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12 luglio 2011 2 12 /07 /luglio /2011 09:26

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DOMANDA

 

Benedetto XVI ha affermato che “La politica è un ambito molto importante dell’esercizio della carità. Essa richiama  i cristiani ad un forte impegno per la cittadinanza. C’è bisogno di politici autenticamente cristiani, ma prima ancora di fedeli laici che siano testimoni di Cristo e del Vangelo nella comunità civile e politica”.  (Dal DISCORSO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI ALLA XXIV ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI)

Ritiene giusto sollecitare la sua comunità parrocchiale all’impegno socio-politico sul territorio? E in che modo?

Risposta di don Antonio

Parrocchia di San Vito Martire

 


Ogni cittadino cristiano, per sentirsi parte e membro della società, non può non vivere l’impegno politico come vocazione ad un servizio e quindi espressione di carità. In una società pluralistica e multietnica, come quella del nostro tempo, tutto ciò può e deve esprimersi nell’ambito di una promozione di vita civile che salvaguardi i valori essenziali di vita umana e cristiana, guardandosi dal creare conflitti di natura sociale, culturale o religiosa.

La testimonianza e l’adesione a detti valori e scelte individuali devono costituire un impegno ben preciso ed irrinunciabile per la vita di ogni cristiano, rifuggendo ogni forma di pressione o proposta di vita pubblica, che possano creare minoranze o maggioranze che fanno pensare ad illusorie forme di democrazia sociale, concetti e pseudovalori molto lontani dal Vangelo.



Risposta di don Michele

Parrocchia dello Spirito Santo

 


Il motivo fondamentale sta nel comandamento dell' Amore che Gesù ci ha lasciato: "Amatevi come io ho amato voi!”, e il segno che ha preceduto tale insegnamento è il "lavate i piedi gli uni gli altri, come ho fatto io fate anche voi". I credenti devono avere chiaro i fondamenti della fede che portano a mettersi al servizio. Quanto sono più chiare le intenzioni tanto si eviteranno le corruzioni che hanno portato a "sporcare" la politica.


 


 

Risposta di don Giosi

Parrocchia Santa Maria La Porta

 


Questo ultimo anno pastorale aveva come tema per gli adulti e le famiglie l’identità ed il ruolo dei laici; per cui abbiamo avuto modo nelle diverse catechesi ed incontri di confrontarci su questo tema. Purtroppo però c’è ancora la convinzione che l’impegno politico e sociale non ha niente a che fare con la fede che si professa; si è scisso il legame tra la fede e la vita, delegando ad altri di “sporcarsi le mani”. Per cui ciò che ritengo opportuno prima ancora di un impegno diretto è quello di educare le coscienze perché si possa discernere i “segni dei tempi” e testimoniare la propria identità cristiana in ogni ambito. In più penso sia giunto il momento di essere più presenti nei luoghi comuni, come le piazze, i consigli comunali, le scuole, senza delegare ad altri.


 

 


Risposta di don Mimmo

Parrocchia Santa Maria Assunta

 


Il fatto che ritenga giusto sollecitare la comunità parrocchiale all’impegno socio-politico credo che sia di per sé abbastanza evidente dall’aver incoraggiato la nascita di un gruppo di animazione socio-politica interparrocchiale.

D'altronde, a partire dalla Bibbia fino agli ultimi documenti della Chiesa, l’impegno del credente per il bene comune è sempre stato considerato la logica conseguenza della sua fede.

Un esempio per tutti. La Congregazione per la dottrina della Fede, in una nota dottrinale del 24 novembre 2002, circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, al termine del documento, citando il Concilio, recita così:

Gli orientamenti contenuti nella presente Nota intendono illuminare uno dei più importanti aspetti dell’unità di vita del cristiano: la coerenza tra fede e vita, tra vangelo e cultura, richiamata dal Concilio Vaticano II. Esso esorta i fedeli a «compiere fedelmente i propri doveri terreni, facendosi guidare dallo spirito del vangelo. Sbagliano coloro che, sapendo che qui noi non abbiamo una cittadinanza stabile ma che cerchiamo quella futura, pensano di poter per questo trascurare i propri doveri terreni, e non riflettono che invece proprio la fede li obbliga ancora di più a compierli, secondo la vocazione di ciascuno». Siano desiderosi i fedeli «di poter esplicare tutte le loro attività terrene, unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio».    CONCILIO VATICANO II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 43. Cfr. anche GIOVANNI PAOLO II, Esort. Apost. Christifideles laici, n. 59.

Chiarito questo, mi chiedo: perché come cristiani siamo così distanti dalla politica, venendo meno anche alle indicazioni della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa?

A mio parere, c’è una mancanza di passione per Cristo dietro l’assenza di passione per la politica. Credo che i credenti dimentichino una verità: il cristiano, prima di essere un politico, dev’essere anzitutto un credente. Perché questa è l’unica opera che gli è veramente richiesta: «“Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”» (Gv 6,28-29). “Dal “che fare?” al “credere”, dalle molte “opere” all’unica e fondamentale «opera»: la fede!” (Enzo Bianchi).

Se i cristiani sembrano disertare la politica deriva dal fatto che hanno dimenticato il primato della fede in Cristo. Chi è il cristiano? È «colui che ama il Signore Gesù, pur senza averlo visto; e senza vederlo crede in lui, aderisce a lui» (cf 1Pt 1,8).

Il compito di noi parroci e delle nostre comunità, perciò, proprio per ritornare ad occuparci del bene comune, è, prima di tutto, quello di liberare dall’ipocrisia le parole della fede. Essere cristiani, anche impegnati in politica, significa tornare alle radici e ricordare il vero significato della parola “cristiano”: essere seguace di Cristo, avere una relazione personale con Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio. Questo è il criterio decisivo di appartenenza alla Chiesa di Dio.

Quindi la prima cosa su cui insisto, come parroco è ricordare ad ogni cristiano il primato della fede.

Concretamente questo significa, per il battezzato, l’accordare uno spazio centrale alla parola di Dio nella propria vita.

È la fede e l’obbedienza alla Parola che permette al cristiano di conoscere il volto di Cristo nella Scrittura e nel fratello portandolo a un’unificazione del proprio essere nella carità, anche politica. Così cresce come uomo di ascolto, capace di uscire da sé e aprirsi all’Altro e all’altro. Grazie all’ascolto “ci si apre alla chiamata che il Padre ci rivolge e si accoglie il dono dello Spirito che diviene il maestro interiore che guida i passi della nostra esistenza verso la conformazione al Figlio” (E. Bianchi).

Il cristiano, poi, alimenta la fede con la preghiera: Aldo Moro, Giorgio la Pira, Giuseppe Dossetti, Giuseppe Toniolo, cristiani che si sono santificati attraverso l’impegno politico, sono stati uomini di preghiera.

L’impegno politico, che per noi credenti è carità politica, scisso dalla fede è assistenzialismo; manca di speranza e degenera in ideologia o utopia. La preghiera allora, che alimenta la fede, la preghiera personale, è ineliminabile dalla vita cristiana: la vita cristiana non può reggersi senza preghiera personale! “E la sola partecipazione a un culto pubblico, a una liturgia comunitaria, o addirittura alla messa come unica forma di preghiera, scissa dall’incontro a tu per tu con il Signore, non può che divenire pura “scena” e arriverà forzatamente a demotivarsi da sé” (Bianchi).

È qui che si colloca l’impegno politico del cristiano: “La politica, infatti, è e deve essere soprattutto una "vocazione": se mancano la tensione ideale, la


 

 

coscienza della propria responsabilità morale, una vera e propria "spiritualità" del bene comune, non si può fare politica, la quale per definizione è servizio. Ogni volta che si fa politica, senza un'anima ideale ed etica ineluttabilmente la si uccide e la politica marcisce e si corrompe” (B.Sorge).

Chiarito questo, il resto secondo me viene di conseguenza. “Quello che mi fa capire se uno è passato attraverso il fuoco dell'amore divino, non è il suo modo di parlare di Dio, è il suo modo di parlare delle cose terrene” (S. Weil). Se si ama Cristo, se si decide di seguirlo, se si sceglie di condividere la sua passione per il mondo, non si può non avere passione per la politica.

Accanto all’impegno per riscoprire il primato della fede, credo che oggi sia urgente, accanto alla seria formazione e conoscenza della dottrina sociale della Chiesa, porre due priorità per chi crede, da cristiano, nell’impegno politico.

La prima priorità è recuperare il senso di giustizia, biblicamente intesa. Non intesa come il mio diritto, isolato da quello degli altri, o come norma che non vede le persone. Ma giustizia come sofferenza, indignazione. Si è giusti nella Bibbia quando si soffre, per una donna o per un uomo il cui diritto viene violato e conculcato. Il diritto di essere uomo, donna, di avere una vita umana, degna di questo nome. Giustizia è sofferenza per il diritto violato, è indignazione. “La giustizia inizia con lo sdegno, sacro sdegno, perché appartiene a Dio” (A. Casati). La seconda priorità, conseguente alla prima, è la radicale presa di distanza dal consumismo e dal capitalismo selvaggio, a costo di rimetterci di persona.

Il Vangelo, la Tradizione della Chiesa, la Dottrina Sociale della Chiesa hanno come fondamento la dignità di ogni essere umano. Oggi il capitalismo selvaggio sembra distruggere tutto ciò che tocca, diffondendo soprattutto un individualismo utilitaristico (oltre che una politica libertaria) che si diffonde in tutte le categorie sociali, facendo sparire il rispetto per ogni persona ed esaltando l’individuo. La solidarietà è presente solo come immagine, senza una reale attenzione all'altro.

Come faccio da cristiano ad interessarmi di politica, parlare di politica se non contrasto con le mie scelte personali ciò che oggi “cannibalizza” gli strumenti della democrazia (Bevilacqua)? Se continuo a consumare beni che non servono, in maniera solitaria o al massimo familiare, senza preoccuparmi dell’ingiustizia che c’è all’origine della produzione, del degrado ambientale che ne consegue, contribuendo con il mio consumo all’infelicità, alla marginalità di tanta gente? Come faccio a impegnarmi per il bene comune, se non faccio acquisti in maniera critica, per un commercio più equo e solidale? Tanti sono i cristiani che dicono: posso comprare? Compro! Senza porsi altre domande.

Ormai anche i bambini girano con i soldi seguendo la regola sociale: comprare sempre,  mangiare sempre: le andate al bar, in pizzeria, i gratta e vinci, le vacanze obbligatorie a costo di indebitarsi … tutte cose che non si contano più, vissute da noi cristiani con la massima indifferenza: che c’è di male?

C’è di male che il nostro cuore si è ormai indurito, un cuore che secondo il mandato – dono di Cristo dovrebbe essere un cuore di carne.

Certo, tante altre sollecitazioni sono urgenti, per evitare ogni forma di mediocrità che da cristiani non possiamo permetterci: per impegnarsi in politica, occorrono uomini e donne di fede matura e con un'adeguata preparazione professionale.

Potremo così risvegliare  anche la speranza di riavvicinare i giovani alla passione per il bene comune e a Cristo: “Sono soprattutto le persone e i testimoni, che con il loro messaggio ideale e con il fascino che emana dalla loro vita riescono, da un lato, a proporre Cristo in modo credibile e, dall'altro, ad appassionare e a trascinare specialmente i giovani a mettere la loro vita al servizio del bene comune“(Sorge).

 


 

 

 

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Published by Associazione Liberaggiunta
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L’Associazione LIBERAGGIUNTA è un'associazione di volontari, apartitica, che opera esclusivamente per fini di solidarietà. LIBERAGGIUNTA è la naturale conseguenza dell’esperienza nata con la Consulta Interparrochiale per le Attività Socio-Politiche di Palo del Colle e con la stessa interagisce nell’organizzare attività formative, come la Scuola di Formazione all’impegno politico.

L'associazione pone al centro della propria vita associativa la formazione e l’animazione allo spirito cristiano delle realtà familiari, ecclesiali e sociali in cui si è inseriti e lo scopo per cui si costituisce è l'evangelizzazione, attraverso la testimonianza di ciascuno negli ambiti dell'impegno sociale, in particolare si propone di dar vita a momenti di formazione e di osservazione dei fenomeni, sia con l’organizzazione di incontri, l’istituzione di un osservatorio della legalità, la redazione di notiziari utili a promuovere le attività della comunità, sia la  realizzazione di un luogo di scambio per le opinioni sulle problematiche sociali, maggiormente avvertite dalla collettività cittadina. Il nostro luogo di osservazione è il territorio in cui prevalentemente operiamo, teniamo a cuore la nostra cittadina ed è per la nostra Palo che intendiamo spendere le nostre energie, utilizzando la significativa voce del notiziario per  analizzare e proporre alternative  alle problematiche che lo affliggono attraverso quella visione di carità cristiana che è fondamento  del nostro operare.

Con LIBERAGGIUNTA NEWS  non intendiamo realizzare un mezzo contro qualcosa o qualcuno, uno strumento di mera denuncia,  ma desideriamo fornire a tutta la comunità uno luogo espressivo, dove ognuno è libero di metter a disposizione di tutti le proprie esperienze, le proprie opinioni, senza steccati o barriere, sostenendo suggerimenti per il bene comune.

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