il retaggio di amare esperienze storiche, come realtà estranee, avverse e non meritevoli di rispetto e di fiducia.

Si comprende allora come un tale clima finisca per diventare, specialmente nel Meridione, un vasto terreno di coltura della criminalità: di quella comune (chiamata anche “microcriminalità” nelle forme minori specialmente giovanili) e di quella organizzata che provoca una vera e propria “secessione” dalla legalità. Fenomeni delittuosi diversi ovviamente per struttura, mezzi e obiettivi ma l’uno e l’altro connotati da grave pericolosità sociale perché in egual modo espressione dello stesso rifiuto di quell’etica costituzionale che si fonda sulla dignità della persona umana e si esprime nei grandi messaggi di giustizia, liberazione, solidarietà ed uguaglianza. Una criminalità che spesso indossa abiti borghesi e cerca referenti fuori dai suoi recinti in settori deviati della politica, delle istituzioni, del mondo imprenditoriale e della grande finanza. E lo fa sfruttando cinicamente le disperazioni ed i drammi causati dal lavoro negato, dal lavoro precarizzato, dai ricatti occupazionali, dagli sfruttamenti e dalle tante ingiustizie in una società nella quale la classe dirigente dà un devastante spettacolo di malaffare, di corruzione, di abusi e di scorrettezze esibendosi in una spasmodica e scandalosa pretesa di inammissibili impunità e privilegi.

Certo, a fronte delle notizie di furti, estorsioni, rapine, violenze ed atti teppistici di vario genere è necessario che i pubblici poteri diano risposte immediate in termini di sicurezza. Ora, non vi è dubbio che le forze dell’ordine, spesso a costo di enormi sacrifici, fanno fino in fondo tutto il loro dovere. Ma non basta perché sono necessarie politiche serie e lontane dalla tentazione di sfruttare la paura della gente per ottenere facili consensi attraverso sortite propagandistiche non seguite dall’adozione di misure concrete ed efficaci. Occorre invero potenziare le attività di polizia sul versante della prevenzione e su quello della repressione migliorando i servizi informativi, affinando un impegno investigativo articolato in qualificate specializzazioni ed assicurando un più esteso e costante controllo del territorio attraverso pattugliamenti diurni e notturni con compiti di perlustrazione e di sorveglianza. Pattugliamenti che vanno rivalutati e rafforzati (le “ronde” di stampo leghista si sono rilevate un rimedio peggiore del male) evitando l’errore di ritenere che il ricorso a certe nuove tecnologie, come l’installazione di telecamere in punti strategici di osservazione, possa sostituire la vigilanza diretta degli operatori della sicurezza mentre deve essere solo un utile strumento integrativo.

Ma occorre guardare più a fondo perché i fenomeni delittuosi vanno combattuti anche e soprattutto rimuovendo le condizioni culturali, economiche, sociali ed ambientali che li favoriscono e talvolta li generano. Per colpire alla radice il crimine si deve dare una risposta adeguata e coraggiosa alla domanda di rigenerazione morale che cova fra la gente sotto la cenere della rassegnazione e della sfiducia e che potrebbe prima o poi, se le cose non dovessero cambiare, sfociare in reazioni incontrollate dagli sviluppi imprevedibili. Una emergenza che non viene percepita nella sua urgenza e nella sua drammaticità da certe politiche distratte o “in tutt’altre faccende affaccendate”. La speranza è che le sensibilità politiche più avvertite, le forze sociali più avanzate, le espressioni più avvedute della cultura, le coscienze cristiane più attente ai “segni dei tempi”, le associazioni di cittadinanza attiva e il giornalismo critico facciano capire che la “questione criminale” è strettamente legata alla “questione morale” e che questa, a sua volta, è oggi la prima e fondamentale “questione politica”. Una questione che va posta al centro delle attenzioni nel Parlamento, nei consessi democratici delle Regioni e degli enti locali ed in tutti i luoghi aperti all’esercizio della democrazia partecipativa.

 

 

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Published by Associazione Liberaggiunta
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