Blog dell'Associazione Liberaggiunta di Palo del Colle (Ba) e del mensile Liberaggiunta News.
Dalla Cina…
di Yz Ming
Come ti chiami?
Yz Ming.
Da dove vieni?
Dalla Cina.
Da quanto tempo sei a Palo?
Da circa un anno.
Come ti sei trovato a Palo?
Complessivamente bene. Come dappertutto, ci vuole tempo per ambientarsi.
Come si chiama il tuo negozio?
Jia Hao Centro Casalinghi.
Ti sei sentito accolto dagli abitanti di Palo?
All’inizio la gente non ti conosce ed è un po’ fredda, ma poi pian piano impara a conoscerti e si fida di te.
Come vedi il tuo futuro?
Per il momento penso solo al mio lavoro, poi si vedrà… Forse tornerò al mio Paese o viaggerò ancora, chissà…
Dall’Albania…
di Parashqevi Capo
Fin dalla preistoria, l’uomo si spostava da un territorio all’altro, in cerca di cibo e di un posto accogliente per vivere. Sono le stesse cose di cui una persona ha bisogno oggi: stabilità economica, lavoro e accoglienza.
Così come ci racconta il signor Vangjel Qana, di nazionalità albanese, ormai settantenne, arrivato in Italia nel 2002, dopo aver ottenuto i documenti per il ricongiungimento famigliare.
La moglie prima di lui aveva seguito il figlio, che, dopo aver finito il liceo, non trovando lavoro in Albania, era giunto in Italia con il motoscafo.
Il Signor Vangjel ha lavorato in Italia per 6 anni facendo assistenza a due anziani signori. Egli è contento, quando parla del suo lavoro, trovato solo dopo due giorni dal suo arrivo in Italia, anche se non aveva nulla a che fare con i suoi studi di ingegnere tessile.
Racconta che ha preso la Laurea in Ingegneria in Cina negli anni 1960-1966 perché in quel periodo tra l’Albania, sotto il regime comunista, e la Cina c’era un progetto di collaborazione.
Terminati gli studi è tornato in Albania e nel 1969 si è sposato e ha creato la sua famiglia, avendo due figli di cui è molto fiero, come pure è fiero anche di se stesso e della moglie.
Il consiglio che darebbe ai suoi connazionali e agli emigrati? Comportarsi sempre con benevolenza e rispetto.
Il Signor Vangjel dice di essersi trovato bene a Palo del Colle e di aver avuto sempre l’appoggio non solo morale ma anche materiale dei palesi, che definisce molto accoglienti e affettuosi.
Lui ringrazia tutti per la loro amicizia e anche lo stato italiano per l’aiuto che gli ha dato.
Il suo futuro? Lo vede in Albania anche per dare una mano ai suoi figli. Sua figlia è insegnante d’informatica nel liceo scientifico e suo figlio, dopo aver lavorato in Italia, è tornato in Albania, si è laureato in ingegneria e adesso lavora a Tirana, ma mantiene i contatti con l’Italia, poichè qua ha trovato una seconda casa e sarà cosi per sempre.
Il signor Vangjel e la moglie aspettano di prendere la cittadinanza italiana e augurandogli tanta felicità, lo ringrazio per la sua disponibilità.
Bisogna contaminare il resto della società con queste storie, le uniche che mettono in pratica i principi di solidarietà e di accoglienza e far conoscere l’immigrazione come condizione del migrante, che supera i confini, le separazioni ed è destinato a conoscere la triste sensazione dello sradicamento e della solitudine. Ma il migrante è anche viaggiatore, portatore di bagagli culturali ed esperienze, di sogni, aspettative ed idee.
Dalla Tunisia…
di Chokri Karaoud
Mi chiamo Chokri Karaoud. Sono di origine Tunisina e vivo in Italia dal 1993. Gli inizi sono stati difficili perchè c'è la tendenza a vedere lo straniero come un delinquente e non come una persona che ha la speranza di realizzare i sogni che nel proprio paese, per la grande povertà che c'è, non si possono realizzare. Ho lottato per dimostrare agli italiani di essere un bravo ragazzo, con tanta voglia di lavorare. Ci sono riuscito, lavoro regolarmente, mi sono sposato con una palese e ho due figli di 10 e 6 anni, un maschietto ed una femminuccia. Sono di religione musulmana.
A Palo mi trovo bene e credo che alla base di tutto ci debba essere il rispetto, ognuno per la propria cultura.
Non siamo qui per rovinare qualcosa, ma per avere un'opportunità e per dare ai nostri figli un futuro migliore. Grazie.
Dall’ Ucraina…
di S. L.
Mi chiamo S. L. e sono ucraina.
Vivo in Italia da circa 10 anni e sono arrivata nella speranza di trovare un lavoro che mantenesse me e mio figlio. Giunta in Emilia Romagna le cose furono ben presto molto diverse: sfruttamento, mancanza di lavoro, emarginazione. Dopo mesi veramente duri, trovai un ragazzo di cui mi innamorai, mi chiese di sposarlo e così fu. La realtà si dimostrò subito nella sua faccia più dura. Ero segregata in casa perchè mio marito era molto geloso e per di più mi maltrattava. Grazie all'aiuto di un prete e dei Carabinieri, riuscii a sfuggire e cominciai a riprendere in mano la mia vita. Mi separai e trovai dei piccoli lavori che potessero permettermi di pagare un affitto. Oggi lavoro come badante a Bitonto, e a Palo mi trovo bene soprattutto perchè ho avuto l'aiuto e la disponibilità di tante donne che non mi hanno giudicata, ma si sono prodigate per risolvere i miei innumerevoli problemi. Certo, le difficoltà economiche sono tante, ma so che mio figlio potrà avere un futuro, cosa che non potrà mai avvenire nel mio paese di origine, dove c'è solo povertà e disperazione. Grazie.